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04 Nov 2015
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Emergenza in pediatria: arriva l’app «salva una vita»

Con un semplice click si possono avere utili informazioni sul corretto comportamento in caso di soffocamento, traumi o ferite.

15 ott. 2015 [Sole24OreSanità] Dai casi di soffocamento ai traumi alle ferite: l’11° congresso nazionale Simeup (Società italiana di Emergenza e Urgenza pediatrica) , dal 15 al 17 ottobre a Squillace (Catanzaro), si apre con una novità. È l’app «Salva una vita», che punta a offrire agli utenti alcune indicazioni di primo soccorso utili su cosa fare e su cosa non fare in caso di emergenza nei bambini.

«L’intero progetto – spiega Stefania Zampogna, responsabile del progetto per Simeup – nasce con la volontà di fornire agli utenti alcune indicazioni di primo soccorso utili su cosa fare e su cosa non fare in caso di emergenze nei bambini. Il progetto che vede tra i soggetti promotori il ministero della Salute e la Fnomceo, unitamente alla Simeup e alla Simeu, è scaricabile grazie a un’apposita app e può così essere sempre a portata di mano. Lo spirito che ha mosso istituzioni e federazioni mediche nella realizzazione dell’opuscolo fa capo – spiega Zampogna – alla precisa volontà di diffondere tra i cittadini la cultura del primo soccorso».
Alla fine del manuale è presente anche un Quiz di valutazione sulla preparazione degli utenti. Ma non solo. Collegata all’app “Salva una vita”, c’è anche il sitowww.appsalvaunavita.it per scaricare tutte le informazioni utili.
«È indiscusso – prosegue Antonio Urbino, presidente nazionale Simeup – il valore civico dell’intero progetto: se ogni anno circa 30 bambini perdono la vita per soffocamento da corpo estraneo – conclude Urbino – questo significa che quante più persone sono messe nella condizione di conoscere le manovre di disostruzione tanti più bambini possono essere salvati. Semplici consigli su come comportarsi in situazioni di emergenza, ovvero cosa fare e cosa non fare, mentre si arriva al Pronto soccorso o si aspetta l’ambulanza, possono essere fondamentali per salvare una vita. Certamente questo non significa sostituirsi al personale medico – sottolinea Zampogna – ma conoscere le azioni corrette da compiere in attesa di un intervento qualificato da parte del personale medico può essere a volte determinante. Ogni minuto può essere prezioso per salvare una vita».

Di seguito alcuni esempi dal manuale “Salva una vita” su cosa fare e cosa non fare.

FERITE
Le ferite possono essere un’evenienza comune a scuola come a casa. Una ferita è un’interruzione di tessuti, cute o mucose, con danneggiamento dei tessuti sottostanti e può essere superficiale, profonda o penetrante se crea un tramite tra l’esterno e una delle grandi cavità dell’organismo (cranica, toracica, addominale). In ogni caso è importante intervenire con attenzione, per proteggere la ferita e contenere la fuoriuscita di sangue. È anche molto utile mantenere calmo il bambino, poiché l’agitazione e il pianto sono manifestazioni che possono aumentare l’afflusso di sangue e rendere più complicato il soccorso.
COSA FARE – In caso di piccole ferite si deve: bloccare la fuoriuscita di sangue, premendo sulla ferita con una garza; pulire la ferita da terra, sabbia, frammenti di vetro o legno, con acqua corrente; lavare la ferita con disinfettante; coprire la ferita con un cerotto. In caso di grandi ferite invece occorre: bloccare la fuoriuscita di sangue, premendo sulla ferita con un asciugamano; mantenere la pressione sulla ferita fino all’arrivo dei soccorsi; evitare movimenti bruschi o eccessivi del bambino; chiamare il 118 o portare il bambino in Pronto Soccorso.
COSA NON FARE – Non bisogna rimuovere corpi estranei di grandi dimensioni per evitare il pericolo di aumentare l’emorragia. Non va poi usato cotone idrofilo per disinfettare ne il laccio emostatico se non strettamente necessario e se non se ne conosce bene l’uso.

TRAUMI
Quanto ai traumi che possono interessate i bambini occorre prendere in considerazione sia quello cranico sia quello dentale. Il trauma cranico deriva da un colpo improvviso e violento al capo o al volto del bambino. Il livello del danno dipende dal modo in cui si è verificata la lesione e dall’entità del trauma. I sintomi che permettono di riconoscere un trauma cranico sono vari: cefalea da lieve a intensa; nausea o vomito; amnesia; disturbi della vista; disturbi dell’equilibrio; stato confusionale; convulsioni; coma. Al trauma cranico si possono associare il trauma delle vertebre cervicali e possibile lesione del midollo spinale, e le ferite del cuoio capelluto che possono sanguinare in modo abbondante.
COSA FARE – In caso di ferita lieve alla testa le regole da osservare sono diverse: disinfettare la ferita e medicare; allertare il pediatra; tenere il bambino in osservazione per 24 ore. In assenza di ferite è comunque bene applicare del ghiaccio nella parte in cui il bambino ha battuto la testa e tenere il bambino in osservazione per 24 ore. In ogni caso, il comportamento del bambino va monitorato per le prime 24 ore successive al trauma. Bisogna controllare che si muova normalmente (camminare o afferrare oggetti come al solito). E, se è abbastanza grande, chiedergli di dire i nomi delle persone che conosce o dei giocattoli che usa. Durante il sonno, va poi controllato che mantenga la consueta posizione rilassata e che riesca a svegliarsi, se chiamato o con un pizzicotto, circa ogni 3 ore. Se subito dopo il trauma il bambino presenta sintomi evidenti di coinvolgimento cerebrale (perdita di coscienza, sanguinamento da orecchio o naso, vomito, cefalea, irrequietezza, disturbi neurologici) occorre portarlo al Pronto soccorso o chiamare il 118. Se durante le prime 24 ore successive al trauma presenta confusione, nausea, vomito, disturbi della vista e del linguaggio, debolezza muscolare, perdita di coscienza, alterazione del comportamento bisogna chiamare il 118 e non muovere il bambino.
COSA NON FARE – Non mettersi in viaggio e tenere il bambino tranquillo. Non forzare il bambino a mangiare e non somministrargli farmaci.
Il trauma dentale nei bambini è spesso causato da cadute durante il gioco o lo sport. Quando una di queste cadute provoca un trauma al volto, può essere coinvolto un dente da latte o un dente permanente. A seconda dei casi, è importante intervenire in modo corretto per minimizzare le conseguenze sulla salute odontoiatrica del bambino.
COSA FARE – Se il trauma riguarda un dente deciduo (dente da latte) non occorre fare nulla e sottoporre il bambino a una successiva valutazione odontoiatrica. Se il trama riguarda un dente permanente, che risulta frammentato va recuperato il frammento e ci si deve recare dall’odontoiatra. Se il trauma provoca il distaccamento completo di un dente dall’alveolo (dente avulso), il dente va recuperato e sciacquato sotto acqua fredda corrente. In questo caso si deve andare in Pronto Soccorso, trasportando il dente nel latte freddo o in soluzione fisiologica o nella saliva.
COSA NON FARE – In caso di dente avulso, non bisogna perdere tempo per non compromettere la possibilità di guarigione e non occorre somministrare farmaci.

SOFFOCAMENTO
Il soffocamento nei bambini è un incidente molto frequente, causato soprattutto dall’ostruzione delle vie aeree da parte di cibo o da altri oggetti che il bambino introduce in bocca. Il soffocamento può essere molto grave ed è importante riconoscere rapidamente i sintomi. Nel soffocamento parziale il bambino piange, parla e respira, anche se con difficoltà. In alcuni casi, il bambino riesce a tossire debolmente, segno che sta tentando di espellere il corpo estraneo che ostruisce le vie aeree. Si è invece in presenza di un caso di soffocamento completo quando il bambino non piange, non parla e non respira. Il volto è blu (cianotico) per assenza di ossigeno.
COSA FARE – In caso di soffocamento parziale il primo passo è cercare di tranquillizzare il bimbo, lasciando che resti nella posizione preferita. Altra buona pratica è Incoraggiare la tosse. In caso di soffocamento completo occorre chiamare subito il 118 e seguire con precisione le indicazioni. In attesa dei soccorsi, vanno iniziate le manovre di disostruzione delle vie aeree. Se si tratta di un bambino cosciente: compressioni addominali o “Manovra di Heimlich”. Se il bambino piange, riesce a parlare e tossisce, va incoraggiato a tossire perché in alcuni casi questo può essere sufficiente ad espellere il corpo estraneo. Se il bambino invece non riesce a tossire, piangere, parlare e diventa rapidamente cianotico occorre seguire queste indicazioni: collocarsi alle spalle del bambino, in piedi o seduto; posizionare le braccia al di sotto di quelle del bambino e abbracciarlo all’altezza dell’addome superiore; con il pollice e l’indice di una mano formare una “C” che colleghi il margine inferiore dello sterno all’ombelico; porre il pugno dell’altra mano all’interno di questa “C”, avendo cura di mantenere il pollice all’interno delle altre dita, per creare una superficie piana; staccare la prima mano e porla al di sopra dell’altra. Eseguire le compressioni con direzione contemporaneamente antero-posteriore e piedi-testa (movimento a “cucchiaio”) finché rimane cosciente. Questa manovra può essere ripetuta fino a quando la vittima non riesce ad espellere il corpo estraneo, oppure riprende a tossire. Se la vittima dovesse perdere coscienza, bisogna accertarsi che il 118 sia stato chiamato e iniziare immediatamente la rianimazione cardio polmonare, alternando 30 compressioni a 2 ventilazioni.
COSA NON FARE – In caso di soffocamento parziale, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non bisogna dare da bere al bambino. Ne tantomeno è opportuno iniziare manovre di disostruzione. In caso di soffocamento completo non bisogna innanzitutto tentare di eliminare il corpo estraneo, introducendo le proprie dita nella bocca del bambino. In questo modo si rischia, infatti, di aggravare una situazione già compromessa.

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