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07 Mag 2015
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Gene materno influenza i batteri intestinali del neonato. Ma il latte della mamma è comunque sicuro

E’ il gene FUT2 e può contribuire a determinare la composizione del microbiota del neonato. Ma la sua presenza in forma inattiva non comporta che il latte materno sia meno nutriente. Il risultato potrebbe essere utile per studiare come proteggere i neonati prematuri da problemi di natura intestinale. Lo studio è su Microbiome

14 APR [QuotidianoSanità.it] – Un gene chiamato FUT2 (fucosiltransferasi2), attivo in alcune madri, può contribuire a determinare la composizione del microbiota – l’insieme dei batteri intestinali – nel neonato. Se è presente in forma ‘attiva’, infatti, questo gene produce, nel latte materno, uno zucchero che influenza lo sviluppo di alcuni gruppi di batteri intestinali nel neonato. Lo afferma uno studio* condotto dalla University of California – Davis Health System e pubblicato su Microbiome. I ricercatori rimarcano con forza che questo risultato non implica che il latte materno delle donne in cui il gene non è attivo sia meno nutriente o meno sano: il risultato semplicemente aggiunge un possibile tassello alla comprensione della relazione tra la genetica e lo sviluppo del microbiota umano.

In generale, gli esperti sottolineano l’importanza dell’allattamento al seno. Inoltre, lo sviluppo di un microbiota intestinale sano può avere effetti positivi a lungo termine sulla salute dell’individuo e in particolare la precoce formazione di bifidobatteri può presentare alcuni benefici, dato che è stata associata ad una migliore risposta immunitaria ai vaccini, allo sviluppo del sistema immunitario nei prematuri e alla protezione contro agenti patogeni.

Alcune madri, definite ‘non secretrici’, hanno la variante non-funzionale di questo gene, mentre altre, ‘secretrici’, presentano la forma attiva del gene e producono, nel proprio latte, zuccheri che nutrono specifici batteri; questi batteri si sviluppano rapidamente dopo la nascita del bambino. In particolare, è noto che i bifidobatteri consumano particolari zuccheri chiamati 2’-fucosilati glucani, prodotti nel latte delle madri con il gene FUT2: il Bifidobatterio, dunque, si stabilisce prima nell’intestino dei figli di queste madri. I ricercatori hanno preso in considerazione 44 campioni di latte materno provenienti dal UC Davis Foods for Health Institute Lactation Study e campioni fecali dei loro neonati in diversi momenti della crescita. Di queste 44 donne, 12 risultavano non-secretrici e 32 secretrici. I ricercatori hanno anche rilevato i livelli degli zuccheri assunti dal latte materno presenti nei campioni fecali e hanno misurato i livelli di lattato, una importante molecola prodotta dai bifido batteri.
A sei giorni di vita, il 60% dei bambini delle madri ‘secretrici’ avevano alti livelli di bifido batteri contro il 37,5% dei bambini delle madri non secretrici; mentre a quattro mesi di vita le percentuali sono dell’’80% contro il 50%. Secondo i ricercatori, i neonati delle madri non secretrici sviluppano più tardi questi specifici batteri. Ciò non significa, come rimarcato dagli scienziati, che il latte di queste madri abbia proprietà nutrizionali minori e la secrezione o meno di questi zuccheri rappresenta soltanto uno dei fattori che influenza lo sviluppo del microbiota intestinale.
I fattori sono diversi anche a seconda della provenienza della madre e del neonato. I ricercatori, infatti, non possono determinare se il risultato odierno può essere esteso anche a madri e neonati di altri paesi. “Iniziamo ad osservare che bambini provenienti da parti del mondo differenti presentano modelli di colonizzazione di microorganismi diversi tra loro”, ha detto l’autore principale dello studio Zachary T. Lewis.
“Le tipologie e i livelli di batteri nei bambini nei paesi in via di sviluppo sono differenti dai tipi e livelli di batteri dei bambini provenienti dallo studio di coorte UC Davis. Questo studio potrebbe spiegare alcune differenze”, ha spiegato Lewis.
In generale, il risultato illustra in che modo lo sviluppo del microbiota potrebbe essere collegato ad alcuni tratti genetici della madre e potrebbe fornire uno strumento utile per studiare strategie cliniche rivolte a quei neonati più vulnerabili a livello intestinale, come i prematuri o anche i piccoli soggetti a coliche. In particolare, secondo gli esperti la comprensione di questo meccanismo potrebbe rivelarsi importante rispetto alla scelta di fornire prebiotici o probiotici scelti con cura. Queste sostanze sono spesso somministrati ai neonati prematuri contro l’enterocolite necrotizzante (Nec), una seria condizione (seconda causa di decesso per i prematuri negli Stati Uniti) che causa problemi all’intestino quali la necrotizzazione di alcune porzioni di intestino o anche il decesso.

Viola Rita

*Zachery T Lewis, Sarah M Totten, Jennifer T Smilowitz, Mina Popovic, Evan Parker, Danielle G Lemay, Maxwell L Van Tassell, Michael J Miller, Yong-Su Jin, J Bruce German, Carlito B Lebrilla, David A Mills. Maternal fucosyltransferase 2 status affects the gut bifidobacterial communities of breastfed infants. Microbiome, 2015; 3 (1) DOI: 10.1186/s40168-015-0071-z

14 aprile 2015 © Riproduzione riservata

 

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