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26 Mar 2013
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Impegno di autoregolamentazione dei rapporti con l’industria

Il nuovo Impegno di autoregolamentazione dei rapporti con l’industria è stato approvato con emendamenti nell’Assemblea dei soci ACP dell’11/10/2013.

L’impegno (chiamato anche codice) di autoregolamentazione nei rapporti con l’industria è stato assunto dall’Associazione Culturale Pediatri nell’ormai lontano 1999.
L’ACP ritiene sempre valide le ragioni che portarono all’adozione di tale impegno e ne ribadisce l’importanza alla luce dei successivi eventi che hanno caratterizzato il quadro dei rapporti tra medicina e industria, in particolare relativamente a informazione scientifica, formazione medica, ricerca e rapporti istituzionali.

Adottare un codice di autoregolamentazione nei rapporti con l’industria non vuol dire demonizzare i rapporti tra industria e medici, ma significa invece valorizzarli una volta stabilite regole chiare, essenziali sia per i medici che per l’industria.
L’industria farmaceutica tende a sostenere una parte sostanziale delle spese di aggiornamento dei medici. Tale pratica, benché molto diffusa, è in contrasto con il principio che l’aggiornamento è parte integrante dell’attività professionale e deve quindi essere perseguito in modo indipendente da interessi di terzi o di mercato. D’altro canto, i fondi pubblici previsti per formazione e ricerca non sono sempre disponibili o facilmente ottenibili, anche quando si tratterebbe di spenderli per attività di buona qualità. Il conflitto d’interessi nasce nel momento in cui vengono utilizzati i finanziamenti che le imprese private possono decidere d’impiegare in questi settori.

Il conflitto d’interessi è un fenomeno della nostra epoca, spesso coinvolge la nostra professione e non può essere eliminato né con un decreto, né con un decalogo di norme.
È necessario pertanto disporre di regole chiare che lo prevengano, evitino un’interferenza con la libertà di giudizio e di scelta del medico e diano ai pazienti la certezza che ogni nostro intervento, scevro da condizionamenti, sia il migliore possibile per la sua salute.

I punti fondamentali del problema del conflitto d’interessi possono essere così riassunti:

a. Un conflitto d’interessi si realizza nel momento in cui vi è la ragionevole presunzione che degli individui o delle organizzazioni in rapporto tra loro possano, più o meno consapevolmente, mettere da parte il loro interesse primario (nel caso dei medici, la difesa della salute dei pazienti e la sanità pubblica) in favore di interessi secondari propri o di interessi di altri (ad es., un vantaggio personale, o il profitto economico proprio o di aziende commerciali).

b. La dichiarazione di un conflitto d’interessi è solo il primo passo verso la limitazione dei condizionamenti commerciali. Nonostante che spesso essa venga considerata sufficiente, la dichiarazione di un conflitto d’interessi può essere falsamente rassicurante, dal momento che può dare l’impressione che i rapporti tra medici e industria siano stati adeguatamente regolati in modo tale da evitare condizionamenti di giudizio, cosa frequentemente non vera. È perciò necessario andare oltre la semplice dichiarazione della presenza di un conflitto d’interessi e muoversi verso l’adozione di meccanismi preventivi e regolatori.

c. È possibile, ed è anzi l’evenienza più frequente, che si verifichi conflitto d’interessi senza che vengano violate le norme legali, senza cioè che venga commesso un illecito sulla base della legislazione esistente. Conflitti d’interesse, etica professionale e norme legislative vanno tenuti distinti.

d. Una organizzazione medica può trovarsi in una situazione di conflitto d’interesse se riceve finanziamenti da una azienda commerciale, la quale potrebbe voler influenzare la posizione pubblica dell’organizzazione al punto da distoglierla dalle sue responsabilità primarie. Perché il conflitto si configuri non è necessario che gli interessi secondari prevalgano su quelli primari; è sufficiente che esista la possibilità che ciò accada. Quindi la presenza di conflitto non significa automaticamente che ci sia o ci sia stato in precedenza un comportamento non etico.

e. Le organizzazioni mediche rappresentano la faccia pubblica della professione, e il loro agire condiziona in gran parte il grado di fiducia e rispetto in esse riposto dai cittadini, dalla società e dall’opinione pubblica. Minare con i propri comportamenti questa fiducia significa erodere le basi della convivenza civile e dei rapporti tra i cittadini, e quindi venir meno a un proprio dovere morale e professionale.

f. L’assenza assoluta di rapporti, anche di tipo economico, tra ricercatori e industria non sempre viene considerata raccomandabile perché questo potrebbe limitare le possibilità dell’industria stessa di usufruire delle competenze degli esperti per lo sviluppo di prodotti efficaci e utili per la popolazione.

g. Per quanto riguarda la stesura di linee guida e raccomandazioni, la tendenza attuale a livello internazionale è di suggerire, come soluzione ottimale, l’esclusione di persone con conflitti d’interesse dai panel di esperti, o, quanto meno di adottare misure per limitare la possibilità che si verifichino condizionamenti impropri da parte di membri dei panel che hanno conflitti d’interesse. Si può, ad es., prevedere che il coordinatore del panel non abbia conflitti d’interesse, che solo una esigua minoranza dei componenti del panel ne abbia e che questi si astengano da votazioni o giudizi sugli argomenti per i quali esistano conflitti d’interesse. Le stesse misure dovrebbero essere adottate relativamente alla presenza di esperti con conflitti d’interesse in comitati, istituzioni, organismi, ecc., che elaborano e promuovono politiche sanitarie.