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14 Mar 2016
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Neonati prematuri e radiografie: troppi rischi radiologici

Sembra che siamo ancora lontani dal garantire sicurezza in procedure quasi di routine nelle nostre patologie neonatali, la raccomandazione emersa dallo studio triennale è che occorre uniformare tutte le realtà e spingerle a ottenere valori di dose di esposizione più bassi, ottimizzando protocolli e apparecchiature.

di red. san.

26 feb [Sole24ore Sanità] In Italia soltanto due modelli di culle per neonati prematuri su sette modelli presi in esame per l’esposizione alle radiazioni ionizzanti attenuano il fascio di radiazione di un valore inferiore al 10%. I restanti presentano un’attenuazione di circa il 30%. Altro dato importante è relativo alla presenza della bilancia: nei modelli in cui è presente si ha un’attenuazione aggiuntiva del 40%. Inoltre. si è notato che, filtrando preventivamente il fascio, quindi eliminando quelle componenti di radiazione maggiormente responsabili della dose al paziente, si ha su tutti i modelli una riduzione dell’attenuazione tra il 20% e il 30%.

E’ quanto emerge dalla prima indagine nazionale sull’esposizione alle radiazioni ionizzanti nei bambini nati prematuri, presentata oggi al 9° Congresso nazionale dell’Associazione italiana di fisica medica (Aifm) in corso a Perugia. Lo studio, durato tre anni e condotto da Aifm in collaborazione con la Federazione delle Società medico-scientifiche italiane (Fism) e la Società italiana di neonatologia (Sin), ha confrontato metodiche, apparecchiature e dosi di più di 500 esami Rx eseguiti in 16 tra i maggiori Centri dotati di un reparto di Terapia intensiva neonatale presenti sul territorio nazionale.
Lo studio ha poi confrontato le procedure pratiche di esecuzione degli esami e le tecniche radiografiche utilizzate dai vari Centri: nel primo caso sono state riscontrate diverse criticità e la mancanza di uniformità di protocolli per ciascun distretto e proiezione; nel secondo caso l’utilizzo di tecniche variegate derivanti dall’abitudine piuttosto che da una precisa ottimizzazione.

“È importante avere ben chiaro quanto la radioprotezione del paziente debba essere il risultato del concorso di tutti gli attori coinvolti, nel rispetto di ruoli e competenze – sottolinea la dottoressa Antonella del Vecchio, fisico medico presso l’Ospedale San Raffaele di Milano e coordinatrice dello studio -. Per questo abbiamo chiesto la collaborazione della Fism e della Sin per elaborare delle linee guida in grado di fornire indicazioni utili alle principali figure professionali che collaborano in Terapia intensiva neonatale: medico neonatologo, medico radiologo, tecnico di radiologia medica e fisico medico”.
Dallo studio è emerso che è necessario sviluppare modelli di culle che non presentino materiali radiopachi interposti tra paziente e rivelatore. Non solo, ma quando possibile, è fondamentale porre il rivelatore a contatto con il paziente inserendolo però in opportuno sacchetto sterile radiotrasparente. Inoltre è necessario che siano soddisfatte buone norme tra cui l’identificazione univoca del paziente; l’immobilizzazione e il corretto posizionamento del paziente con l’ausilio di opportuni dispositivi; la limitazione delle dimensioni del fascio alle sole aree di interesse (evitando quindi esposizioni total body); l’utilizzo di schermi protettivi a protezione dei distretti più radiosensibili (gonadi, occhi, tessuto mammario). Infine occorre uniformare tutte le realtà e spingerle a ottenere valori di dose più bassi, ottimizzando protocolli e apparecchiature.
Lo studio è stato presentato nell’ambito del 9° Congresso nazionale di Fisica medica, la maggiore kermesse italiana del settore promossa da Aifm, in corso a Perugia presso la Scuola interdipartimentale di Medicina dell’Università degli Studi fino al 28 febbraio. Sono previste quattro giornate di incontri scientifici con più di 500 partecipanti e oltre 50 relatori selezionati tra i maggiori esperti nazionali e internazionali.

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