ACP > InformACP > Il Blog ACP > Bambini, diagnosi difficile per il mal di testa
19 Mag 2015
stampa

Bambini, diagnosi difficile per il mal di testa

A volte per riconoscerlo ci possono volere anche 3 anni. Gli esperti di pediatria spiegano come riconoscerlo

[Sole24oreSanità] Anche i bambini possono soffrire di mal di testa, ma spesso diagnosticare questo disturbo non è semplice. Già qualche anno fa uno studio pubblicato suHeadache da un gruppo di ricercatori coordinato da Bruno Colombo, responsabile del centro per la cura e la diagnosi delle cefalee dell’età pediatrica ed adulta dell’università Vita-salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano, aveva quantificato in 20 mesi il tempo medio necessario per arrivare a una diagnosi, ed ora lo stesso Colombo ribadisce l’urgenza del problema in occasione della scuola di pediatria dedicata al mal di testa organizzata a Capri da Paidòss, l’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza.
“Servono programmi educazionali per rendere più partecipi i pediatri – sottolinea l’esperto – Serve una cultura della patologia anche minima per riuscire a cogliere il ‘sommerso’, tutti quei casi che arrivano troppo tardi, dopo essere passati magari da specialisti non idonei, come l’odontoiatra, o attraverso test diagnostici costosi e non conclusivi”. Un ruolo fondamentale deve però essere svolto anche dai genitori, che dovrebbero essere i primi a cogliere i campanelli d’allarme. “Il genitore – spiega Colombo – dovrebbe iniziare a preoccuparsi innanzitutto se anche lui soffre di emicrania: la familiarità, infatti, aumenta del 40% il rischio, e del 70% se a soffrirne sono entrambi i genitori. Poi si deve osservare il comportamento del bambino, che spesso non è in grado di comunicare bene il dolore”. Gli atteggiamenti che dovrebbero far insospettire sono la tendenza a ritirarsi dalle attività sociali e ad evitare gli sforzi e altri comportamenti che spesso vengono interpretati come un modo per attirare l’attenzione, ma che in realtà devo essere presi sul serio. In presenza di questi segnali “il pediatra – spiega Colombo – con poche domande mirate può confermare il sospetto”.
In genere il medico chiede ai genitori di tenere un diario delle crisi. “Se si supera il limite di 4 attacchi al mese interveniamo”, precisa l’esperto. Fra le terapie promettenti è inclusa quella a base di Ginkgolide B, coenzima Q10, vitamina B12 e magnesio, sostanze naturali con cui i pediatri stanno ottenendo buoni risultati. “In casi più gravi – aggiunge Colombo – si possono usare gli antidolorifici a minore impatto”. Un aiuto può arrivare poi da cambiamenti nello stile di vita, primo fra tutti l’eliminazione di alcuni cibi. “L’importante – sottolinea l’esperto – è non affidarsi al ‘fai da te’, come fanno ad esempio certe mamme che danno al figlio i loro stessi farmaci”. E le medicine alternative o complementari? “E’ fondamentale parlarne con il medico curante – conclude Colombo – perché questo tipo di rimedi può avere delle interazioni pericolose con i farmaci tradizionali”.

stampa

Nessun commento, vuoi essere il primo?