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04 Nov 2015
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Libro: Formazione a distanza ravvicinata. L’esperienza di ACP

Formazione a distanza ravvicinata. L’esperienza di ACP
a cura di
Michele Gangemi, Paolo Siani
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Presentazione
Per almeno tre ragioni è per me un piacere, oltre che motivo di lusinga, presentare questo libro sui generis curato da Michele Gangemi e Paolo Siani. In primo luogo perché il libro è bello, e mi sembra pertinente definirlo come un testo di pediatria pratica basata sulle prove di efficacia. Vengono infatti considerate in modo ampio e approfondito patologie pediatriche frequenti, e per molte di esse se non per tutte vengono opportunamente integrati i compiti professionali del pediatra di libera scelta e del pediatra ospedaliero e/o specialista in un approccio tutt’altro che concorrenziale, bensì complementare: cioè senza deleghe improprie di “pediatria difensiva” dal primo al secondo livello di cura, e senza “appropriazioni indebite” degli interventi diagnostici e terapeutici da parte del secondo livello assistenziale. Lo stile espositivo è generalmente gradevole ed esauriente, peraltro senza eccessi accademici o pretese “tuttologiche”. Un altro pregio, connesso al precedente, è la trattazione patient oriented prevalente su quella disease oriented, con l’interazione continua – peculiare alla pratica pediatrica – tra medico, genitori e bambino, attenta anche agli spazi comunicativi. Chiari sono gli schemi e l’iconografia, peraltro contenuta sulla base di necessità effettive e quindi non ridondante. Molto ampia e curata è la bibliografia, così da giustificare su basi scientifico-culturali solide i contenuti dei dossier, e contemporaneamente da consentire ulteriori approfondimenti mirati al lettore che ne senta la necessità. Il secondo motivo per il quale sono contento di scrivere queste poche righe di presentazione è dato dall’originalità dell’impostazione dell’opera, chiaramente legata ai suoi fini che vogliono esplicitamente essere formativi oltre che informativi; e questi fini sono esaurientemente esposti e giustificati nel capitolo iniziale di Laura Reali e Michele Gangemi sulla “formazione per competenze”. La presenza – dopo la trattazione sistematica di ogni patologia – dei casi clinici narrati a tappe con contenuti e stile realistici, realizza innanzi tutto la pregevole transizione, alla quale ho già fatto cenno, dalla pediatria delle malattie alla pediatria dei bambini malati e dei loro familiari. Ma, oltre a ciò, i casi in forma problematica consentono di puntualizzare l’attenzione su aspetti essenziali di quanto è stato scritto nel dossier teorico-pratico dedicato a ogni patologia; potremmo dire che dai casi si possono evincere i principali obiettivi formativi che gli Autori si prefiggono di far conseguire ai loro lettori; non so se ciò sia vero, ma ho il gradevole sospetto che tali obiettivi siano stati preliminarmente forniti agli Autori di ogni dossier come guida alla sua compilazione. Il valore pedagogico di tale impostazione sta nel fatto che ogni caso viene proposto come un problema da risolvere a tappe, mediante decisioni successive proposte dalle domande a scelta multipla; si realizza così la condizione correttamente definita dagli Autori del capitolo come formazione basata sulla soluzione di problemi, che comporta un apprendimento significativo perché riflessivo e non esclusivamente mnemonico: va sottolineato come in altre esperienze simili con fini formativi, nelle quali alla trattazione teorica seguono alcune domande a scelta multipla, troppo spesso queste ultime sono finalizzate non al ragionamento clinico, bensì a verificare esclusivamente la comprensione e la memorizzazione dei contenuti del testo. Infine, le considerazioni critiche sulle risposte alle domande e il commento finale di ogni caso nella fase di FAD venivano forniti solo a distanza di tempo dalla pubblicazione di quel dossier e dei relativi quesiti con lo scopo di dare un rinforzo a distanza dell’apprendimento; ovviamente ciò non è possibile in un testo solo stampato; ma è pur vero che la presenza subito dopo ogni caso dei commenti alle risposte e del commento al caso realizza di fatto una sorta di “formazione a distanza ravvicinata”, come dice il titolo del libro: infatti il lettore volenteroso potrà scorrere le successive tappe del caso, dando dopo ciascuna di esse le risposte che ritiene corrette, ma rinviando il controllo delle loro correttezza e la lettura dei commenti solo a dopo aver percorso tutte le tappe; ciò gli consentirà di riflettere sulle sue risposte, sia corrette che errate, magari tornando a rileggere ciò che può trovare scritto in proposito nel dossier corrispondente. Tutto ciò realizza di fatto un apprendimento attivo, che collega strettamente le conoscenze teoriche alle condizioni cliniche concrete e che quindi potrà risultare utile nella pratica professionale quotidiana.
Una terza ragione di soddisfazione nel leggere e presentare questo libro è in una certa misura autoreferenziale (e spero che mi venga perdonata): infatti sono contento che l’ACP abbia riprodotto in questa FAD la medesima metodologia formativa che avevo concepito e realizzato qualche tempo fa per la rivista “Dialogo sui Farmaci”, grazie al contributo e alla piattaforma del medesimo provider, Accademia Nazionale di Medicina; una seconda sperimentazione sul campo forse conferma la validità dell’approccio didattico.
A questo punto non mi resta che augurare a questo libro una fortuna almeno pari a quella che sembra aver conseguito la precedente fase blended del progetto formativo, che ha visto il feedback on line del dossier stampato sulla rivista cartacea: è la fortuna che merita senza riserve chi riesce a contribuire con successo alla migliore formazione di professionisti che portano la responsabilità della salute e della cura dei propri simili.

Luciano Vettore
Società Italiana di Pedagogia Medica

 

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