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07 Set 2015
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Antimicrobici. Le nuove linee guida del Nice. Ancora troppe prescrizioni inutili di antibiotici

Anche in Inghilterra, come in Italia,​ la pressione dei pazienti ​per ottenere prescrizioni antibiotiche inappropriate ​è difficile da contrastare. L’attenzione a ​i bisogni dei pazienti, ​che ​da sempre contraddistingue il NICE​, cerca di rispondere a questa criticità fornendo da un lato ai medici percorsi terapeutici molto stretti e il consiglio di lavorare in gruppo e dall’altro guide scritte ​per i pazienti ​sempre più accurate​, così da​ aumentarne la consapevolezza.

Le nuove linee guida del NICE riguardano l’uso efficace degli antimicrobici (inclusi gli antibiotici) nei bambini, nei giovani e negli adulti. Ancora oggi 9 medici su 10 affermano di subire pressioni per la prescrizione degli antibiotici, e il 97% dei pazienti che chiedono antibiotici ricevono la prescrizione richiesta. LE LINEE GUIDA.

28 AGO [QuotidianoSanità.it] – Il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) ha pubblicato di recente una guida sulla gestione antimicrobica allo scopo di modificare le pratiche prescrittive per contribuire a rallentare la comparsa della resistenza antimicrobica e assicurare che gli antimicrobici rimangano un trattamento efficace per le infezioni.  La guida del NICE rientra nella strategia quinquennale del Regno Unito sulla resistenza antimicrobica e sarà seguita, il prossimo anno, da una ulteriore guida dedicata alla modifica delle conoscenze, delle attitudini e dei comportamenti delle persone in relazione all’uso degli antibiotici. Sarà anche introdotto – annuncia il NICE – uno standard di qualità sulla prescrizione degli antibiotici, come parte di una serie di nuovi standard di qualità sulla salute pubblica.
Le nuove linee guida del NICE riguardano l’uso efficace degli antimicrobici (inclusi gli antibiotici) nei bambini, nei giovani e negli adulti. Gli antibiotici sono uno strumento di vitale importanza per la medicina moderna e non solo per il trattamento di infezioni come la polmonite, la meningite e la tubercolosi, ma anche per prevenire le infezioni che si verificano durante le procedure chirurgiche e nel trattamento del cancro. Tuttavia, più gli antibiotici sono utilizzati più diventano inefficaci. Questo perché un uso eccessivo dà ai batteri resistenti una maggiore possibilità di sopravvivere e diffondersi. Il problema della resistenza agli antibiotici è aggravato dal fatto che la scoperta di nuovi antibiotici è al minimo storico.
Nonostante autorevoli linee guida raccomandino una riduzione dei tassi di prescrizione degli antibiotici, – scrive il NICE – 9 medici su 10 affermano di subire pressioni per la prescrizione degli antibiotici, e il 97% dei pazienti che chiedono antibiotici ricevono la prescrizione richiesta.
Le linee guida NICE per fronteggiare questo problema raccomandano ai medici di medicina generale, agli infermieri , ai farmacisti e ai dentisti di promuovere e monitorare l’uso razionale di antimicrobici – un gruppo di farmaci che comprende gli antibiotici. Se attuata con successo, la guida – secondo ile previsioni del NICE – potrebbe contribuire a ridurre l’inadeguata prescrizione di antibiotici del 22% – pari a 10 milioni di prescrizioni.
La guida NICE raccomanda la creazione di team multidisciplinari che lavorino in tutti gli ambiti di cura. Questi team dovrebbero essere in grado di rivedere spesso i dati di prescrizione e resistenza e restituire queste informazioni ai prescrittori. Dovrebbero inoltre poter lavorare con i medici per capire le ragioni di volumi di prescrizione antimicrobica molto alti, in aumento o molto bassi, nonché fornire feedback e assistenza a coloro che prescrivono antibiotici al di fuori delle linee guida locali laddove ciò non è giustificato.
Il professor Mark Baker, direttore del Centre for Clinical Practice del NICE, afferma: “Gli antibiotici vengono prescritti anche in circostanze in cui è improbabile che possano fare bene al paziente. È ben noto tra i medici che molti pazienti con infezioni allo stadio iniziale o benigne non hanno bisogno e non beneficeranno di antibiotici. La stragrande maggioranza dei medici lo dirà ai pazienti. Io non credo che ci sia molta cattiva pratica nella medicina generale, ma è chiaro che la riduzione nella prescrizione di antibiotici che ci aspettavamo di vedere quando fu pubblicata la nostra linea guida 2007 (Respiratory tract infections – antibiotic prescribing: Prescribing of antibiotics for self-limiting respiratory tract infections in adults and children in primary care) sulle infezioni del tratto respiratorio superiore, non è avvenuta.
L’aumento delle prescrizioni inappropriate giunge a fronte di successivi tentativi del NICE e del governo di ridurre la tendenza non andate a buon fine. Alcuni riguardano la pressione esercitata sul medico. Nonostante la pressione, la prescrizione di un antibiotico quando si sa che è improbabile che faccia bene al  paziente non è una buona pratica. Non sono solo i prescrittori a doversi interrogare sui loro atteggiamenti e le loro convinzioni riguardo agli antibiotici – aggiunge Baker. “Sono spesso gli stessi pazienti che, non comprendendo che la loro condizione migliorerà da sola, o che forse gli antimicrobici non sono efficaci nel suo trattamento, potrebbero mettere sotto pressione il medico perché prescriva un antibiotico quando non è indicato ed è improbabile che ne possano trarre beneficio. La linea guida raccomanda quindi ai medici di dedicare tempo alla discussione con i pazienti sulla natura probabile della loro patologia, sui benefici e i rischi di una immediata prescrizione antimicrobica, sulle opzioni alternative come una vigile attesa e/o una prescrizione ritardata e sulle ragioni per cui la prescrizione di un antibiotico possono non essere per loro la migliore opzione – per esempio, se hanno una infezione del tratto respiratorio autolimitante.”
Tessa Lewis, medico di medicina generale, Medical Advisor all’All Wales Therapeutics and Toxicology Centre e Vice Chair del Guideline Development Group, afferma: “Questa linea guida del NICE considera l’intera area di prescrizione antimicrobica. Esamina le evidenze e formula raccomandazioni per gli operatori sanitari e di assistenza sociale e le organizzazioni sui modi migliori per ridurre al minimo la resistenza antimicrobica “.
Dal suo canto Diane Ashiru-Oredope, Capo Farmacista all’Antimicrobial Resistance Programme at Public Health England (PHE), afferma: “I programmi di gestione antimicrobica che mirano a ridurre la prescrizione inappropriata e ottimizzare l’uso di antibiotici sono una parte cruciale del lavoro per combattere la resistenza antimicrobica”.
D’altra parte, come dimostrano studi recenti, la consapevolezza della popolazione riguardo l’uso degli antibiotici è ancora insufficiente e comunque non uniforme tra le classi sociali e le diverse realtà territoriali e ciò richiede grande attenzione dal momento che, ad esempio, sono spesso i genitori a somministrare antibiotici ai propri figli in modo improprio o a chiederne la prescrizione al medico.
In uno studio apparso su BMJ, Louise Elaine Vaz (Oregon Health and Science University di Portland, Oregon) e colleghi hanno esaminato 707 genitori con un bambino di età inferiore a 6 anni, coperti da un piano Medicaid o da un’assicurazione sanitaria privata. L’indagine mirava a valutare le conoscenze e gli atteggiamenti dei partecipanti in merito all’uso degli antibiotici, e poneva domande sulla necessità degli antibiotici nel trattamento di disturbi comuni come mal di gola, raffreddori e influenza, e sulla reazione dei genitori nel caso non avessero ottenuto dal medico la prescrizione attesa.
In generale, i genitori i cui figli rientravano nella copertura di Medicaid, erano più propensi a rispondere alle domande in modo errato rispetto a coloro che erano assicurati privatamente. Ad esempio, alla domanda “Quante volte gli antibiotici sono necessari per il raffreddore o l’influenza?”, il 78% dei genitori assicurati privatamente hanno correttamente risposto “Quasi mai”, rispetto al 44% degli assicurati con Medicaid (P <0,01). Questi ultimi sono stati anche più propensi ad affermare che avrebbero portato il loro bambino da un altro medico se non avessero ricevuto la prescrizione di un antibiotico che si attendevano: il 23% ha detto che avrebbe cercare un altro medico, rispetto al 9% dei genitori assicurati privatamente (P <0,01). Alla luce dei risultati dello studio, i ricercatori hanno concluso che le iniziative di salute pubblica che mirano a ridurre l’uso inadeguato degli antibiotici devono tener conto delle disparità di accesso alle informazioni e dovrebbero adattare i loro messaggi al target in modo da raggiungere efficacemente le famiglie che hanno livelli diversi di alfabetizzazione sanitaria.
Ciò rafforza inoltre la convinzione che la battaglia contro l’uso inappropriato degli antimicrobici debba trovare nel rapporto medico-paziente, oltre che in una corretta e capillare informazione, il suo asse portante.

Fonte: tratto dal sito web Aifa

28 agosto 2015 © Riproduzione riservata

 

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