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Quaderni acp - 2014; 21(1): 42-45
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Quaderni acp 2014_21(1)


Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici dell'Associazione Culturale Pediatri

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Quaderni acp
ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

Codice del Diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari

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Ci sono 2 commenti:

  1. giuliana filippazzi - 18 Feb 2014 11:03 AM

    come si possono indurre i pediatri a impegnarsi in prima persona per la conoscenza e l’implementazione del Codice in ambito sanitario? se invece di aspettare che si muova lo Stato, che come sappiamo non lo fa o lo fa con tempi biblici, ciascun pediatra si muovesse nel suo ambito coinvolgendo amici e colleghi, con fatica relativa si creerebbe un contagio positivo con la forza di una valanga……

  2. Anna Maria Falasconi - 21 Feb 2014 7:52 AM

    Gentile Giuliana, grazie per la tua domanda che, rivolta ai pediatri, suona come una provocazione, ma che raccolgo volentieri.
    Una prima risposta può essere che, probabilmente, noi pediatri oggi, travolti come siamo dalla frastuono del fare quotidiano, rischiamo di dimenticare quante potenzialità – e forse anche quanti doveri? – ci sono nel nostro ruolo .
    In realtà, noi abbiamo la possibilità di interagire con più generazioni di genitori, con le professioni e i ruoli più vari, anche al di là dell’ambito sanitario in senso stretto.
    Se ogni pediatra decidesse di trasmettere, a tutti gli adulti con cui si interfaccia, il messaggio chiave del Codice – che consiste nell’applicare il principio del “superiore interesse del minore” ad ogni epoca e ad ogni ambito dell’esistenza di bambini e adolescenti –potremmo davvero compiere compiere uno degli interventi primari – e potenzialmente più efficaci – di promozione della salute delle generazioni future!
    Mi domando però se, avvicinandosi al Codice, si riesca a percepire il messaggio del “superiore interesse del minore” come linea guida per ogni azione di ogni adulto.
    Può darsi che gli articoli del Codice siano percepiti come generiche e impersonali enunciazioni di Diritti, piuttosto che come messaggi concreti.
    L’altra parte della mia risposta è allora che noi, che abbiamo lavorato alla stesura del documento, dobbiamo riuscire a facilitarne la comprensione, per uscire dalla dimensione teorica e fare in modo che i diritti dei “minori” siano sentiti, da chi legge, come dei “compiti”, da svolgere nella propria attività quotidiana.