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20 Apr 2015
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Antibiotico resistenza. In Italia 5.000-7.000 morti all’anno. Simit: “Situazione più grave che altrove”

Dopo l’allarme del Governo inglese e del ministro della Salute Lorenzin, la Società italiana di malattie infettive e tropicali denuncia come, a differenza di altri paesi europei, il consumo di farmaci antimicrobici in Italia, nel 2013, sia aumentato del 5,2%. Il costo associato alle infezioni da germi multiresistenti costano al Ssn più di 100 milioni all’anno.

08 APR [QuotidianoSanità.it] – “In Italia il quadro è decisamente più preoccupante che in altri Paesi europei”. La Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) si unisce così all’allarme lanciato dal Governo inglese e, in Italia, dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin riguardo al fenomeno dell’antibiotico resistenza. “In Italia sono stimati 5000-7000 decessi annui riconducibili ad infezioni nosocomiali, con un costo annuo superiore a 100 milioni di euro”, spiega la Simit, spiegando come i progressi conseguiti nell’ambito della batteriologia ed immunologia e la scoperta prima dei sulfamidici negli anni Trenta e quindi degli antibiotici (penicillina) negli anni Quaranta, abbiano contribuito a diffondere “l’illusione che le infezioni ospedaliere potessero essere definitivamente eradicate. Tale illusione si è subito rivelata falsa: le infezioni ospedaliere hanno continuato a rappresentare la più frequente ‘complicanza’ ospedaliera e il loro trend, in assenza di programmi di controllo, è in continuo aumento”.

I dati. Secondo i dati diffusi dal Simit, in media il 5% dei pazienti ospedalizzati contrae una infezione durante il ricovero e dal 7% al 9% dei pazienti ricoverati ad un dato momento è infetto. Negli Stati Uniti le infezioni ospedaliere allungano in media la degenza di 4 giorni, contribuiscono, sempre negli Stati Uniti, a 20.000-60.000 decessi annui comportando una spesa annua di 2-10 miliardi di dollari. Nei Paesi della Unione Europea, circa 25.000 pazienti muoiono annualmente come conseguenza di infezioni da germi multiresistenti, con un costo associato di 1,5 miliardi di euro. In Italia sono stimati 5000-7000 decessi annui riconducibili ad infezioni nosocomiali, con un costo annuo associato che – come detto – è superiore a 100 milioni di euro.

Le cause che sono alla base dell’antibioticoresistenza sono molteplici, ma un ruolo particolare gioca l’uso inappropriato di antibiotici. “Il largo uso che ne è stato fatto negli ultimi 60 anni in medicina umana, medicina veterinaria, in zootecnia e persino nell’agricoltura ha esercitato e continua ad esercitare una potente azione selettiva nei confronti dei batteri, che per sopravvivere sono costretti a mutare. L’uso inappropriato di questi farmaci rischia di disperdere una risorsa preziosa non immediatamente rinnovabile: negli ultimi anni l’industria farmaceutica ha registrato un numero sempre più limitato di nuove molecole antibiotiche, per cui già oggi è difficile trattare efficacemente alcuni microrganismi multiresistenti agli antibiotici disponibili”. “Un altro fattore importante nella diffusione dell’antibioticoresistenza – aggiunge ilMassimo Andreoni, presidente Simit – è rappresentato dalla trasmissione di infezioni sostenute da microrganismi antibioticoresistenti, soprattutto in ambito assistenziale (ospedali, strutture di lungodegenza, ecc.), ma anche sul territorio (ad es. tubercolosi multiresistente). L’adozione di misure efficaci a prevenire la trasmissione delle infezioni correlate all’assistenza consente di limitare la diffusione di questi ceppi ad altri pazienti ed alla comunità.

Il fenomeno dell’antibioticoresistenza ha carattere universale, “ma – secondo la Simit – in Italia il quadro è decisamente più preoccupante. Il consumo di farmaci antibiotici in ambito umano è uno dei più alti in Europa e l’Italia è, inoltre, in controtendenza: in diversi paesi il trend si è generalmente invertito. In Italia, invece, si era rilevata una iniziale riduzione dei consumi in ambito territoriale, ma nel 2013 si è di nuovo osservato un aumento significativo del consumo di antimicrobici (+5,2%)”. Anche il consumo di antibiotici in ambito veterinario è fra i più elevati in Europa, denuncia la Simit. Inoltre, “il consumo di soluzioni idroalcoliche per l‘igienizzazione delle mani, aspetto centrale della prevenzione della diffusione dei batteri antibiotico-resistenti, è fra i più bassi in Europa”. Ed “è attualmente in corso un’epidemia a livello nazionale di infezioni da Enterobacteriaceae produttrici di carbapenemasi, in particolare Klebsiella pneumoniae, il cui tasso di resistenza ai carbapenemi è passato fra il 2009 ed il 2012 dall’1,7% al 29%”. La diffusione di numerosi germi multiresistenti, quali Staphylococcus aureus meticillino-resistente, Acinetobacter baumanni e Pseudomonas aeruginosa multiresistente, “è un problema rilevante in molti ospedali” e le multiresistenze “si stanno rapidamente diffondendo anche al di fuori delle strutture sanitarie”, denuncia la Simit.

Le infezioni da germi multiresistenti possono colpire qualsiasi individuo anche se abitualmente sono le persone maggiormente defedate quelle che più frequentemente presentano infezioni dovute a questi germi. In modo particolare i soggetti anziani, gli immunodepressi e quelli sottoposti ad intervento chirurgico presentano patologie dovute a germi multiresistenti. “I grandi progressi della medicina in questi ultimi anni – spiega Andreoni – che hanno permesso di ottenere risultati impensabili in termini di sopravvivenza grazie ai trapianti e alle chemioterapie dei tumori certamente ha aumentato la numerosità di persone fragili a rischio di infezione. Le manifestazioni cliniche più rilevanti sono polmoniti, infezioni urinarie, infezioni delle ferite chirurgiche e del catetere venoso con quadri di sepsi. Certamente il tempo di degenza e la durata di trattamenti antibiotici sono i fattori principali che si correlano al rischio di infezione”.

Ma le infezioni ospedaliere sono, almeno in parte, prevenibili. “L’adozione di pratiche assistenziali “sicure”, che sono state dimostrate essere in grado di prevenire o controllare la trasmissione di infezioni, comporta la riduzione del 35% almeno della frequenza di queste complicanze”, spiega la Simit. “Per questo motivo, la infezioni ospedaliere rappresentano un indicatore della qualità dell’assistenza prestata in ospedale”. Dunque, per controllare la diffusione delle resistenze è, secondo la Simit, “assolutamente necessario intervenire adottando anche in Italia strategie che si sono dimostrate efficaci in altri paesi europei. Tali strategie sono mirate a promuovere l’uso appropriato di antibiotici in tutti gli ambiti (ospedale, territorio, veterinaria) (i cosiddetti interventi di antimicrobial stewardship) e a limitare la diffusione dei germi multiresistenti, in particolare attraverso la corretta igiene delle mani e le altre procedure igieniche per il controllo della trasmissione degli agenti infettivi in ambito sanitario”.

08 aprile 2015 © Riproduzione riservata

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