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06 Mag 2014
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Gran Bretagna: telemedicina e visite by night, al via 20 progetti per migliorare le cure primarie

[Sole24OreSanità] Studi medici aperti nelle ore serali e nel week end, teleconsulti tramite Skype, applicazione diffusa della telemedicina per i pazienti che hanno difficoltà a spostarsi , utilizzo di email certificate e telefonini per contatattare i medici di famiglia e grande flessibilità nel contatto faccia a faccia. Sono le novità che più di sette milioni di pazienti in tutta la Gran Bretagna potranno sperimentare per un anno a partire già da questo mese, grazie ai 20 progetti pilota sulle cure primarie finanziati dal Challenge Fund varato dal governo Cameron, che ha messo a disposizione 50 milioni di sterline. Lo annuncia una nota del Nhs britannico.
A presentarsi per accedere ai fondi sono stati 250 progetti. Tra questi sono state selezionate 20 i dee innovative, che si sono aggiudicate tra 400 e 5 milioni di sterline. Solo a Londra tre grandi sperimentazioni coinvolgeranno metà della popolazione.

«È un passo molto importante per la nostra sanità – ha detto il premier Uk David Cameron – e i fondi serviranno anche per mettere a disposizione degli anziani over 75, che hanno più bisogno di assistenza sanitaria, computer e iPad per monitorare le loro condizioni di salute e mettersi in contatto col loro medico, che potrà anche mandare prescrizioni via e-mail. Certo, come sottolineano gli esperti, la visita virtuale non può sostituire quella dal vivo, in particolare per le patologie più complesse. La riforma era necessaria da tempo dato che sempre più britannici nel corso dei fine settimana finiscono per intasare il pronto soccorso degli ospedali, anche con problemi fisici non gravi e che quindi rischiano di rallentare il lavoro di medici e infermieri che devono dare priorità alle emergenze».

Si calcola che nell’ultimo decennio il numero di persone che si sono rivolte al pronto soccorso in Inghilterra è cresciuto del 22%, contro un aumento
della popolazione pari al 6,6%. L’iniziativa fortemente voluta da Cameron ha raccolto però anche critiche. L’opposizione laburista ha sottolineato come con il governo a guida conservatrice si siano allungati i tempi d’attesa per vedere il proprio dottore. Molti pazienti devono aspettare settimane prima di fare il check-up e a questi tempi di attesa si devono aggiungere i mesi che in molti casi intercorrono fra la visita in ambulatorio e gli esami in
ospedale.

«L’obiettivo di questo Fondo – ha detto Mike Bewick, Nhs England’s Deputy Medical Director – è di aiutare quelle persone che lottano per trovare un appuntamento con il medico di base, conciliabile con la vita familiare e il lavoro, e di valorizzare le nuove tecnologie. Abbiamo bisogno di creare un ambiente che consenta ai general practitioner (Gp) di svolgere un ruolo molto più forte, come parte di un sistema più integrato di cura extra ospedale».

Già a ottobre 2013, il Primo Ministro aveva annunciato il varo del Challenge Fund per per migliorare l’accesso alla medicina generale e al Sistema sanitario inglese è stato chiesto di condurre la selezione e la gestione dei progetti pilota.
A dicembre i Gp sono stati invitati a presentare la loro manifestazione d’interesse e dopo una prima selezione a livello locale, una commissione nazionale, che comprendeva anche associazioni dei pazienti, ha preso la decisione finale sui progetti da finanziare.

«Il Challenge Fund – ha detto Charles Alessi, Chairman National Association of Primary Care – darà ai colleghi il tempo e la capacità di lavorare in modo innovativo per garantire migliori risultati ai pazienti in un ambiente extraospedaliero». Il Nhs supervisionerà e valuterà dopo 12 mesi i progetti pilota. Cercando intanto di creare una serie di reti associate al Fondo per collegare iniziative locali e mettere in comune le conoscenze.

L’ELENCO DELLE INIZIATIVE FINANZIATE

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per approfondire:

– Perché i pediatri non sono mai abbastanza?
– http://www.brunoleonimedia.it/public/Focus/IBL_Focus_233-Quaglino.pdf

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Ci sono 3 commenti:

  1. Maria Luisa Zuccolo - 07 Mag 2014 6:09 PM

    Dubito molto che la proposta della GranBretagna esiterà in un miglioramento delle cure per il paziente.
    Mi sembra un pò demagogica. Forse vuole solo rispondere al grave problema di carenza di medici che c’è in Inghilterra che sembra funzionare in molti delicati settori, solo grazie al servizio di gettonati” stranieri.
    Lo so per certo in quanto un mio caro amico chirurgo pediatra in pensione (ultrasessantenne) da qualche anno è iscritto ad una agenzia di reclutamento medici grazie alla quale lui effettua prestazioni in varie località britanniche per periodi limitati, 1-3 mesi, durante i quali fa anche 12 ore di sala operatoria continuativi.
    Con tutto il rispetto per questo amico, a quell’età, non so quale possa essere la qualità delle cure.
    La maggior parte dei medici che operano per queste agenzie sono pachistani o indiani.
    Potrebbe essere però che qualche nostro politico illuminato, leggendo la notizia, si faccia venire qualche idea….

  2. Costantino Panza - 07 Mag 2014 6:22 PM

    A proprosito dell’articolo di approfondimento della dott.ssa Quaglino è da apprezzare l’impegno a riflettere sul cambiamento della pediatria delle Cure Primarie in Italia, ma lo scenario prospettato mi trova in disaccordo su tanti punti. Medici dipendenti: costo elevatissimo e fallimento della pediatria pubblica; i medici convenzionati costano molto meno. Pagare con incentivi? E’ dimostrato che all’interno delle cure primarie servono a poco o niente o sono dannosi: meglio riflettere con più attenzione. Aumentare il numero dei pediatri? Aumenteranno le malattie e le medicine prescritte e non la salute dei bambini: già dimostrato da una indagine ministeriale; con un numero elevatissimo di pediatri -rispetto al resto dei paesi europei- abbiamo il doppio dei ricoveri!
    Comunque è bello discuterne anche se questa ormai giurassica pediatria di famiglia italiana rimarrà la stessa (o peggiorerà) per almeno altri venti anni. Scommettiamo?

  3. ML Zuccolo - 07 Mag 2014 6:26 PM

    L’analisi di Lucia Quaglino mi trova molto d’accordo, mi sembra assolutamente vera e condivisibile. I rimedi proposti forse possono essere oggetto di discussione, quando dice che il maggior vantaggio per entrambi (pazienti e medici) verrebbe dal libero mercato-solo libera professione. Mi piace anche la sua proposta di rivedere gli Ordini professionali in modo tale da renderli più concorrenziali.
    Quando parla di possibile soluzione integrando i due modelli a quota capitaria e a prestazione penso sia nella direzione giusta sia per i medici che per i pazienti. Nel Veneto già da molti anni è in atto un sistema simile che prevede la stipulazione di Patti aziendali tra i MMG e PdF. Questi patti vengono rivisti di anno in anno a seconda degli obiettivi raggiunti (per noi PdF diminuzione degli accessi al PS) o di prestazioni aggiuntive fornite per es: Prestazioni non differibili=copertura per tutta la fascia oraria dalle 8 alle 19:30 dell’accesso allo studio medico di almeno un medico operante nell’ambito territoriale (i turni sono comunicati al PS che in caso di accessi impropri al PS chiama il medico di riferimento e rimanda il paziente sul territorio – dopo la terza mancata risposta da parte del medico (se non risponde al telefono) allo stesso non viene più riconosciuto l’incentivo patteggiato con l’azienda), turni di Guardia pediatrica sabato, prefestivi e domenica mattina e così via. Questo modello non distorce il sistema in atto e tutela il paziente che trova sempre uno studio aperto (anche se non è il proprio medico) per le prestazioni non differibili. I costi per l’azienda non sono aumentati in quanto le guardie retribuite a noi sono comunque inferiori che tenere occupato un ospedaliero per prestazioni banali.