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11 Mar 2015
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Mutilazioni genitali femminili. Mattesini (PD): “Sconfiggerle è un impegno che va mantenuto”

Così il capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e membro della commissione Sanità in un’interrogazione urgente al ministro Lorenzin. Sono circa 35.000 le donne immigrate soggiornanti in Italia che hanno subito o potrebbero aver subito queste mutilazioni. “Il Governo verifichi l’applicazione della legge e delle linee guida, che ormai risalgono al 2007”.

05 MAR – [QuotidianoSanità.it] “A quasi dieci anni dalla prima legge sulla prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile (2006), chiediamo al ministro della salute di fare un bilancio sull’efficacia delle norme che ne regolano l’applicazione nel nostro Paese”. Lo afferma la senatrice Donella Mattesini, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e membro della commissione sanità, che ha rivolto su questo un’interrogazione urgente al ministro Lorenzin, sottoscritta da numerosi colleghi del Gruppo Pd.

“Le Mutilazioni Genitali Femminili ( MGF) – sottolinea Mattesini – costituiscono una delle forme più crudeli e lesive di violenza continua sulle donne, in primo luogo sulle bambine, con gravissimi, perenni risvolti fisici e psicologici sulla loro. Secondo i recenti dati forniti da Dipartimento Pari Opportunità emerge che sono circa 35.000 le donne immigrate soggiornanti in Italia che hanno subito o potrebbero aver subito mutilazioni genitali, prima di giungere in Italia o durante il soggiorno nel nostro paese, oppure al rientro nei Paesi di origine. Tra queste si calcola in circa 4.600 le bambine e le giovani di meno di 17 anni provenienti da Paesi di tradizione escissoria, le vittime potenziali di questa pratica oggi sono circa il 22%, il che significa che ogni anno potrebbero essere circa 1.000 le bambine e le giovani vittime di MGF”.

“A questo punto si impone una verifica sull’applicazione della legge e sulle linee guida, che ormai risalgono al 2007. In particolare – chiede Mattesini al Ministro – occorre sapere a quanto ammontano le risorse che il Ministero ha impegnato dal 2007 ad oggi per la formazione degli operatori sanitari che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazioni genitale femminile; quali siano le Regioni che hanno promosso tale formazione e quanti siano gli operatori coinvolti; se tale formazione è stata inserita nei percorsi formativi di carattere universitario e non per le figure sanitarie interessate. Così come è importante sapere quante sono ad oggi le donne presenti nel nostro Paese che sono ricorse alla deinfibulazione e quante sono le bambine che sono state accolte dal SSN a causa delle conseguenze fisiche e psicologiche delle MGF. Sconfiggere questa pratica offensiva per le donne deve essere un impegno che va mantenuto da parte di tutti noi”, conclude Mattesini.

05 marzo 2015

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