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<ritorna>
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1.
Le cure
perinatali: la dimissione protetta della madre e del neonato, il
supporto al puerperio
In aree con maggiori fattori di rischio a livello di popolazione e
infrastrutture più deboli, come nelle regioni del Sud, la mancata
realizzazione di un piano perinatale comporta conseguenze in termini
di mortalità e morbosità, tra le più alte in tutta l’Unione Europea.
I percorsi formativi devono essere finalizzati all’applicazione e
all’implementazione di linee guida evidence-based e di
raccomandazioni già esistenti su questi temi, sia a livello
internazionale che nazionale, incentivandone l’adattamento e la
condivisione da parte dei diversi servizi e operatori coinvolti
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2.
Salute
mentale nell’infanzia e nell’adolescenza
Si tratta di un’area comprendente problemi epidemiologicamente
frequenti (un ragazzo su 6 ha qualche problema di salute mentale) e
clinicamente rilevanti anche a lungo termine (disturbi mentali
psicopatologici infantili e adolescenziali, precursori di quadri
psichiatrici gravi ad insorgenza successiva, come i disturbi
depressivi, i disturbi antisociali, i disturbi da abuso di
sostanze), coinvolgenti medici ospedalieri, ambulatoriali e la
pediatria dello sviluppo. In questo ambito le strategie e gli
interventi sono meno consolidati e meno definito è il "saper fare"
in grado di cambiare o meno la storia naturale del disturbo. I
servizi sanitari nel loro complesso, compreso l’ambulatorio del
pediatra di base, devono acquisire competenze nuove, a garanzia di
informazioni corrette e azioni di indirizzo appropriate rispetto a
percorsi di diagnosi e trattamento condivisi con i servizi
specialistici.
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3.
Nutrizione
ed educazione alimentare: sviluppo e valutazione di interventi
integrati
Secondo una recente indagine del 2003, che utilizza i criteri
IOTF (International Obesity Task Force), il dato italiano di
soprappeso/obesità (36% dei bambini italiani a 9 anni sono in
soprappeso - di essi, il 12% è obeso) è superiore a quello medio
europeo, con un trend in aumento. Tendenzialmente le aree
meridionali presentano una prevalenza di soprappeso più alta
rispetto al nord, con una maggiore diffusione di alcune squilibrate
abitudini alimentari e stili di vita sedentari.
La modifica di tali comportamenti richiede interventi di sanità
pubblica, multisettoriali, rivolti alla famiglia e all’ambiente
scolastico, per la cui implementazione e valutazione è da prevedere
il coinvolgimento di professionalità diverse, mediche e non mediche
(scuola, settore trasporti e mobilità, media, marketing,
legislatore). Oltre all’acquisizione del "sapere" e del "saper
fare", è cruciale una formazione sugli aspetti comunicativo
-relazionali ("saper essere"), a fronte anche dei risultati
deludenti finora ottenuti in questo settore.
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4.
Interventi
di formazione finalizzati ad azioni significative in tema di
sostenibilità ambientale
Il ruolo della comunità scientifica, e in particolare di
quanti direttamente si occupano di salute dell’infanzia, può essere
a questo proposito decisivo: sensibilizzazione, informazione,
indirizzo sulle tematiche fatte proprie dalla Conferenza su Ambiente
e Salute (Budapest, giugno 2004). In particolare, nel Piano d’Azione
Europeo per la salute ambientale espressamente dedicato all’infanzia
sono indicate quattro priorità: disponibilità di acqua potabile,
aria pulita, ambienti sicuri e protezione da sostanze chimiche e
fisiche a partire già dal periodo pre- e periconcezionale
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5.
La
progettazione, la costruzione e la gestione di "reti curanti" nella
patologia cronica
La cronicità è diventata la realtà clinica che più cimenta la
cultura e l’organizzazione sanitaria in generale, con implicazioni
particolari per l’età infantile. Tra queste: non solo diagnosi della
parte malata dell’individuo, ma anche valorizzazione della valenza
sana di cui egli dispone, pur nello stato di malattia e disabilità,
e su cui si giocano il suo compenso e il suo recupero vitale;
assunzione consapevole e sicura della gestione della cura da parte
della famiglia; coinvolgimento di professionalità diverse, mediche e
non mediche, a diverso titolo presenti nella complessità che si
muove intorno al malato cronico.
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6.
Aspetti
comunicativo - relazionali della visita medica: strumenti
concettuali e strategie che rendono possibile una consultazione
centrata sul paziente
L’ambulatorio è un contesto dove si instaura una relazione di aiuto
e dove caratteristica della comunicazione è quella di doversi
muovere in un complesso sistema di relazioni che non si conosce. Il
medico, oltre a riflettere e a presumere cosa succederà al suo
interlocutore a seguito della sua comunicazione, deve essere
consapevole di fattori e situazioni che possono ostacolare un
ascolto efficace (es. scarsa attitudine all’ascolto attivo,
frequente uso di domande chiuse, mancanza di empatia, difficoltà ad
individuare obiettivi raggiungibili) e che rappresentano i bisogni
reali su cui impostare la formazione ad una buona comunicazione.
Aspetto importante è inoltre il filone della "narrative-based
medicine", che permette al medico di integrare i dati "evidence-based"
con la soggettività e la storia del paziente, e di costruire uno
spazio di azione condiviso.
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7.
Formazione
multiprofessionale su finalità e funzionamento del sistema di
sorveglianza delle malattie infettive e delle reazioni avverse ai
vaccini, in vista di un futuro superamento dell’obbligatorietà
Aspetti cruciali: uniformità di conoscenze basate sui
medesimi presupposti scientifici per una maggiore omogeneità
nell’informazione data alle famiglie; comunicazione tra medici e
uffici di sorveglianza delle malattie infettive; conoscenza dei
luoghi e delle modalità del coordinamento e del funzionamento del
sistema.
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8.
La ricerca
come modalità efficace di formazione professionale:
l’identificazione delle priorità; la discussione teorica e operativa
del protocollo; la raccolta dati; la discussione dei risultati; la
partecipazione a progetti multicentrici
La partecipazione attiva a progetti di ricerca a partenza dai
bisogni degli assistiti e delle famiglie rappresenta uno degli
approcci formativi più potenti, in cui ogni medico viene stimolato a
riflettere su ciò che fa e viene coinvolto in una vera e propria
operatività, assumendosi delle precise responsabilità e disponibile
ad un controllo esterno e ad un confronto tra pari.
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9.
"problem
based learning": formazione finalizzata alla soluzione (anche
individuale) di problemi clinici a partenza dall’analisi critica
della letteratura
Tale modello favorisce l’incontro tra pari, il coinvolgimento
attivo di tutti i partecipanti, il processo di auto-apprendimento,
il cambiamento del modello di trasferimento delle informazioni,
l’acquisizione di capacità di analisi critica della letteratura
secondo la metodologia EBM (v. il percorso di lettura ragionata di
"Scenari Clinici" - Quaderni acp: www.quaderniacp.it).
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10.
La
prescrizione farmacologica
Le pratiche prescrittive in pediatria, anche se migliorate,
risultano essere ancora sicuramente ottimizzabili. Punti critici
riguardano l’incertezza per la presenza di aree grigie, il difficile
rapporto medico-famiglia, una pratica che cambia senza avere
sufficienti basi scientifiche di conoscenza e di aggiornamento,
l’esperienza personale.
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11.
La
sperimentazione clinica controllata: possibilità e utilità nella
pratica corrente
Fare sperimentazione clinica significa assicurare al maggior
numero di pazienti l’applicazione del meglio delle conoscenze
disponibili, al fine del miglioramento della pratica clinica e quale
parte integrante dell’assistenza sanitaria (v. prescrizioni e
condizioni della ricerca no-profit in decreto 17 dicembre 2004,
Gazzetta Ufficiale 22-2-05). Di esse il medico non è solo il
mediatore passivo, ma ne diventa produttore, in grado di valutarne
rilevanza ed attualità: una modalità efficace di "formazione sul
campo", con un’attenzione particolare alla trasparenza tra medici ed
industria, a salvaguardia del rapporto medico - paziente.
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12.
Disabilità: i bisogni inevasi e i percorsi di riabilitazione
Una condizione reale di disabilità significativa,
comprendente importanti limitazioni funzionali, anche se compensate
sul piano funzionale e socialmente non discriminanti, interessa il 4
per mille dei bambini in età scolare. Lo stato di male che si
prolunga nel tempo, con le sue difficoltà ed esigenze, è espressione
dei bisogni assistenziali e della qualità delle cure di cui ci si
deve occupare.
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13.
Le
patologie emergenti
Il sempre più numeroso inserimento nel nostro tessuto sociale
di soggetti provenienti da zone del mondo a rischio per patologie
infettive rare nelle società industrializzate ne ha determinato la
ricomparsa. Esse richiedono da parte del medico capacità di
sorveglianza per la diffusione raggiunta e per la possibile modalità
anomala di presentazione.
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14.
L’assistenza al bambino immigrato
La formazione di coloro che sono coinvolti negli interventi
rivolti all’infanzia deve aprirsi sempre di più ai temi del
confronto e dello scambio interculturale. Un intervento formativo
efficace deve essere orientato alla progettazione e all’offerta di
servizi interculturali efficienti, a partire da basi di informazione
e conoscenza effettive su temi quali: la comunicazione con le madri
immigrate, le differenze educative e i modi della cura, la tutela
delle situazioni più vulnerabili.
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15.
Sviluppo e valutazione di interventi di prevenzione primaria nel
campo della salute infantile
Gli interventi di prevenzione primaria rappresentano lo
strumento più potente di promozione della salute. Una parte
considerevole di questi interventi è basata sull’informazione
sanitaria, con il rinforzo di determinati modelli di comportamento o
con la proposta di nuovi, veicolando le informazioni in modo
sinergico e valutando ogni intervento sanitario in termini di
efficacia. Tra i diversi possibili comportamenti utili e di maggiore
impatto sulla salute infantile sono prioritari per la promozione di
azioni di prevenzione: l’assunzione di acido folico in epoca
periconcezionale, l’astensione dal fumo in gravidanza e in casa,
l’allattamento al seno esclusivo e prolungato, la posizione supina
in culla, il trasporto sicuro del bambino in automobile, le
vaccinazioni raccomandate, la lettura precoce ad alta voce in
famiglia (v. progetto "6+1: sei + una semplici azioni per proteggere
la salute del vostro bambino": csb.trieste@iol.it - v. "nati per
Leggere", progetto per la lettura ai bambini fin dal primo anno di
vita: www.aib.it/aib.it/aib/npl/npl.htm).
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16.
Le
malattie rare: dai dati agli interventi possibili
Le conoscenze disponibili, gli aspetti di informazione e di
"vita vissuta", la prevenzione primaria, soprattutto quando non vi
sono trattamenti risolutivi, il controllo delle concause e dei
fattori di rischio sono oggi un imperativo per i professionisti
della salute.
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17.
La
consulenza genetica: ruolo del pediatra e del medico di famiglia
L’incidenza di malattie genetiche e il ruolo della componente
genetica oggi identificato in molte patologie richiedono che il
medico sia in grado di esprimere un giudizio su un possibile rischio
di ricorrenza in una serie di situazioni in cui non è strettamente
necessario un genetista. Il ricorso allo specialista deve essere
comunque preceduto da un lavoro di osservazione e studio da parte
del medio curante, per identificare i quadri clinici meritevoli di
approfondimento.
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18.
Il
sostegno alla genitorialità: interventi preventivi e di supporto
Il sanitario, in particolare il pediatra, non può prescindere
oggi dallo sviluppo sociale e dalle relazioni familiari. L’analisi
della letteratura fa emergere evidenze obiettive di interventi
sperimentali di tipo preventivo sulle famiglie, e in particolare su
quelle in difficoltà, atti a promuovere la coesione sociale e a
modificare il destino possibile di bambini svantaggiati. Il
pediatra, e in particolare il pediatra di famiglia e quello di
comunità, o il dirigente dei servizi hanno un ruolo da giocare nel
dibattito sull’opportunità o meno di un approccio selettivo a
bisogni sociali e speciali, rivolto solo ai gruppi a rischio, e
nell’elaborazione di proposte che garantiscano un’offerta e una
continuità coerente tra i servizi.
.:
19.
Il
bambino adottato e il suo futuro
la complessità del passaggio da una condizione di abbandono
al ripristino di relazioni fondamentali e significative per una
compiuta identità: il ruolo degli operatori a diverso titolo
coinvolti, le criticità, le strategie.
.:
20.
L’informazione di cui necessita il medico
Quotidianamente ogni operatore sanitario deve utilizzare
numerose informazioni scientifiche non sempre recenti, validate,
basate sulle evidenze, concordate o condivise. I criteri e le
modalità di reperire, disporre, valutare sia le fonti di
informazioni che la validità delle stesse dovrebbe esser parte di un
percorso di aggiornamento professionale continuo.
.:
21.
Il bisogno
di bioetica in pediatria
Lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie propone
sempre più di frequente al pediatra e al neonatologo interrogativi
di carattere etico rispetto a situazioni difficili e conflittuali.
Di fronte ad una professione che porta ad occuparsi in modo
inevitabile anche di problemi che vanno al di là della dimensione
biologica, la riflessione va estesa e approfondita.
.:
22.
Le
biotecnologie: strumenti diagnostici e terapeutici sempre più
paziente-dipendenti
La disponibilità e l’impiego di prodotti biotecnologici
(farmaci, vaccini, diagnostici) per la diagnosi e la cura di un
numero sempre più elevato di malattie o condizioni (genetiche, ma
non solo) di interesse pediatrico necessita di specifici interventi
formativi continui degli operatori sanitari affinché siano garantiti
un efficace ed efficiente impiego di questi ed una adeguata
informazione alle famiglie e ai pazienti.
.:
23.
Modelli
organizzativi per la pediatria generalista
L’organizzazione dell’attività del pediatra di famiglia non
può prescindere dalle aspettative dell’assistito e della famiglia,
soggetti attivi delle scelte in materia di salute, e dalla necessità
di non sprecare risorse. Una gestione efficace dello studio, la
disponibilità di risorse tecniche e/o umane a supporto,
l’integrazione con gli altri servizi socio-sanitari per l’età dello
sviluppo, il monitoraggio e il controllo dell’attività svolta sono
aspetti qualificanti per la specifica professionalità del pediatra
di famiglia. Un’attenzione particolare in tal senso va rivolta alla
pediatria di gruppo, modello avanzato di integrazione delle cure
pediatriche.
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24.
Educazione
terapeutica dei malati, nell’ottica di una visione di "sistema e
continuità" tra cure primarie e secondarie
Quanti operano in ospedale tendono a limitare ancora il loro
orizzonte professionale nell’ambito della struttura; nel territorio
l’organizzazione e la mentalità dei professionisti coinvolti non
sempre risultano adeguate alle mutate esigenze assistenziali, in
assenza di riferimenti a quali debbano essere le competenze
necessarie agli operatori per cooperare efficacemente tra loro e con
gli assistiti.
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25.
La
formazione a distanza: ruolo e aspetti operativi
La rete come metodo didattico: aspetti, ruoli, spazi. Quali
aspettative per i discenti, quali competenze e sicurezze. Le
interazioni necessarie, i supporti, l’importanza della motivazione,
la valutazione. |