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12 Nov 2015
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Oms, la carne lavorata nella black list dei cancerogeni

Gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%.

26 ott. 2015 [Sole24OreSanità] Le carni lavorate come i wurstel «sono cancerogene» e vanno inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Lo afferma l’International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell’Oms. Meno a rischio quelle rosse non lavorate, inserire fra le «probabilmente cancerogene».

La decisione è stata presa, si legge nel documento, dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema. «Il gruppo di lavoro ha classificato il consumo di carne lavorata nel gruppo 1 in base a una evidenza sufficiente per il tumore colorettale – è scritto nel dossier -. Inoltre è stata trovata una associazione tra consumo e tumore allo stomaco. La possibilità di errore non può invece essere esclusa con lo stesso grado di confidenza per il consumo di carne rossa».

L’Iarc ha affidato a un gruppo di 22 esperti, provenienti da 10 paesi, il compito di esaminare la letteratura scientifica (800 ricerche) esistente sull’associazione tra il consumo di carne rossa, anche lavorata, e dozzina di tumori. Ebbene, gli esperti hanno concluso che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%. Il gruppo di lavoro dell’Iarc ha inserito nella definizione di «carni rosse» manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra. Mentre per «carni lavorate», l’Iarc ha inteso quella trasformata attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, l’affumicamento o altri processi che ne aumentano il sapore o ne migliorare la conservazione. «Per una persona il rischio di sviluppare il cancro del colonretto – sottolinea Kurt Straif, capo dell’Iarc Monographs Programme – a causa del consumo di carne rimane basso, ma aumenta se si esagera con le quantità. In considerazione però del gran numero di persone che nel mondo mangiano giornalmente questo alimento, l’impatto globale sull’incidenza dei tumori è un fattore importante per la salute pubblica».

«I risultati del gruppo di lavoro – sottolinea Christopher Wild, direttore dell’Iarc – devono far riflettere sulla possibilità di rivedere le attuali raccomandazioni sui limiti all’assunzione di carne. Allo stesso tempo però questo alimento ha un alto valore nutrizionale. Quindi è essenziale che i governi e le agenzie regolatorie internazionali intervengano per bilanciare i rischi e i benefici del consumo di carne rossa e lavorata e forniscano le migliori raccomandazioni dietetiche alla popolazione».

Dal canto suo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, rilancia la «dieta mediterranea». «Occorre guardare a quale è stata la nostra linea fino adesso – sottolinea -: promuovere la dieta mediterranea, che è corretta dal punto di vista dei nutrienti e prevede una piramide» in cui viene inclusa anche la carne rossa, che va però «prediletta fresca». Insomma, «se tutti adottassero stili di vita sani, in primis la dieta mediterranea, avremmo un crollo dell’incidenza di malattie importanti come il diabete».

Secondo Assica-Assocarni gli italiani consumano carni e salumi molto al di sotto della soglia-rischio per la salute. «Gli italiani mangiano in media 2 volte la settimana 100 grammi di carne rossa e solo 25 grammi al giorno di carne trasformata – sostiene l’associazione dei produttori di carne – . Il dato Iarc che indica come soglia 100 grammi al giorno per la carne rossa e 50 grammi al giorno per quella trasformata – conclude la nota – è quindi superiore al doppio della media del consumo in Italia».

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