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05 Mar 2016
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Istat: ultra 65enni al 22% della popolazione, nuovi nati al minimo storico. Mortalità record (+9,1%). Lorenzin: «Misure allo studio per sostenere le madri»

Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall’Unità d’Italia, dopo quello del 2014. La ministra della Salute Beatrice Lorenzin promette misure ad hoc per il sostegno della donne che lavorano ma anche sul fronte del bonus bebe. Saranno misure sufficienti?

 

19 FEB. [IlSole24oreSanità] Nel 2015 le nascite sono state 488mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014. Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall’Unità d’Italia, dopo quello del 2014 (503mila). I dati sono dell’Istat, nel Report sugli indicatori demografici. E non arretra il processo di invecchiamento, assoluto e relativo. Gli ultra 65enni sono 13,4 milioni, il 22% del totale, e risultano in diminuzione sia la popolazione in età attiva (15-64 anni) sia quella fino a 14 anni di età. La prima scende a 39 milioni, il 64,3% del totale, la seconda comprende 8,3 milioni di ragazzi e rappresenta il 13,7%.

Di fronte a questi dati la ministra della Salute Beatrice Lorenzin promette misure ad hoc per il sostegno della donne che lavorano ma anche sul fronte del bonus bebe. «Le culle vuote – spiega- sono il principale problema economico del paese. Sono dati impressionanti ma molto conosciuti. I demografi ne parlano da più di 10 anni ma solo ora che la curva è cosi scesa ne ha consapevolezza anche l’opinione pubblica. Concretamente serve rendere accogliente la società. Sto lavorando con il governo per agire in questo senso».
Popolazione giù a 60,656 mln, più residenti stranieri
Nel 2015 la popolazione residente in Italia si è ridotta di 139 mila unità (-2,3 per mille). Al 1° gennaio 2016 la popolazione totale è di 60,656 milioni di residenti. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,054 milioni e rappresentano l’8,3% della popolazione totale. Rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39 mila unità (la popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti).Alle 200mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero e alle 56mila aggiuntesi per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro oltre 6mila decessi), corrispondono
81mila unità in meno per effetto delle poste migratorie interne e per altri motivi. Vanno poi messe nel conto 136mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana, «una posta di bilancio – spiega l’Istat – che aumenta anno dopo anno (29mila nel 2005, 66mila nel 2010) da mettere in relazione al progressivo aumento della popolazione straniera residente». Tra le quote in uscita che riguardano la popolazione straniera è da segnalare poi la «cancellazione per altri motivi» (per lo più motivi di irreperibilità) di circa 139mila individui, ossia di soggetti di cui è ragionevole ritenere l’emigrazione dall’Italia in anni precedenti, senza che questi ne abbiano fatto dichiarazione alle anagrafi di appartenenza. Il 59% della popolazione straniera risiede nel Nord e per ben oltre un quinto del totale nella sola Lombardia. Il 25% risiede nel Centro, di cui 640mila individui nel Lazio, e il 16% nel Mezzogiorno, con 233mila in Campania. Nel Centro-Nord l’incidenza di stranieri sulla popolazione complessiva supera ampiamente il 10%, con un massimo del 12,1% in Emilia-Romagna; viceversa nel Mezzogiorno tale quota e’ del 3,9%, con un minimo del 2,8% in Sardegna.

Più i morti che le nascite
I morti l’anno scorso sono stati 653mila, 54mila in più rispetto all’anno precedente (+9,1%); il tasso di mortalità, al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo Dopoguerra in poi . Le morti si sono concentrate nelle fasce anziane della popolazione (75-95 anni). Come detto le nascite sono state 488mila (8 per mille residenti). Il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna.

Centomila italiani hanno lasciato il Paese
Negli scorsi dodici mesi centomila cittadini italiani si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Un dato in aumento (+12,4%) rispetto al 2014. È la stima che fa l’Istat secondo cui le iscrizioni anagrafiche dall’estero di stranieri sono state 245mila; 28mila, invece, i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l’estero hanno riguardato 45mila stranieri (-4,8% sul 2014).

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