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01 Ago 2014
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An open letter for the people in Gaza

SICRC visit besieged Al Aqsa Hospital in Deir Al Balah - Gazaono più di 200 i bambini palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza dall’inizio dei bombardamenti da parte di Israele. L’ultimo bilancio dell’Ufficio per il Coordinamento degli Aiuti Umanitari dell’Onu – aggiornato a lunedì 28 luglio –  parla di oltre 400 piccole vittime, ma i combattimenti non si fermano.
Su The Lancet è stata pubblicata una lettera aperta per la gente di Gaza.
E’ firmata da Paola Manduca, Iain Chalmers, Derek Summerfield, Mads Gilbert, Swee Ang e da altri 24 medici ricercatori di chiara fama.

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Ci sono 2 commenti:

  1. Laura Reali - 17 Ago 2014 10:27 PM

    Leggendo dai giornali le notizie di guerra é sempre più evidente quello che scrive l’Unicef: gli esseri piú fragili non vengono protetti, sono anzi obiettivi bellici in piena regola. C’é da riflettere.

    Strage in Iraq, uccisi 500 yazidi «Donne e bambini sepolti vivi» titola il Corriere
    http://www.corriere.it/esteri/14_agosto_10/iraq-altri-4-attacchi-americani-curdi-salvano-5000-fuga-3aeb6eb4-2074-11e4-b059-d16041d23e13.shtml

    La fuga infinita degli Yazidi: muoiono 50 bambini al giorno si legge sul Messaggero
    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/yazidi_fuga_isis_estremisti_islamici_morti/notizie/844151.shtml

    Oltre 400 i bambini uccisi a GAZA dall’inizio dell’offensiva lanciata da Israele lo scorso 7 luglio. Stime palestinesi indicano che sono almeno 449 i bambini palestinesi che hanno perso la vita in seguito ai raid israeliani, mentre è di 1940 il bilancio complessivo delle vittime.
    http://www.adnkronos.com/aki-it/politica/2014/08/12/centinaia-bambini-piazza-ramallah-solidarieta-con-gaza_J143acGFQeiREaGSoK5dUJ.html

    A 3 anni dal suo inizio, il conflitto in Siria rappresenta oggi una delle più gravi crisi umanitarie al mondo: la vita di oltre 5,5 milioni di bambini ne risulta distrutta, con un’intera generazione a rischio. Quasi 2,3 milioni di persone sono fuggite dal paese per rifugiarsi nei paesi limitrofi: più della metà sono bambini. All’interno della Siria, 9,3 milioni di persone sono colpite in varie forme dal conflitto, quasi 4,3 milioni sono bambini. I bambini della Siria rischiano di diventare una ‘generazione perduta’, perché sono loro che stanno pagando il prezzo più alto, costretti a lasciare le proprie case abbandonando la scuola, gli amici e i parenti, gli affetti più profondi se non a morire come vittime negli scontri o come bambini soldato.
    Sono oltre 14 milioni i bambini coinvolti oggi in grandi crisi umanitarie mondiali come quella in Siria (ma anch Repubblica Centrafricana e Filippine). I piccoli siriani costituiscono oltre un terzo di essi,(unicef.it)

    Da sempre la guerra è nemica giurata dell’infanzia, perchè interrompe brutalmente e tragicamente con il suo carico di lutti e distruzioni l’età in cui un essere umano ha un bisogno assoluto dell’affetto e della protezione degli adulti. Le guerre della nostra epoca poi sono quasi esclusivamente stragi di persone inermi. Dal secondo conflitto mondiale in poi oltre il 90% dei caduti nelle guerre sono civili, in metà dei casi bambini. Infatti i conflitti moderni non si svolgono più nelle trincee o nei campi di battaglia, ma in città, villaggi, scuole e ospedali, perchè l’obiettivo non è quasi mai quello di conquistare un territorio, ma distruggere un nemico: i ribelli che ricercano l’indipendenza, i seguaci di un’altra fede, la minoranza che impedisce la purezza etnica della nazione.
    Le donne e i bambini non sono più soggetti neutrali, degni della massima tutela, ma obiettivi bellici in piena regola.
    Lo stupro etnico è una nuova arma di guerra, escogitata per punire e umiliare l’avversario impedendo la riproduzione del “nemico”, mentre lo sterminio di bambini e ragazzi è un freddo calcolo militare – l’eliminazione dei nemici di domani.
    Anche arruolare ragazzini per combattere ed eventualmente fare strage di altri bambini non è che la coerente conseguenza di questo folle ragionamento.
    http://www.unicef.it/doc/218/bambini-e-guerre.htm

  2. Laura Reali - 21 Ago 2014 11:26 PM

    Cosa succede e perché a Gaza in Siria e in Iraq.
    Non si tratta solo della uccisione dei 3 ragazzi israeliani a Giugno e poi del ragazzo palestinese e nemmeno della ostilità di Israele agli accordi degli USA con l’Iran sul nucleare, come ben descritto in questo articolo. http://www.europaquotidiano.it/2014/07/12/cosa-succede-a-gaza-e-perche/

    Oltre ai motivi storici del conflitto israelo-palestinese, ci sono due aspetti molto importanti, come ben spiegato in un articolo del Sole 24 ore.
    “Il primo è il ruolo di Hamas, che sul modello di Hezbollah libanese, è in una fase di transizione da gruppo terroristico a organizzazione paramilitare di guerriglia, con un arsenale di oltre mille razzi alcuni dei quali, i Grad, con una gittata di 40 chilometri.
    Il secondo è il fatto che dopo Abu Mazen, il cui mandato scade a gennaio prossimo, non sono previste nuove elezioni in Palestina. Quindi Hamas punta ad estromettere Fatah, di cui è leader Abou Mazen, per diventare la guida di tutta la Palestina in assonanza con quanto sta facendo la jiad islamica in Iraq (Isis).
    Hamas ha puntato tutto sul pericolo di contagio della crisi siriana, per provare a uscire da uno status quo che rischia di soffocarla, dopo l’”avvicendamento” in Egitto tra l’islamico estremista Mohamed Morsi e il generale Al Sisi, moderato. Hamas per sopravvivere non può permettersi di tornare indietro e non può quindi accettare la tregua con Israele.

    La lotta non è solo fra Hamas e Israele ma soprattutto fra Hamas e Fatah, il partito di Governo in Cisgiordania, in una Palestina che non è ancora uno Stato ma è già bicefala. Lo scontro è per la conquista della Cisgiordania. Hamas, come dice il presidente Abu Mazen, «abusa della religione per fini politici».

    Ma il 9 gennaio scade il mandato quadriennale di Abu Mazen, per il momento non sono previste elezioni e dunque per Hamas la Palestina non avrà più un presidente. Pensando a quella data critica, Hamas sta andando verso uno scontro armato con Israele e a qualsiasi prezzo (forte del possibile sostegno di Siria, Iran e dell’Isis Irakeno).

    Per accettare una nuova tregua quindi, Hamas pretende che Israele accetti condizioni “impossibili”: fine del blocco economico su Gaza ed estensione della tregua alla Cisgiordania.
    Né Israele né l’Autorità palestinese di Abou Mazen, né tantomeno l’Egitto e gli altri arabi moderati possono accettare questi termini: sarebbe come regalare ad Hamas una vittoria e una patente di Governo su tutti i palestinesi e un ulteriore avamposto ai falchi islamici proprio dentro lo stato di Israele”.
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/12/israele-ultimatum-hamas.shtml?uuid=7db3af98-d3f6-11dd-981f-b4541c54b79e

    In fondo in fondo si tratta della lotta per il potere tra Islamici moderati ( gli Emirati arabi, l’ Arabia Saudita, ecc.) e gli islamici integralisti (Siria, Iraq, ecc), ma data la crescita di Isis non sembra che stiano vincendo i primi.
    E pensare che la radice della parola Islam in arabo é comune a quella della parola pace.