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12 Nov 2015
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Sostenibilità, Fondazione Gimbe: le risorse economiche non sono tutto

Nel corso della conferenza si è condiviso che la sostenibilità dei sistemi sanitari è una sfida globale, ma al tempo stesso che non è un problema esclusivamente finanziario. Sono state condivise cinque grandi sfide:

  • L’estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, non giustificata dalla eterogeneità clinica né dalle preferenze dei pazienti:
  • Gli effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione, in particolare la sovra-diagnosi e il sovra-trattamento
  • Le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’high value
  • L’incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione, specialmente quella non medicalizzata
  • Gli sprechi

 

30 ott. 2015 [Sole24OreSanità] Si è aperta a Taormina la settima edizione della International conference for evidence-based health care teachers and developers – organizzata dalla Fondazione Gimbe – che ha permesso a 110 professionisti provenienti da 25 paesi di tutti i continenti di confrontarsi su un tema di estrema attualità: incrementare il value e ridurre sprechi e inefficienze in sanità integrando le migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone. Infatti, oltre 20 anni di ricerca sull’Evidence-based healthcare hanno insegnato che l’inadeguato processo di produzione, sintesi, presentazione e trasferimento delle conoscenze genera numerosi gap tra ricerca e assistenza sanitaria e conseguenti sprechi dovuti al sovra e sotto-utilizzo di farmaci, test diagnostici ed altri interventi sanitari.
La sessione introduttiva presieduta da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, e da Sir Muir Gray , direttore del programma Better value healthcare all’Università di Oxford, ha permesso di condividere che la sostenibilità dei sistemi sanitari è una sfida globale, ma al tempo stesso che non è un problema esclusivamente finanziario.
Infatti, un’aumentata disponibilità di risorse non è la chiave per risolvere cinque grandi sfide:

•L’estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, non giustificata dalla eterogeneità clinica né dalle preferenze dei pazienti
•Gli effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione, in particolare la sovra-diagnosi e il sovra-trattamento
•Le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’high value
•L’incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione, specialmente quella non medicalizzata
•Gli sprechi

Sir Muir Gray ha enfatizzato il passaggio dalla Evidence-based health care alla Evidence and value-based health care: «Se il value è il miglior risultato di salute ottenuto per unità monetaria utilizzata, è indubbio che rappresenta l’unità di misura che, più di ogni altra, permette di identificare servizi e prestazioni da cui disinvestire (low-value) e su cui riallocare (high value)».

Cartabellotta ha analizzato le strategie con cui un Paese, in condizioni di crisi economica, può affrontare la crisi di sostenibilità del proprio sistema sanitario:

•Ridurre il finanziamento pubblico, investendo meno risorse in sanità
•Incrementare il gettito finanziario da altri canali: ticket, intermediazione assicurativa
•Avviare un rigoroso processo di disinvestimento (da sprechi e inefficienze) e ri-allocazione delle risorse in servizi essenziali e innovazioni.

«In Italia – ha puntualizzato il presidente – la prima strada è stata ampiamente battuta dalla politica che scelto di disinvestire pesantemente dal Ssn per ragioni di finanza pubblica. I ticket sono uno strumento impopolare e al momento non sostenibile per una popolazione fortemente impoverita, mentre l’intermediazione assicurativa, in assenza di governance istituzionale, si sta insinuando pericolosamente nel nostro sistema pubblico».
La lettura del presidente ha affrontato in maniera analitica i presupposti del processo di disinvestimento e riallocazione, analizzato la tassonomia degli sprechi nel Ssn, proposto il framework per il disinvestimento – già oggetto di un protocollo di intesa siglato dalla Fondazione Gimbe con Agenas – e concluso lanciando 4 messaggi chiave:

•Oltre il 50% degli sprechi in sanità consegue all’inadeguato trasferimento dei risultati della ricerca alla pratica clinica e all’organizzazione dei servizi sanitari.
•Gli sprechi conseguenti a sovra-utilizzo e sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie e l’inadeguato coordinamento dell’assistenza possono essere ridotti migliorando il processo di trasferimento delle conoscenze (knowledge translation).
•I decisori devono disinvestire da strategie organizzativo-gestionali (low-value) e riallocare le risorse nei processi di knowledge translation, perché la gestione delle conoscenze e il loro trasferimento alle pratiche professionali e all’organizzazione dei servizi sanitari oggi richiede un approccio di sistema.
•Tutti i professionisti sanitari, medici in particolare, devono essere consapevoli che la sostenibilità del SSN è nelle loro mani.

Il report completo della conferenza sarà pubblicato in esclusiva sul Sole 24 Ore Sanità del 10 novembre

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