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19 Nov 2015
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Come spiegare ai bambini la tragedia di Parigi

(ANSA) – ROMA, 14 NOV – “Non pensare mai che se facciamo finta di nulla sia meglio. Impossibile che i bambini non si accorgano di cosa parlino i genitori o di cosa vedano in tv”.
Meglio parlarne, anzi, “prima ancora, mettersi in ascolto”. A spiegare come affrontare con i propri figli gli attentati avvenuti a Parigi e in che misura esporli alle drammatiche immagini che arrivano su teleschermi e giornali, è Antonella Costantino, presidente della Società di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (Sinpia).
Cinque i consigli rivolti a mamme e papà, per evitare di esporre i più piccoli a eccessivi messaggi di ansia. In primis, spiega all’Ansa, “non va bene fare finta di nulla. I bambini capiscono più di quanto non immaginiamo e sentono le emozioni e la paura nell’aria. Vanno quindi accompagnati nella comprensione. Già parlare è importante nell’elaborazione dell’angoscia”. Prima ancora però di parlare, meglio ascoltare. Più che fornire subito una spiegazione, “trovare il modo per partire da loro: ascoltiamo cosa si immaginano, cosa percepiscono”. Per farlo, “in genere basta un commento, un generico ‘che brutta cosa’. E’ un modo per far capire che se ne può parlare.
Immediatamente i bimbi si sentono autorizzati a chiedere. Al contrario, se percepiscono che l’adulto non vuol parlare, si zittiscono”.
Ovviamente ogni spiegazione va approfondita in base all’età, ma in generale, è importante “rassicurare, senza fingere che vada tutto bene”. Il messaggio che li aiuta, sottolinea l’esperta, “non è un falso ‘è tutto sotto controllo’, piuttosto spiegare che si sta facendo tutto il possibile per diminuire il rischio”. E’ bene che imparino “che c’è una parte della vita che non controlliamo, anche se possiamo agire per ridurre il pericolo”.
Parlare della tragedia avvenuta o del rischio di possibili attentati non significa sovraesporre i bambini a immagini e notizie. “Inutile cambiare canale nel bel mezzo di un servizio perché avrebbe l’effetto opposto, ma meglio evitare di esporli eccessivamente a immagini cruente, o parlare tutto il giorno di questi eventi”. Nel loro immaginario, infatti, “le paure possono prendere dimensioni incontrollabili, trasformandosi in pensieri ossessivi e incubi notturni. In questo caso, se perdurano meglio sentire uno specialista”. Infine, anche se questo è un messaggio che dovrebbero capire in primo luogo gli adulti, “non cadere nella trappola che ci sono tutti buoni da una parte e tutti cattivi dall’altra” e, soprattutto, “attenti alla generalizzazioni che sono sempre sbagliate”. Il rischio, conclude Costantino, “è che arrivi il messaggio che lo straniero o il diverso possa essere pericoloso. Così facendo si creano immotivate fobie nei confronti delle persone che li circondano”.(ANSA).

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C' é 1 commento:

  1. César Bruno - 20 Nov 2015 12:31 AM

    Sono un medico italiano residente in Colombia, paese da moltissimi anni immerso nella violenza. Sono d’accordo con l’articolo. L’arte puo’ aiutare. Vi raccomando una delle ultime canzoni di Max Pezzali, “Niente di grave”.