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11 Ago 2017
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Le compiono altri, riguardano noi

Scelte e decisioni su clima e inquinamento

[ articolo pubblicato su FORWARD ]

Giacomo ToffolPediatri per un mondo possibile, Associazione Culturale Pediatri

Qualsiasi decisione o non decisione dei governi che modifichi in un senso o nell’altro tale situazione ha ripercussioni importanti sulla salute di tutti ma soprattutto dei bambini.

Le correlazioni tra cambiamento climatico e salute sono ormai note da anni a tutte le istituzioni scientifiche e politiche che si occupano di salute pubblica. Gli stessi “poteri forti” (inclusa una buona porzione di multinazionali, fatta eccezione quelle che ricavano profitti diretti dai combustibili fossili) hanno fatto i conti di quanto costerebbe (e costerà) anche a loro un mondo ecologicamente insostenibile. Inquinamento e cambiamento climatico, intimamente connessi come due facce della stessa medaglia, rappresentano la maggior minaccia per il futuro delle prossime generazioni sul nostro pianeta. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale per la salute (Oms) nel 2012 ci sono stati 12,6 milioni di morti (il 23 per cento di tutte le morti nel mondo) per cause ambientali modificabili, in gran parte determinate dal cambiamento climatico o da fattori che lo determinano, e oltre l’88 per cento del carico di malattie attribuibili al cambiamento climatico riguarda i bambini di età inferiore ai cinque anni.

È quindi evidente come qualsiasi decisione o non decisione dei governi che modifichi in un senso o nell’altro tale situazione avrà ripercussioni importanti sulla salute di tutti e, soprattutto, dei bambini − i più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico. Ricordiamo tra queste le catastrofi naturali derivate da eventi metereologici estremi e le conseguenze dirette dello stress termico, dell’inquinamento atmosferico, dell’incremento delle infezioni trasmesse da vettori e del più difficile approvvigionamento di cibo e acqua. Nonostante il sentire comune che ritiene questo pericolo lontano nel tempo o nello spazio, il nostro paese e i nostri bambini sono esposti già ora in maniera significativa a questi problemi. L’aumento della temperatura media registrato negli ultimi trent’anni in Italia è stato quasi sempre superiore a quello medio globale rilevato sulla terraferma europea: il 2015 in Italia è stato l’anno più caldo dal 1961 e il 2016 è stato il quarto anno più caldo in assoluto [1-2].

Il ruolo dei governi

Intervenire su questa situazione è principalmente compito dei governi, attraverso azioni di mitigazione del clima e di adattamento ai cambiamenti climatici già in atto. Le azioni di mitigazione necessarie sono sia di ordine generale, come sostenere sistemi a energia pulita e promuovere l’uso di trasporti pubblici a basse emissioni, sia di ordine individuale, come favorire le attività motorie – andare in bicicletta o a piedi – in alternativa all’uso di veicoli privati. Tutte queste azioni sono necessarie per ridurre le emissioni di CO2 e quindi l’aumento delle temperature; inoltre, sono in grado di tagliare sia il carico di inquinamento dell’aria all’interno degli edifici sia il carico di inquinamento atmosferico, con ulteriore vantaggio per la salute dei bambini.

A livello europeo esiste una legislazione vincolante per i paesi membri ai fini di ottenere questi obiettivi, e nel 2013 sono state delineate una serie di azioni mirate a identificare e minimizzare gli impatti negativi dei cambiamenti climatici sull’ambiente e sui settori economici più rilevanti. Come conseguenza molti paesi europei hanno adottato programmi nazionali per ridurre le loro emissioni promuovendo un maggiore utilizzo di energia rinnovabile, dei miglioramenti dell’efficienza energetica degli edifici e delle industrie, e una riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dalle nuove autovetture, dall’industria manifatturiera e dalle discariche.

Anche le strategie di adattamento, necessarie per contrastare già da ora gli effetti sulla salute del cambiamento climatico, si devono basare su iniziative governative. Sistemi di allerta precoce per le emergenze climatiche e di counseling per la loro gestione dovrebbero essere inseriti nei programmi di sanità pubblica già esistenti. In Italia, a fine 2014, è stata approvata la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che fornisce un quadro nazionale su come affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici nel nostro paese [3]. Ma su più di duecento pagine del documento solo cinque sono dedicate nello specifico alla salute descrivendo, in modo superficiale e generico, delle azioni di adattamento di cui solo le più urgenti andrebbero realizzate entro il 2020. Questi tempi lunghi, associati a recenti decisioni governative in campo energetico che vanno in senso contrario a quanto auspicato, come per esempio la promozione di nuovi termovalorizzatori considerati dal governo “infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale” non possono lasciare indifferente chi si occupa della salute dei bambini.

Vogliamo avere medici che siano attivisti, medici che facciano campagne per una salute migliore, non solo nella clinica o nella propria pratica quotidiana, ma in realtà anche sul palco pubblico.
— Richard Horton

Il ruolo del pediatra

Cosa prova un pediatra di famiglia di fronte a tutto questo? Gli viene richiesto un parere anche su questi temi? Come può consigliare le famiglie dei propri assistiti? Può essere un punto di riferimento per loro anche su questo?

Che questo sia un problema per i genitori è innegabile, come dimostrano i risultati di un report pubblicato dall’Istat nel 2015 [4]. Secondo questa analisi infatti le preoccupazioni della popolazione italiana si indirizzano soprattutto verso l’inquinamento atmosferico (indicato dal 50 per cento dei cittadini), la produzione e lo smaltimento dei rifiuti e i cambiamenti climatici (47 per cento e 42 per cento), e l’inquinamento delle acque (38 per cento). Da questo rapporto emerge anche che più di otto cittadini su dieci si informano sull’ambiente tramite televisione e radio; ma oltre la metà della popolazione (51 per cento) si mostra critica nei confronti dell’informazione veicolata dai mass media, giudicandola “poco” o ”per niente“ adeguata e chiede quindi consigli, tra gli altri, alle figure sanitarie. Quasi tutti i pediatri di famiglia intervistati nel 2013 a questo proposito riferivano che, con frequenza quasi settimanale, venivano richieste informazioni su queste tematiche da parte dei genitori dei loro pazienti le cui principali preoccupazioni erano l’inquinamento atmosferico dell’ambiente esterno e l’inquinamento di acqua e cibo [5].

È altrettanto innegabile il valore dell’impegno di molti pediatri per indirizzare in senso salutare i comportamenti dei genitori, con la promozione per esempio del risparmio energetico e del movimento attivo. I medici possono rappresentare per i genitori un riferimento importante anche su questi temi e le decisioni governative potranno cambiare solo quando la massa critica di persone preoccupate per l’ambiente, il clima e la salute avrà raggiunto una dimensione sufficiente.

Fortunatamente sappiamo che quando, grazie ad azioni legislative concrete e mirate, sono state ridotte le fonti di inquinamento, la salute dei bambini è rapidamente migliorata. Esistono infatti strategie che sono riuscite a controllare le esposizioni alla fonte riducendo l’inquinamento dell’aria e producendo benefici tangibili per la salute umana e l’ambiente, altamente redditizi anche in termini di costo-efficacia [6]. Diffondere queste informazioni e continuare a promuovere nelle famiglie dei nostri assistiti dei comportamenti virtuosi rimane sempre una delle missioni più utili della pediatria.

Bibliografia
[1] Ispra, Annuario dei dati ambientali – edizione 2016.
[2] www.isac.cnr.it/climstor/climate_news.html
[3] Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Documento approvato con il decreto direttoriale MinAmbiente 16 giugno 2015, n. 86.
[4] Istat. Popolazione e ambiente: preoccupazioni e comportamenti dei cittadini in campo ambientale. Pubblicato il 22 dicembre 2015.
[5] Toffol G. Inquinamento e salute dei bambini: come sono cambiate le conoscenze dei pediatri e cosa chiedono le famiglie. Quaderni acp 2014;21:278.
[6] Landrigan PJ, Sly JL, Ruchirawat M, et al. Health consequences of environmental exposures: changing global patterns of exposure and disease. Ann Glob Health 2016;82:10-9.

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