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25 Feb 2014
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Oms: il piano 2013-20 per le malattie non trasmissibili

[IlSole24OreSanità] Ridurre l’impatto delle patologie non trasmissibili, la mortalità e la disabilità dovute a malattie croniche attraverso la collaborazione multisettoriale e la cooperazione internazionale, in modo che le popolazioni raggiungano i più alti standard di salute raggiungibili e le malattie non siano più un ostacolo al benessere o allo sviluppo socioeconomico. Sono questi gli obiettivi del «Global action plan for the prevention and control of non communicable diseas 2013-2020» dell’Oms.

I numeri. Si stima che circa 36 milioni di morti – pari al 63% dei 57 milioni di decessi che si sono verificati a livello globale nel 2008 – siano dovute a malattie non trasmissibili. Principalmente malattie cardiovascolari (48% dei decessi causati da malattie croniche ), tumori (21%) , malattie croniche respiratorie (12%) e diabete (3,5% ) . Quattro i principali fattori di rischio comportamentali : uso del tabacco , dieta malsana, inattività fisica e abuso di alcol. Nel 2008 , l’80% di tutti i decessi (29 milioni ) da malattie croniche si sono verificati nei paesi a basso e medio reddito, e una percentuale più alta (48 %) dei morti in questi ultimi paesi sono prematuri (sotto i 70 anni) rispetto ai paesi ad alto reddito (26%) . Anche se la morbilità e la mortalità per malattie non trasmissibili si verificano soprattutto in età adulta, l’esposizione a fattori di rischio inizia nella prima infanzia . Anche i bambini possono morire di malattie croniche curabili, come diabete, asma, leucemia, se non sono garantite prevenzione e cura completa delle malattie. Secondo le proiezioni Oms al 2030, il numero totale annuo di decessi per malattie croniche aumenterà fino a 55 milioni se non si inverte la rotta. E’ infatti dimostrato che le malattie non trasmissibili possono essere notevolmente ridotte con un’adeguata prevenzione e azioni di controlo e cura efficaci ed equilibrate.

Il calcolo costi-benefici. Agire conviene più dell’inazione, sostiene l’Oms. Cifre alla mano, il costo complessivo di attuazione di un mix di azioni molto conveniente, ammonta al 4% della spesa snitaria corrente nei paesi a basso reddito, al 2% nei minori paesi a medio reddito e meno dell’1% nei maggiori paesi a medio reddito e nei paesi ad alto reddito. Il costo di attuazione del piano d’azione Oms è stimato in 940 milioni di dollari per un periodo di otto anni nel 2013-2020. Ma se si guarda all’ipotesi opposta, ossìa di non prendere provvedimenti, l’impatto complessivo sarebbe di 47 trilioni (un trilione=mille miliardi), pari al 75% del Pil globale. Quindi questo piano d’azione rappresenta di fatto un investimento necessario.

Gli approcci consigliati dall’Oms:

I diritti umani. Si deve riconoscere il più alto livello di salute raggiungibile come diritto fondamentale di ogni essere umano, a prescidere da razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, come sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Equità. Si deve riconoscere che gli squilibri che riguardano le malattie croniche sono influenzati dai determinanti sociali della salute, e che l’azione
su questi determinanti, sia per i gruppi vulnerabili che per l’intera popolazione, è essenziale per ridurre il carico complessivo delle malattie croniche e per creare una società inclusiva, equa, economicamente produttive e sana.

Azione nazionale, cooperazione internazionale e solidarietà. Il ruolo primario dei governi nel rispondere alla sfida delle malattie croniche dovrebbe essere riconosciuto, insieme al ruolo importante della cooperazione internazionale per assistere gli Stati membri, come complemento agli sforzi nazionali.

Azione multisettoriale. Si deve riconoscere che la prevenzione efficace delle malattie non trasmissibili richiedono una leadership, l’impegno coordinato «multistakeholder» e azioni multisettoriali per la salute sia a livello governativo che a livello di una vasta gamma di attori. In partnership con attori della società civile e privati. Qundi «la salute in tutte le politiche»: agricoltura, comunicazione, istruzione, occupazione, energia, ambiente , finanza, food, politica estera, giustizia e sicurezza, sviluppo economico e sociale , sport , politiche fiscali, commercio e l’industria, trasporti , urbanistica e politiche per i giovani.

Azioni nelle diverse fasi della vita. Si tratta del cosiddetto Life-course approach. L’opportunità per prevenire e controllare le malattie non trasmissibili va applicata in diverse fasi della vita. Interventi nel primi anni dell’infanzia spesso offrono la migliore possibilità per la prevenzione primaria. Politiche, progetti e servizi per la prevenzione e il controllo delle
malattie croniche devono tener conto delle esigenze sanitarie e sociali in tutte le fasi della di vita, iniziando con la salute materna, riducendo le esposizioni ambientali e i fattori di rischio , e continuando attraverso pratiche di alimentazione infantile appropriate, compresa la promozione dell’allattamento al seno e della promozione della salute per bambini, adolescenti e giovani seguita dalla promozione di un lavoro sano e dell’invecchiamento sano e dalla cura per le persone con malattie croniche in età avanzata.

Empowerment delle persone e delle comunità. Persone e comunità dovrebbero avere più potere ed essere coinvolte in attività per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili.

Strategie evidence-based. Strategie e pratiche per la prevenzione e il controllo delle malattie croniche devono essere basate su prove scientifiche e/o buone pratiche, economicità e principi di sanità pubblica, tenendo conto di considerazioni culturali.

La copertura sanitaria universale. Tutte le persone dovrebbero avere accesso , senza discriminazione , a un set determinato a livello nazionale di azioni preventive, cure, riabilitazione, assistenza sanitaria di base, cure palliative, famaci sicuri, efficaci e di qualità, diagnostica. Allo stesso tempo si deve garantire che l’uso di questi servizi non esponga gli utenti a difficoltà finanziarie , con particolare attenzione sui poveri e popolazioni che vivono in situazioni vulnerabili.

Gestione dei conflitti di interesse. Molteplici attori , sia statali sia non statali, tra cui società civile, mondo accademico, industria, Ong, organizzazioni professionali , devono essere coinvolti per affrontare efficacemente la sfida delle malattie croniche. Politiche di sanità pubblica per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili devono essere protette da qualsiasi influenza indebita e da qualsiasi forma di interesse. I conflitti di interesse, reali, potenziali o percepiti devono essere quindi riconosciuti e gestiti.

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