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30 Lug 2014
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Meno accessi al pronto soccorso se l’orario dei medici di famiglia è più lungo

(Adnkronos Salute: 21.07.14) – Gli accessi al pronto soccorso potenzialmente inappropriati si possono ridurre tra il 7 e il 20% gestendo bene i bisogni di salute dei cittadini sul territorio. Ad esempio, con gruppi di medici di medicina generale che assicurino un’apertura coordinata degli studi di almeno di 10-12 ore al giorno. E’ il risultato dello studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna, Matteo Lippi Bruni, Irene Mammi e Cristina Ugolini, presentati in occasione del quarto workshop di Econometria in sanità che si chiuso all’Università di Padova.

Il lavoro prende le mosse dall’idea, già esplorata in letteratura e spesso richiamata nel dibattito tra addetti ai lavori, che un uso eccessivo e spesso improprio dei pronto soccorso caratterizzi diffusamente i sistemi sanitari a prescindere dal loro specifico assetto istituzionale e organizzativo, producendo un forte congestionamento delle strutture ed un potenziale danno alla qualità delle cure.

Secondo la ricerca i motivi che possono spingere gli assistiti ad ignorare il medico curante e a rivolgersi autonomamente ad una struttura ospedaliera sembrano essere la percezione di un bisogno che necessita di una risposta non prorogabile, una maggiore fiducia nella possibilità che l’ospedale risponda con efficacia e prontezza, la convinzione che le cure primarie si caratterizzino per la limitatezza degli orari di apertura dei suoi ambulatori. I ricercatori bolognesi hanno deciso di indagare quest’ultimo aspetto, riferendosi al contesto emiliano-romagnolo per l’anno 2009.

“In questa Regione – spiega Cristina Ugolini – è in corso da alcuni anni un programma con il preciso intento di estendere gli orari di apertura degli ambulatori dei medici di medicina generale associati in gruppo, prevedendo che i camici bianchi interessati possano coordinare le fasce orarie di attività ambulatoriale fino a raggiungere le 12 ore diurne. Abbiamo dunque verificato se questa politica sia in grado di influenzare anche la frequenza degli accessi ai servizi di pronto soccorso da parte degli assistiti, con particolare attenzione alle condizioni di potenziale inappropriatezza”.

“I risultati relativi all’anno preso in esame dimostrano che gli assistiti registrati negli studi dei medici operanti in gruppi, che estendono l’orario di apertura oltre le 9 ore giornaliere, mostrano una minore frequenza di accesso al pronto soccorso”, suggerisce la Ugolini.

Questo risultato generale vale per le diverse tipologie di accesso considerato: totale degli accessi al dipartimenti d’emergenza e codici bianchi. “Le nostre stime – rileva la docente – ci dicono che l’estensione dell’orario di apertura riduce il numero atteso di visite al pronto soccorso dal 3% al 13% in base alla specificazione del modello statistico e alla metodologia adottata. L’effetto è ancora più marcato se si considerano i codici bianchi, in questo caso le percentuali di riduzione attesa vanno dal 7% al 21% a seconda dei metodi di stima e la definizione più estesa di accessi inappropriati che comprende i codici verdi con solo visita generale (le percentuali vanno dall’8% al 19%)”.

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