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11 Giu 2014
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LA SALUTE DEI BAMBINI IN ITALIA. DOVE VA LA PEDIATRIA? IL PUNTO DI VISTA E LE PROPOSTE DELL’ACP

docacpnuovapediatria [Scarica il Documento ACP per una nuova pediatria]

La crescente complessità sociale, il cambiamento dell’epidemiologia delle malattie, con l’aumento delle patologie croniche e delle condizioni di disabilità e di disagio psichico, la progressiva riduzione del numero di pediatri e la difficile congiuntura economica candidano il nostro paese, in un futuro molto vicino, ad una situazione critica sia della salute dei bambini che dell’assistenza pediatrica.

Sono necessarie pertanto nuove politiche e nuove forme organizzative assistenziali, che siano in grado di affrontare i problemi in maniera più efficace, nell’ottica di una medicina centrata sul bambino e sulla famiglia, con una maggiore uniformità su tutto il territorio nazionale, perché non è accettabile una sanità a diverse velocità nelle varie Regioni d’Italia. Pur nel rispetto del Regionalismo e del Federalismo, va ricordato che tutti i bambini, senza alcuna discriminazione hanno diritto all’accesso a cure di uguale livello. Il punto di riferimento resta il concetto di un SSN universalistico, che va difeso, innovando laddove necessario per migliorare la qualità dei percorsi assistenziali, migliorare la prevenzione, e, come l’ACP sostiene da molto tempo essere possibile, “fare meglio con meno” ponendo attenzione ad allocare le risorse sulla base delle esigenze e delle evidenze scientifiche

L’ACP decide di proporre al Governo nazionale ed ai Governi regionali i temi essenziali di un nuovo progetto obiettivo materno infantile (l’ultimo è stato approvato orami più di 10 anni fa) e alcuni spunti per un piano nazionale per l’infanzia, come molte organizzazioni e lo stesso Rapporto alle NU sull’attuazione in Italia della Convenzione sui Diritti del Fanciullo (ONU, 1989) hanno chiesto. Al centro si devono porre i nuovi bisogni, i nuovi bisogni “di bambini e adolescenti” e delle loro famiglie in particolare di quanti vivono in condizioni di rischio sociale o psicosociale e sono affetti da disabilità o malattie croniche, e le nuove evidenze che indicano l’importanza di investire nei primi anni di vita.

Il progetto obiettivo é stato stilato seguendo le varie fasi della vita del bambino, partendo dalla salute preconcezionale e non dai servizi e mettendo in evidenza che se anche la stragrande maggioranza dei bambini italiani gode di ottima salute ma che nel nostro Paese nascono circa 90.000 bambini affetti da difetti congeniti che necessitano di adeguata assistenza sanitaria e sociosanitaria.
Un SSN tarato sui bisogni sarà in grado di dare risposte adeguate ed efficienti alla popolazione.

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Ci sono 4 commenti:

  1. massimo voltattorni - 12 Set 2014 5:36 PM

    Salve, credo che un contributo importante nello sviluppo di una azione integrata tra professionisti della salute in funzione di promozione e prevenzione della salute fin dall’inizio della vita possa arrivare dalla collaborazione ed affiancamento del pediatra con psicologi ed infermieri nello stesso ambulatorio, in modo da fare degli ambulatori pediatrici territoriali un centro di riferimento sulla cultura della salute per le neo/famiglie. ciò è possibile predisponendo le diverse professionalità ad aprirsi ad una prassi collaborativa volta all’integrazione dei saperi e delle competenze. (vedi articolo: Cosi il pediatra ora visita con lo psicologo; Il Tirreno 14 novembre 2013)

  2. Franco Mazzini - 15 Set 2014 5:46 PM

    Abbiamo già scritto un documento ACP che sostiene la necessità di promuovere forme associative di pediatri di libera scelta con la stretta collaborazione di personale infermieristico, valorizzando il ruolo assistenziale del personale non medico. Altre figure professionali potrebbero affiancarsi in modo da costruire equipe curanti più articolate, attivate particolarmente in casi di maggior complessità (ad esempio quelle del neuropsichiatra infantile e dello psicologo dell’età evolutiva). Questa modalità di lavoro integrato è, a nostro avviso, una risposta strategica per migliorare la risposta assistenziale a bambini, adolescenti ed alle loro famiglie e per qualificare il nostro modo di promuovere salute nelle comunità in cui viviamo.
    Franco Mazzini

  3. Giuseppe Cirillo - 15 Set 2014 5:49 PM

    La necessità che i programmi per le famiglie abbiano tre livelli di applicazione è una premessa indispensabile per affrontare l’integrazione pediatra-psicologo da un punto di vista operativo.
    Il primo livello si riferisce ad azioni informative e di prevenzione primaria che riguardano tutte le famiglie del territorio è quello che mette anche in atto azioni comunitarie per l’empowerment delle famiglie, il secondo livello è quello dell’intervento clinico per le famiglie con problemi ordinari ed il terzo livello che
    prevede un intervento integrato per problematiche rilevanti e complesse.
    In ciascun livello l’integrazione pediatra-psicologo è utile, ma certamente non può essere limitato alla copresenza in ambulatorio, significherebbe come per il pdf 1 psicologo ogni 1000 bambini.
    Piuttosto sarebbe utile prevedere per ciascun distretto una equipe territoriale integrata che si occupi sia dei programmi di primo livello, comunitari, di prevenzione, sia dell’analisi che dei progetti operativi personalizzati per le famiglie con problemi complessi.
    Sul secondo livello, quello per le famiglie con problemi ordinari, lascerei l’attività del solo pediatra, anche se supportato dall’equipe territoriale integrata, se necessario, perché l’equilibrio tra mente e corpo deve essere pane quotidiano per il pediatra.
    Giuseppe Cirillo

  4. massimo voltattorni - 17 Ott 2014 9:04 AM

    Potrebbe essere interessante far partire una sperimentazione sull’affiancamento pediatra psicologo in alcuni ambulatori sul territorio nazionale della durata di almeno 3 anni. Una sperimentazione simile permettrebbe di tenere sotto controllo alcune variabili (di tipo sia medico, psicosociali ed economiche) individuate e monitorate da una commissione scientifica integrata. Che voi sappiate, ci sono fondi comunitari destinati alla ricerca di modalità alternative o innovative di welfare?
    Massimo Voltattorni