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31 Dic 2013
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Dire #iostoconCaterina è importante, ma non basta

iostoconcaterinaMeglio tardi che mai, si potrebbe dire. Dopo una decina di giorni che il video di Caterina Simonsen circolava all’interno dei social network, la notizia è finalmente approdata su quotidiani e televisioni, e ha addirittura varcato i confini italiani, findendo per essere ripresa anche sul sito della BBC.
L’hastag #iostoconCaterina è, come si dice in gergo, in TT e uomini politici e dello spettacolo hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà a Caterina. Tutto ciò è molto positivo e importante, ma credo non sia sufficiente.

La vicenda di Caterina, agghiacciante e aberrante per la barbarie e la mancanza di rispetto e di umanità dei “commentatori” rappresenta forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso o la punta di un iceberg: basta dare un’occhiata ai social network per vedere come chi cerca di sostenere le ragioni della ricerca scientifica e della sperimentazione animale sia inevitabilmente oggetto di insulti e di minacce. E’ sufficiente leggere alcune discussioni per rendersi conto del livello di degrado (che non riguarda solo il dibattito sulla sperimentazione animale), anche in questi giorni in cui la storia di Caterina è assurta agli onori della cronaca e sembra avere colpito l’opinione pubblica.

Questa storia ci ricorda che è impossibile discutere decentemente e razionalmente di qualcosa sui social. #iostoconcaterina

Così scrive oggi in un tweet “illuminante” @iddio. Forse è proprio così. Forse la protezione dello schermo (computer, smartphone), dell’anonimato e della mancanza di un rapporto diretto fa dimenticare la responsabilità per quello che si scrive e si dice e fa emergere gli instinti peggiori. Ma soprattutto nell’era della comunicazione e dell’informazione globale ci si è scordati dell’importanza di leggere, approfondire, documentarsi. In molti si permettono di pontificare (e di impartire lezioni) dopo avere guardato, magari anche solo rapidamente e distrattamente, qualche post pubblicato su internet. Non ci si confronta sui dati e sui fatti, ma su slogan ripetuti come mantra: “la sperimentazione animale è inutile, come sostengono moltissimi ricercatori”… esistono i “metodi alternativi”… “la sperimentazione negli animali da risultati fuorvianti”… Quali sono le fonti, le referenze bibliografiche, i dati? Chiedetele, verificatele.

Scrive oggi Mario Calabresi in un suo editoriale sulla Stampa:

Ogni giorno che passa la storia del metodo Stamina si fa sempre più inquietante, non solo per i retroscena che ormai da dieci giorni vi raccontiamo e che mostrano un’idea della medicina molto più simile all’azzardo che alla scienza, ma anche per il livello a cui è scaduto il dibattito pubblico italiano. L’ultima parola, anche quando si tratta di decidere se una cura è efficace o inutile o pericolosa, sembra dover spettare non ai ricercatori e ai medici ma all’uomo della strada e ai giudici. Ognuno pensa di poter dire la sua e il fin troppo noto Tar del Lazio ormai stabilisce chi e come si debba curare e anche la composizione (in stile manuale Cencelli) delle commissioni scientifiche di valutazione.

Sarebbe tempo che giornalisti, comici, intrattenitori televisivi, esperti improvvisati e giudici si facessero da parte per lasciar parlare chi ne ha conquistato il diritto con una vita di studio e di risultati tangibili…

Il riferimento è alla vicenda Stamina, ma le stesse parole potrebbero valere per tutto quanto riguarda la ricerca e la salute. Purtroppo è ampiamente diffuso il senso di frustrazione tra chi si dedica alla ricerca (spesso con sacrificio), per la presenza in Italia di 60 milioni di ricercatori, scienziati, medici, tuttologi che pretendono di poter imporre la loro opinione.

Credo che come comunità “civile” dovremmo trovare il modo di dire basta a chi sa solo insultare o minacciare (si tratti di sperimentazione animale, cellule staminali, politica, tifo sportivo…) perchè non ha argomentazioni da portare e perchè è protetto dallo schermo di un computer o dalla massa.
Occorre che tutti, anche e soprattutto chi ha opinioni diverse, sostengano che i dibattiti non possono prescindere dal rispetto per le persone e per la loro dignità.

Il professore Gianluca Vago, rettore dell’Università Statale di Milano, nell’aprire l’incontro “Io sto con la ricerca” il 30 novembre 2013 all’Istituto “Mario Negri” affermava che non era più possibile far finta di niente, e che era stanco di sentirsi dare dell’assassino, perchè assassino è una parola pesante.
Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Chi parla male, pensa male e vive male.
Speriamo che la dolorosa vicenda di Caterina, ragazza fragile ma con l’enorme coraggio di metterci la faccia, serva ad aprire gli occhi.

P.S: segnalo sull’argomento anche la bellissima riflessione di Luca Telese pubblicata su Linkiesta:

http://www.linkiesta.it/simonsen-fanatici-animalisti

L’articolo è di autoclave

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