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29 Mar 2014
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COMUNICATO STAMPA: Presentazione della Giornata mondiale dell’Autismo

Presentazione della Giornata mondiale dell’Autismo
2 aprile concerto Auditorium del Massimo “Sette note per otto passi avanti” docu-film “ocho pasos adelante”

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Roma 29 marzo 2014. I bambini con autismo non sono tanti, ma sono più numerosi di quelli col diabete per esempio, e moltissimi altri rientrano nel cosiddetto “spettro autistico”, che comprende anche tutti quelli che anni fa avremmo considerato come “bambini molto difficili”. Il nodo centrale è la diagnosi, che spesso avviene troppo tardi. Oggi, la maggioranza dei pediatri esegue lo screening formalizzato secondo i criteri della CHAT – la Checklist for Autism in Toddlers, ma affinché vi sia un percorso di screening efficace, tutte le Regioni dovrebbero inserire la CHAT nei bilanci di salute a 18 e 24 mesi come si è fatto in Toscana.

LA FORMAZIONE: IMPARARE A RICONOSCERE I SEGNALI D’ALLARME

Si può però fare molto se gli operatori che lavorano a contatto con i bambini sono formati all’individuazione precoce dei campanelli d’allarme dell’autismo e dello spettro autistico, ma senza pretendere che essi formulino diagnosi. L’operatore deve segnalare ai genitori la necessità di far visitare il bambino da un neuropsichiatra infantile, affinché formuli una diagnosi adeguata il più precocemente possibile.

Insegnare alle maestre dell’asilo i segnali di allarme è una vera piccola rivoluzione perché in questo modo è possibile allargare il campo dello screening, aumentare la conoscenza e favorire una diagnosi precoce. Non possiamo però delegare al personale educativo il compito di comprendere se un bambino è affetto da autismo, ma un percorso formativo adeguato, come quello che ACP sta formalizzando per il progetto didattico, che oggi annunciamo e che sarà presentato nei prossimi mesi, può essere un passo concreto verso una migliore qualità di vita e di apprendimento dei bambini autistici e di sostegno alle famiglie. Un elemento aggiuntivo a un circuito virtuoso, puntualizzando ovviamente che solo il pediatra può eseguire una valutazione efficace e il neuropsichiatra stabilire una diagnosi corretta.

LA TERAPIA

Purtroppo però c’è un altro grosso problema: la terapia. Arrivare alla diagnosi, anche precoce, entro i 2 anni, è qualcosa di realizzabile. Molto più difficile è garantire una terapia altrettanto precoce. Il periodo dei 18-30 mesi è una “finestra di opportunità” unica rispetto al momento dello sviluppo e della “plasticità cerebrale”.

Sappiamo che la diagnosi con interventi precoci migliora gli esiti, aumenta le potenzialità della famiglia, riduce la necessità di ricorrere in futuro a servizi educativi speciali e aumenta la possibilità della persona di raggiungere l’indipendenza e migliori performance lavorative se non vi sono deficit cognitivi concomitanti. Entro i tre anni di vita, anche nei casi borderline, si può e si deve formulare la diagnosi di certezza di autismo, ma l’intervento deve essere attivato già nella fase in cui il neuropsichiatra infantile emette l’ipotesi diagnostica rispetto all’invio del pediatra al fine di favorire quanto più possibile la ripresa precoce dello sviluppo armonico del bimbo.

ASILI NIDO: UNA MANCANZA CRONICA

Oggi però vogliamo anche ribadire come pediatri, che l’Italia ha un problema concreto di ASILI NIDO. Siamo ben lontani dagli obiettivi fissati dall’Unione europea: almeno il  33% dei bambini 0-3 anni deve frequentare gli asili nido. Da noi le cose funzionano diversamente: la Calabria è al 2%, la Campania al 2,6%, la Puglia arriva al 4%. Questi gli stanziamenti per gli asili nido previsti per 4 grandi città: Napoli 14 milioni, Roma 201 milioni, Milano 112 milioni, Torino 45 milioni.

Dobbiamo preoccuparci anche dei tanti bambini che all’asilo nido non riescono ad andare e dobbiamo chiedere al governo di recuperare un po’ di soldi da investire nei primi mille giorni di vita dei bambini, quelli decisivi per lo sviluppo e per contrastare le diseguaglianze. L’investimento nei primi 1000 giorni di vita è certamente un investimento produttivo i cui frutti però non li vedremo oggi ma tra 20 anni e noi chiediamo al presidente del Consiglio di avere uno sguardo lungo e di investire sui bambini (ha scelto del resto di andare nelle scuole una volta alla settimana). Pertanto è fondamentale la condivisione del percorso diagnostico terapeutico tra specialisti (pediatra e NPI) e genitori con una sintonia da sostenere sulla visione e la cura del bambino che ben presto diventerà adulto.

Da oggi in poi lavoreremo per avere un alleato in più, le maestre dell’asilo nido e faremo di tutto per diffondere la cultura della diagnosi precoce e dell’intervento efficace. Ringraziamo Selene e Sabina Colombo che ci hanno coinvolto in questa importante iniziativa e siamo certi che il supporto non si limiterà alla serata del 2 aprile ma continuerà nei mesi successivi e ci consentirà di lavorare meglio e con una motivatissima squadra alle spalle.

Paolo Siani, Presidente ACP, Direttore UOC Pediatria AORN Santobono Napoli

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C' é 1 commento:

  1. Carlo Hanau - 27 Apr 2014 3:36 PM

    Condivido in pieno l’iniziativa.
    Debbo ricordare che le Linee di indirizzo della Conferenza Unificata, che ha visto l’accordo del Ministero della salute, dell’Istruzione, delle Regioni e PP.AA.TN e BZ, dei Comuni e delle Province d’Italia, già prevedono questo obbligo dal 22 novembre 2012, data della loro emanazione.
    Purtroppo nel nostro Paese le norme sono buone, ma se non c’è qualcuno che si da da fare restano tutte per aria.
    Diamoci da fare allora.
    Carlo Hanau
    componente del Comitato scientifico ANGSA, Associazione nazionale genitori soggetti autistici