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14 Mar 2016
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Denatalità. La ricetta delle ostetriche. Vicario (FNCO): “Meno privato e migliore accesso al percorso nascita del Ssn”

Commentando i dati Istat che segnalano un record negativo della denatalità, la presidente FNCO propone il miglioramento dell’accesso ai servizi pubblici del Percorso nascita, attraverso modelli di assistenza, fornita dalle ostetriche e la diminuzione dell’eccessivo ricordo alle prestazioni in strutture private.
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Commentando i dati Istat che segnalano un record negativo della denatalità, la presidente FNCO propone il miglioramento dell’accesso ai servizi pubblici del Percorso nascita attraverso modelli di assistenza fornita dalle ostetriche e la diminuzione dell’eccessivo ricordo alle prestazioni in strutture private

25 FEB [Quotidianosanità] – La Federazione delle ostetriche italiane propone, a fronte dell’allarme lanciato dall’ISTAT sulla denatalità nel nostro Paese, una ricetta semplice: migliorare l’accesso ai servizi pubblici del Percorso nascita attraverso modelli di assistenza fornita dalle ostetriche e diminuire l’eccessivo ricorso alle prestazioni in strutture private.
“Esami ematici – dichiara Maria Vicario, presidente della Federazione Nazionale Collegi Ostetriche (FNCO) -, ecografie, visite ostetriche, nella maggior parte dei casi sono effettuate in studi, laboratori e cliniche private, a spese delle famiglie. Mentre il Percorso nascita in Italia ad oggi, malgrado le normative nazionali e regionali, rimane a volte solo un documento, nella maggior parte dei casi inapplicato”.
“Come riporta l’ISTAT – prosegue – “negli ultimi 5 anni il protrarsi degli effetti sociali della crisi economica ha innescato una nuova fase di diminuzione della fecondità di periodo”. Tant’è che nell’ultimo anno sono nati 15 mila bambini in meno. Accanto agli altri fenomeni quello dell’eccessivo costo delle cure in gravidanza ha un peso rilevante, perché allora non dare slancio alle attività di assistenza ostetrica, a minor costo ma, di qualità, che possono risolvere in parte il problema? La proposta è di implementare anche in Italia modelli di assistenza ostetrica modulati per intensità di cure, usati nei Paesi del nord Europa e nel Regno Unito, dove il NICE produce Linee guida adottate nella maggior parte dei Paesi industrializzati”.
“Le ostetriche italiane – prosegue la Presidente -, soprattutto in questo momento, nel quale sono messe a nudo le criticità del sistema di assistenza in ambito materno infantile, chiedono di essere protagoniste, avendone la piena competenza, nel disegnare i nuovi modelli di assistenza a fronte dei benefici che derivano dalla loro presenza al fianco delle donne, che sono ampiamente documentati da vari studi internazionali, tant’è che anche le LG del Ministero della salute riportano specificatamente l’indicazione di un’ assistenza dell’ostetrica “one to one””.
“L’ostetrica italiana – prosegue Vicario -, inoltre, grazie anche al recepimento della Direttiva 55 con il Decreto legislativo 15/2016 ha visto pienamente riconosciute le sue competenze, a pieno titolo adeguate agli standard delle colleghe europee, tali da favorire non solo una presa in carico precoce, ma garantire una continuità dell’assistenza nelle cure della donna della coppia delle famiglie, andando a colmare quella zona grigia del puerperio dove le donne fragili vanno sostenute, accompagnate ed in cui le istituzioni in modo sinergico dovrebbero creare percorsi facilitati all’inserimento nel mondo del lavoro, favorendo la costituzione di asili aziendali, o l’accesso ad altre formule di socializzazione a prezzi calmierati, sostegni economici ed emozionali”.
“Tutti questi temi – conclude la Presidente –  saranno trattati nell’incontro inter- istituzionale del 27 febbraio prossimo a Roma, promosso dalla Federazione delle ostetriche italiane, con i rappresentanti del Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Agenas e molti referenti regionali, per un’analisi approfondita sull’assistenza ostetrica in Italia, oggi, con l’obiettivo di migliorare la salute materno fetale”.

25 febbraio 2016
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