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31 Ago 2015
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Cambiamento climatico e salute dei bambini: un problema già attuale

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a cura di Giacomo Toffol

Il cambiamento climatico che stiamo subendo, caratterizzato da un aumento globale della temperatura atmosferica, da scioglimento dei ghiacciai e delle nevi, da modificazioni dei regimi delle piogge e da un aumento del livello dei mari, presenta molteplici rischi per la salute dei bambini. C’è ormai buon accordo in letteratura (http://www.ipcc.ch/) sul fatto che la maggior parte del riscaldamento verificatosi negli ultimi 150 anni sia dovuto alle emissioni prodotte dalle attività umane: la temperatura terrestre è aumentata globalmente di circa 0,75ºC, a partire dal 1850. Le attività umane ed in particolare l’uso di combustibili fossili hanno rilasciato nell’ambiente quantità di Anidride Carbonica (CO2) e di altri gas serra che hanno intrappolato calore negli strati più bassi dell’atmosfera, producendo quell’ effetto serra che ha influenzato il clima globale. Numerosi sono gli studi scientifici, alcuni dei quali riassumiamo brevemente in seguito, che si sono occupati degli effetti di questo mutamento ambientale sulla salute dei bambini, senza tuttavia suscitare nella comunità scientifica l’attenzione e la preoccupazione che dovrebbero meritare. Probabilmente da parte dei più gli esiti del cambiamento climatico sono visti come molto lontani nel tempo, e forse in qualche modo inevitabili, e ciò può giustificare almeno in parte il disinteresse con cui questi articoli vengono accolti. Le stime più accreditate parlano infatti di un possibile aumento medio della temperatura compreso tra 1,8°C e 4,0°C entro il 2100 e tutti ci rendiamo conto come sia difficile per la mente umana preoccuparsi per dei pericoli così lontani nel tempo. In realtà i rischi per la salute dei bambini non sono così remoti, e dovrebbero destare maggiore attenzione da parte della classe medica. L’articolo che presentiamo in questo numero, che mette in correlazione la temperatura ambientale con il rischio di decesso per sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), ne è un chiaro esempio. Si tratta di uno studio appena pubblicato su Environmental Health Perspectives che ha analizzato le possibili correlazioni esistenti tra decessi per SIDS e temperatura ambientale elevata. 1
Gli autori hanno analizzato tutti i casi di SIDS avvenuti prima di un anno di età a Montreal (Canada) tra i mesi di Aprile ed Ottobre degli anni tra il 1981 ed il 2010. E’ stato utilizzato un tipo di studio definito “case crossover”, adatto per evidenziare le correlazioni tra esposizioni transitorie ed eventi particolarmente rari, che ha permesso di effettuare una analisi su dati individuali e non aggregati riducendo al massimo i rischi di bias. L’ipotesi dalla quale i ricercatori sono partiti era che la ridotta capacità termoregolatoria dei neonati e lattanti potesse aumentare il rischio di stress termici e di SIDS, ipotesi già in parte sostenuta ma analizzata finora solo in correlazione ad una eccessiva temperatura interna alle abitazioni o nelle culle dei bambini. I risultati principali di questo studio, basato su 196 decessi, dimostrano una possibile correlazione tra temperatura ambientale elevata e rischio di decesso, con valori di OR rispettivamente di 1.41 (IC 95% tra 1,71 e 1,69), di 2.12 (IC 95% tra 1,43 e 3,14), e di 3,18 (IC 95% tra 1,76 e 5,77) per le temperature di 24, 27, e 30 ° C rispetto al valore di 20°C. Si tratta ovviamente di uno studio preliminare, i cui risultati andranno confermati da altre indagini, ma che ben si presta a farci riflettere sui danni correlati al cambiamento climatico, di cui uno dei primi effetti è proprio rappresentato da un aumento di frequenza ed intensità delle ondate di calore. Che queste temperature anomale possano aumentare la morbosità e la mortalità dei bambini molto piccoli è dimostrato da numerosi altri studi, nei quali si evidenzia come il rischio maggiore sia legato proprio ad una bassa capacità di termoregolazione con conseguenti ipertermia ed anche alterazioni elettrolitiche in grado di determinare dei quadri di sofferenza renale acuta.2
Le ondate di calore sono però solo una delle conseguenze del cambiamento climatico in atto, a cui devono aggiungersi numerosi altri eventi potenzialmente nocivi per l’uomo e soprattutto per i bambini. Pensiamo alle modificazioni del ciclo delle piogge, con conseguente aumento degli eventi estremi, cicloni e periodi di siccità, che determineranno modificazioni della frequenza e distribuzione di numerose malattie infettive veicolate da vettori animali, o da cibo ed acqua non salubri, già oggi responsabili di una quota importante della mortalità infantile. Pensiamo alle conseguenze di questi eventi, associati al previsto aumento del livello dei mari, sulla vivibilità di zone molto popolate del nostro pianeta, con conseguente riduzione degli standard igienici, rischio di malnutrizione e probabili spostamenti di intere popolazioni. (Più di un terzo della popolazione del pianeta vive a meno di 100 chilometri dalle coste marine e a meno di 50 metri di altitudine, nelle zone quindi che più saranno a rischio di inondazioni.)
Il carico di malattia che sarà determinato da questi eventi è enorme, ed aumenterà il già presente livello di ingiustizia sociale che seleziona i bambini in base alla situazione socio economica di vita.Tutti i pediatri sono consci degli effetti deleteri sulla salute legati alla scarsa disponibilità di cibo, acqua, aria pulita, e della nocività di malattie come la malaria, ma non è sempre automatico associare il cambiamento climatico ad un peggioramento di queste situazioni. Per questo vi invitiamo a leggere le sintesi di due revisioni sistematiche che il gruppo dei pediatri per un mondo possibile ha preparato, e nelle quali vengono descritte anche le principali modalità di mitigazione e di adattamento che fin da ora possono essere messe in atto.3,4 Tra le prime va ricordata la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, tra le seconde assumono importanza i programmi di sorveglianza e valutazione, sistemi di allerta precoci, ad esempio utili per le ondate di calore, l’ incremento delle conoscenze, soprattutto dei bambini, con programmi scolastici ad hoc, oltre a tutte le misure in grado di migliorare la situazione sanitaria globale, comprese le misure per favorire l’accesso al controllo delle nascite delle donne per ridurre il peso crescente delle malattie dovute al cambiamento climatico sarà necessario, come ricordano anche gli autori degli studi citati, che in tutti i programmi di salute pubblica già esistenti siano incorporate delle strategie di preparazione a questi eventi.

 

Bibliografia:

  1. Auger N. et al. “Ambient Heat and Sudden Infant Death: A Case-Crossover Study Spanning 30 Years in Montreal, Canada.” Environmental health perspectives 2015;123(7):712-716
  2. Xu Z. et al. The impact of heat waves on children’s health: a systematic review. International journal of biometeorology, 2014, 58.2: 239-247
  3. Sheffield P.E, Landrigan P.J. Global Climate Change and Children’s Health: Threats and Strategies for Prevention Environ Health Perspect. 2011 Mar;119(3):291-8.

Xu Z. et al. Climate change and children’s health—A call for research on what works to protect children. International journal of environmental research and public health, 2012, 9.9: 3298-3316


Per approfondire: