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Quaderni acp - 2014; 21(5): 193

Sott’acqua, ma sempre assetati

Associazione Alessandro Liberati - Network Italiano Cochrane

Editoriale
Quaderni ACP
Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici dell'Associazione Culturale Pediatri

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Quaderni acp
ISSN: 2039-1382

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Ci sono 2 commenti:

  1. mluisa Zuccolo - 06 Ott 2014 11:02 PM

    Il bell’editoriale di Luca De Fiore che Quaderni ACP ci propone questo mese mi porta ad alcune riflessioni, alcune banali: “in fondo siamo in buona compagnia, non siamo gli unici noi medici italiani a non essere in grado di auto-formarci” oppure il solito velato rimprovero agli “altri” un po’ supponente “…ma i medici per lo più non sono interessati alla formazione e all’aggiornamento”.
    La realtà è invece che questo articolo mette il dito sulla “piaga” della formazione post-laurea. Viene sollevato il problema dell’accesso a banche dati realmente utili ma anche alla reale capacità di fruirne: a cosa serve avere accesso a 5000 fonti primarie se poi non so come consultarle e come effettuare una ricerca utile a rispondere al mio quesito?
    A questo punto devo aprire una parentesi a favore del mio Ordine dei Medici di Treviso che da anni sta affrontando il problema in maniera costruttiva, proponendo corsi residenziali accreditati sulla consultazione di PubMed tenuti dal personale della Biblioteca Pinali di Padova e offrendo gratuitamente da tre anni a tutti i medici della provincia, l’accesso ad UpToDate da qualsiasi postazione e in qualsiasi orario. Mi rendo conto che comunque si tratta di una iniziativa ristretta ad una piccola realtà che non fa altro che sottolineare la frammentarietà e la disomogeneità dell’offerta formativa nel nostro paese.
    L’atro aspetto menzionato da De Fiore riguarda il Tempo: “Due terzi degli interrogativi clinici dei medici restano senza risposta per mancanza di tempo”. Personalmente sono in disaccordo, credo piuttosto che il tempo sia un alibi che nasconde il problema vero rappresentato dalla Fatica che comporta il porsi quesiti e cercare le risposte. Fatica data dalla mancanza di strumenti culturali che, se solo ne fosse in possesso, permetterebbero al medico di risparmiare tempo piuttosto che perderlo… Nel corso del nostro iter formativo curriculare nessuno ci ha insegnato l’importanza del controllo cosciente del percorso cognitivo ai fini dell’apprendimento. Nessuno ci ha dotato di metodi di apprendimento condiviso che ci permettono di costruire la conoscenza assieme a qualcun altro, in maniera collaborativa, ancorati nel contesto lavorativo concreto in modo da rendere gli apprendimenti più efficaci e duraturi.
    Contrariamente a quanto si crede, moltissimi di noi “spendono tempo”, si ritrovano, studiano assieme, discutono di casi clinici o di altre problematiche attinenti la professione, ma spesso tutto viene fatto in maniera naif senza un metodo consolidato che preveda degli steps utili a co-costruire il sapere partendo proprio dalla presa di coscienza che le proprie conoscenze sono inadeguate, sorpassate, dimenticate. Moltissimi di noi inoltre non hanno intuito le potenzialità che l’utilizzo appropriato e finalizzato all’apprendimento di strumenti di uso quotidiano (mi riferisco per esempio allo smartphone che tutti possediamo) rappresenta per creare piccoli gruppi di condivisione, discussione e soluzione rapida di problemi correnti.
    Anche l’uso ben orientato di una semplice applicazione quale WhatsApp può aiutare a condividere e costruire conoscenze in maniera veloce ed efficace.
    Si dovrebbe discutere di più su problematiche di questo tipo e forse, assieme, ricercare e trovare soluzioni sempre più efficaci e a basso costo, per la nostra formazione continua.

  2. Luca De Fiore - 06 Dic 2014 9:28 PM

    grazie del commento alla nota: è sempre molto utile avere riscontri come questo. sono d’accordo con lei: sebbene gran parte degli studi indichino “la mancanza di tempo” come l’ostacolo principale, una delle poche cose certe è che non è “il tempo” a mancare ma la capacità di usarlo. anche in questo caso credo l’origine dei problemi sia nella assenza di formazione specifica e nella poca disponibilità a lavorare in gruppo.