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03 Feb 2014
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L’aria inquinata è nemica del cuore

Salute a rischio in particolare per bambini e anziani nelle città inquinate
Nuove conferme da uno studio sul collegamento tra inquinamento, angina e infarto in uno studio coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio e pubblicato sul British Medical Journal

Roma, 22 gennaio 2014

inquinamento-ariaVolete proteggere la salute del vostro cuore? Uno stile di vita sano è importante, ma se abitate in una città inquinata (come quasi il 90% della popolazione mondiale) non basta.
L’esposizione cronica all’inquinamento dell’aria prodotto dagli scarichi di veicoli, dalle industrie, e dagli impianti di riscaldamento è infatti fortemente collegata all’insorgenza di infarto e angina.
Un collegamento presente anche al di sotto degli attuali limiti permessi dalle leggi in vigore in Italia e nell’Unione Europea.
Queste le conclusioni di un articolo appena pubblicato dal British Medical Journal sugli effetti dannosi dell’inquinamento.

“Se l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico provoca negli adulti i danni che leggiamo sullo studio pubblicato sul British Medical Journal, figuriamoci cosa può succedere ai bambini esposti agli stessi agenti inquinanti“, commenta Laura Reali, pediatra di molti bambini romani. “Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il polmone del bambino inizia a soffrire le conseguenze dell’inquinamento già durante la gravidanza e completa la sua crescita intorno ai sei anni. Ci sono tutti i presupposti per aspettarci davvero dei guai peggiori in chi sarà un giovane adulto nei prossimi anni, anche perché – se i dati sono ormai noti e sotto gli occhi di tutti – sono davvero pochissime le amministrazioni che hanno tradotto queste conoscenze in interventi concreti volti a ridurre il particolato nelle città, come strategie di riduzione del traffico, di radicale incentivazione dei trasporti pubblici, di contenimento delle emissioni dovute ai riscaldamenti…”
“Il problema del traffico va risolto non solo dalla singola amministrazione locale: dovrebbe essere affrontato a livello nazionale, per modificare tutta la politica del traffico”, aggiunge Giacomo Toffol, della rete “Pediatri per un mondo possibile”, PUMP e dell’Associazione Culturale Pediatri, ACP. “Invece, si continuano a costruire autostrade e non si favorisce il trasporto delle merci con treni, che inquinano molto meno. Le singole amministrazioni possono limitare il traffico in centro, possono fare qualche intervento, però con grande difficoltà. Secondo me dovrebbe proprio essere una politica nazionale a prendere provvedimenti. Aggiungere altri studi mi sembra a questo punto che sia superfluo, nel senso che ora sappiamo davvero molto sui danni dell’inquinamento, sia nei bambini, sia negli adulti. Bisognerebbe non studiare più, ma fare qualcosa.

Le parole di Toffol, che con Laura Reali e Laura Todesco ha anche scritto il libro “Inquinamento e salute dei bambini”, sono davvero preoccupanti. Ma cosa troviamo nell’articolo del BMJ?

Il nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio del Servizio Sanitario Regionale ha esaminato più di 100.000 persone residenti in 7 città di 5 paesi europei. In Italia, lo studio è stato condotto a Roma e a Torino coinvolgendo circa 14.000 persone. Hanno collaborato numerosi enti tra cui le Agenzie ambientali dell’Emilia-Romagna, del Lazio e del Piemonte. I risultati? per ogni aumento nella media annuale di esposizione a particolato (le particelle di diametro inferiore a 10 micrometri, PM10) di 10 µg/m3 vi è un aumento del rischio di attacchi cardiaci del 12%. I soggetti in studio sono stati seguiti per circa 12 anni e più di 5000 hanno avuto un primo infarto o un ricovero per angina instabile.

L’associazione tra esposizione prolungata a particolato e incidenza di infarto e angina è stata confermata anche una volta che i dati raccolti sono stati – per così dire – “depurati” dalle possibili influenze dovute a fattori come l’abitudine al fumo, lo stato socio-economico, l’attività fisica, il livello di istruzione e l’indice di massa corporea.

“Una parte della popolazione che è stata inclusa nello studio pubblicato sul British Medical Journal” fa notare Toffol “è rappresentata dai genitori dei bambini che avevano già partecipato allo studio SIDRIA-2 (Studi italiani sui disturbi respiratori e l’ambiente), uno dei primi studi che aveva documentato la correlazione tra inquinamento e patologia respiratoria nei bambini, sempre condotto dal gruppo di Francesco Forestiere.”

Come sintetizza Giulia Cesaroni (altra autrice della ricerca), “il nostro studio suggerisce un’associazione tra esposizione cronica al particolato e l’incidenza di eventi coronarici acuti, perfino a concentrazioni al di sotto dei limiti attuali europei”.

“Si tratta di risultati importanti. Le esposizioni ambientali non erano una preoccupazione per la cardiologia fino a poco tempo fa” ci ha detto Francesco Forastiere, tra gli autori dello studio, “ma oggi si scopre che l’infarto può avere una origine ambientale. L’inquinamento deve essere considerato dal mondo medico insieme ai fattori di rischio tradizionali, come il fumo o la scarsa attività fisica.”

“Una correlazione così stretta tra inquinamento e disturbi cardiocircolatori, su numeri così ampi, non era stata ancora documentata. Non abbiamo più dubbi di alcun tipo che l’inquinamento faccia male,” conferma Toffol, “né per i problemi cardiocircolatori, né, come avevamo visto con tutti gli studi precedenti, per quanto riguarda le patologie respiratorie del bambino e dell’adulto. L’anno scorso lo IARC (International Agency for Resarch on Cancer) aveva affermato drasticamente che l’inquinamento respiratorio è un fattore di rischio cancerogeno chiaro.”

Cosa dicono le raccomandazioni ufficiali? Il limite annuale europeo di 25 µg/m3 per il PM2,5, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone 10 µg/m3. “I nostri risultati”, dicono gli autori, “supportano l’idea che avvicinandoci a questo obiettivo si potrebbero raggiungere grandi benefici per la salute delle persone.”

A livello istituzionale è dunque necessario abbassare i limiti stabiliti dalle linee guida europee per il particolato. Più in generale, è indispensabile diminuire l’inquinamento, per la salute di tutti.

Per informazioni in Italia:
Francesco Forastiere, Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, Roma. f.forastiere@deplazio.it
Giulia Cesaroni, Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, Roma. g.cesaroni@deplazio.it
Claudia Galassi, AO Città della Salute e della Scienza-Università di Torino, Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte, Torino. claudia.galassi@cpo.it

Fonti:
:: Cesaroni G, Forastiere F, Stafoggia M, Andersen ZJ, Badaloni C, Beelen R, et al. Long term exposure to ambient air pollution and incidence of acute coronary events: prospective cohort study and meta-analysis in 11 European cohorts from the ESCAPE Project. BMJ 2013;348:f7412 doi: 10.1136/bmj.f7412
:: Michael Brauer. Where there’s smoke. BMJ 2014;348:g40 doi: 10.1136/bmj.g40
:: Video abstract
:: Comunicato stampa BMJ: Long term exposure to air pollution linked to coronary events
:: Notizia BBC: EU air pollution target ‘still too high’ for heart health

Giacomo Toffol: rete “Pediatri per un mondo possibile” PUMP e Associazione Culturale Pediatri AC, gitoffol@gmail.com
Laura Reali: Associazione Culturale Pediatri ACP, ellereali@libero.it

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