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Di Luisella Grandori
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Che cos’è
Il 13 novembre 2003 la Conferenza Stato Regioni, ha approvato
l’attuazione del Piano Nazionale per l’eliminazione del morbillo e della
rosolia congenita. (File PDF) [Salva]
Il Piano, predisposto da operatori della Sanità Pubblica delle regioni
in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero
della Salute, si è avvalso anche del prezioso contributo di
Universitari, Epidemiologi e Pediatri di libera scelta, convocati ad una
Consensus Conference nel 2002. Il documento prevede una serie di azioni
cadenzate nel tempo per ottenere anche in Italia l’eliminazione del
morbillo e della rosolia congenita.
Gli obiettivi del Piano nascono dall’individuazione delle priorità in
ambito di prevenzione delle malattie infettive nel nostro paese che
coincidono con quanto indicato dall’O.M.S. per tutta la Regione Europa:
eliminazione del morbillo entro il 2007 e della rosolia congenita entro
il 2010. Una delle azioni più rilevanti per il raggiungimento degli
obiettivi, oltre alla vaccinazione dei suscettibili nelle varie fasce di
età indicate dal Piano, è la sorveglianza delle due malattie che
richiede l’azione coordinata di diversi soggetti (Ospedalieri, Pediatri
di libera scelta, Medici di medicina generale, operatori degli Uffici di
sorveglianza delle malattie infettive delle ASL, delle Regioni, del
Ministero e dell’ISS).
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Perchè
La copertura vaccinale contro il morbillo non risulta ottimale in tutti
i 51 Paesi che fanno parte della Regione Europa OMS. Anche in anni
recenti sono state registrate epidemie in Irlanda, Gran Bretagna,
Olanda, Lituania e Italia. Nei primi tre Stati, erano collegate alla
diminuita adesione alla vaccinazione in alcune aree limitate, per
effetto di movimenti di obiezione. Nel nostro Paese invece la grave
epidemia del 2002-2003, era collegata alla mancata attuazione delle
indicazioni nazionali di prevenzione del morbillo (1979) da parte di
alcune Regioni.
La copertura vaccinale media italiana contro il morbillo nei bambini di
24 mesi, appare la più bassa d’Europa. Dal 56% del 1998 è passata al 77%
nel 2003 (dati del Rapporto ICONA 1998 e 2003), valore ancora molto
lontano dal 95% in grado di impedire la circolazione del virus. Paesi
come l’Uzbekistan hanno raggiunto questo traguardo nel 1998 per arrivare
al 99% nel 2001.
Anche la prevenzione della rosolia congenita, ad eccezione della
Finlandia dove è stata eliminata dal 1999, rappresenta un importante
problema di salute pubblica in gran parte d’Europa. La sorveglianza
appare inadeguata in molti paesi. La strategia vaccinale finora messa in
atto rischia di provocare, nel tempo, uno spostamento dell’età in cui si
contrae la rosolia, andando a colpire proprio le donne in età fertile.
Le poche informazioni disponibili in Italia, dimostrano che la rosolia
congenita è ancora presente, la sorveglianza è molto carente e mancano
informazioni sullo stato immunitario della popolazione femminile in età
feconda.
Un ulteriore problema, e di non facile soluzione, è costituito dalle
donne immigrate da paesi economicamente svantaggiati dove la strategia
vaccinale prevede l’utilizzato del vaccino contro il solo morbillo
invece del trivalente antimorbillo-parotite-rosolia, esponendole quindi
a maggior rischio di rosolia in età fertile, come testimoniano recenti
segnalazioni di letteratura.
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Sintesi
delle azioni previste dal Piano
Le principali azioni previste dal Piano sono:
- Il miglioramento della registrazione delle vaccinazioni e del calcolo
delle coperture vaccinali;
- il graduale aumento delle coperture vaccinali per
morbillo-parotite-rosolia nel secondo anno di vita fino a raggiungere il
95% e la somministrazione diffusa di una seconda dose a 5-6 anni almeno
a partire dalla coorte di nascita 2002;
- il recupero dei suscettibili al morbillo fino all’età adolescenziale e
la loro vaccinazione con MPR anche attraverso l’effettuazione di una
campagna vaccinale straordinaria nazionale negli anni scolastici
2003-2004 (scuole elementari) e 2004-2005 (scuole medie);
- il recupero delle donne in età fertile suscettibili alla rosolia e la
loro vaccinazione;
- il miglioramento dei sistemi di sorveglianza di entrambe le malattie,
fino alla conferma sierologica della diagnosi (l’O.M.S prevede la
standardizzazione dei metodi di laboratorio per tutti gli stati della
Regione Europa);
- l’azione sinergica di tutte le componenti dell’assistenza sanitaria e
sociale variamente coinvolte (ospedale, territorio, pediatri,
ginecologi, ostetriche, scuole, volontariato, ecc.);
- la predisposizione di materiale informativo e la diffusione di
messaggi promozionali attraverso i mezzi di comunicazione;
- il miglioramento del sistema di sorveglianza degli eventi avversi ai
vaccini e l’identificazione di una commissione nazionale per la loro
valutazione;
- un coordinamento nazionale che garantisca un’azione di indirizzo e
sostegno a tutte le regioni;
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Gli
"effetti collaterali" del Piano
Questo progetto, oltre a perseguire obiettivi condivisibili per
la salute infantile e di tutta la popolazione, rappresenta
un’opportunità preziosa per risalire dalla situazione gravemente
problematica in cui si trova il nostro paese riguardo alla prevenzione
vaccinale. Produce infatti un effetto di trascinamento nel miglioramento
di tutte le attività collegate (sorveglianza delle malattie, delle
reazioni avverse ai vaccini, sistema di registrazione delle vaccinazioni
e delle coperture vaccinali) che, a parte qualche realtà isolata, versa
in condizioni preoccupanti. |