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27 Apr 2016
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Esplora il significato del termine: Alcolici, li consumano 34 milioni di italiani: otto milioni sono a rischioAlcolici, li consumano 34 milioni di italiani: otto milioni sono a rischio

ALCOL PREVENTION DAY: Un intero capitolo del Rapporto 2016 è dedicato ai consumatori a rischio, quelli che eccedono su base quotidiana le linee guida o dichiarano episodi di binge drinking (intossicazione episodica ricorrente), che sono circa 8 milioni. «Tra questi – spiega Scafato -, 1,5 milioni sono giovani tra gli 11 e i 25 anni (quasi 800mila minori al di sotto dell’età minima legale) Le percentuali di binge drinker, più maschi che femmine, aumentano nell’adolescenza (mettendo in luce un mancato rispetto del divieto di vendita di alcolici ai minorenni: sono ben 790mila i binge drinker under 25) da qui l’ esigenza di interventi promossi tra i giovani nelle scuole.

Il 90% dei forti bevitori non viene intercettato dai servizi di cura. In pericolo soprattutto gli under 25 e gli over 65. Oltre 3 milioni di binge drinker, tra i quali molti minorenni

di Vera Martinella

14 apr. [ilcorriere.it] Solo uno su dieci ce la fa, o almeno ci prova. Dei 720mila italiani forti consumatori di alcolici, ovvero che ne bevono in quantità dannose per la salute, solo 72mila vengono identificati e avviati ai servizi alcologici del Servizio Sanitario Nazionale. E se sono circa 8 milioni i connazionali d’età superiore agli 11 anni giudicati bevitori a rischio, ben il 90 per cento degliheavy drinkers (i forti bevitori) resta sommerso, non viene intercettato, non fa ricorso ai centri di riabilitazione esistenti. La stragrande maggioranza di chi ha problemi con l’alcol, insomma, non riceve alcun aiuto né trattamento che possa arrestare i danni in corso sull’organismo, prevenire ulteriori complicanze o l’evoluzione verso forme peggiori di dipendenza o lo sviluppo di malattie più gravi (tra cui diversi tipi di tumore). È questo il dato più preoccupante che emerge dai numeri presentati dall’Osservatorio Nazionale Alcol durante l’Alcohol Prevention Day, in corso a Roma. «Da una visione d’insieme emerge che nel nostro Paese oltre 720mila individui non solo sono “a rischio” – afferma Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio -, ma sono pazienti con danni d’organo e dipendenza causati dall’alcol, condizioni tali da richiedere una delle forme di trattamento disponibili nei servizi di alcologia, nonché di avviare un possibile percorso terapeutico e di riabilitazione».

Maschi molisani primi nella classifica dei «forti bevitori»
Stando al Rapporto 2016 Istisan sull’utilizzo di bevande alcoliche nel nostro Paese (i dati sono relativi al 2014), sebbene l’Italia abbia diminuito significativamente i consumi attestandosi a 6,10 litri di alcol puro annuali procapite, la riduzione non pare riguardare i bevitori pesanti, ovvero quelli che – come da definizione dell’Organizzazione Mondiale di Santità – «bevono una quantità di alcol dannosa per la salute, superando cioè il limite giornaliero di 40 grammi di alcol per le donne e 60 grammi per gli uomini». Gli heavy drinkers italiani sono per lo più maschi e vivono in particolare nel Nord-ovest o al Sud. La maglia nera spetta ai maschi molisani, ma il consumo di alcolici superiore alla media italiana si registra anche fra gli uomini di Basilicata, Valle d’Aosta, Abruzzo e Sardegna. Mentre, fra le donne, a bere talmente tanto da mettere a repentaglio la salute sono soprattutto le residenti in Piemonte e Toscana.

Il 90 per cento degli alcolisti non viene intercettato
«C’è un grande divario da colmare – prosegue Scafato -: bisogna andare a recuperare quel 90 per cento di alcolisti che non sono in carico ai servizi per il recupero dell’alcoldipendenza. Anche se il ricorso ai servizi di alcologia e di assistenza territoriali è aumentato, questo è avvenuto in maniera disomogenea sul territorio. Bisogna ampliare l’identificazione del sommerso e fare in modo che chi ne ha bisogno riesca ad accedere alle oltre 500 strutture di cura e riabilitazione del Ssn, ricordando che i danni derivanti dall’abuso di alcolici producono effetti non solo sul bevitore (e sulla sua salute), ma anche sulle famiglie e sul contesto sociale allargato, a causa di comportamenti violenti, abusi, abbandoni, perdite di opportunità sociali, incapacità di costruire legami affettivi e relazioni stabili, invalidità, incidenti sul lavoro e stradali».

Fotografia dell’Italia che beve: meno vino e più birra
Nel corso del 2014, il 63 per cento degli italiani con più di 11 anni (34 milioni di persone in tutto) ha consumato almeno una bevanda alcolica, con prevalenza maggiore tra i maschi (76,6 per cento), rispetto alle femmine (50,4). Di questi, più del 22 per cento (ovvero oltre 12 milioni di connazionali) beve quotidianamente (circa un terzo degli uomini e l’11 per cento delle donne), soprattutto vino, ma è costantemente in crescita (e in rimonta) la birra. La prevalenza dei consumatori di vino è infatti diminuita rispetto al 2007 sia per le donne che per gli uomini, mentre oltre 24 milioni e 500 persone (specie maschi) hanno riferito di aver bevuto birra nel corso del 2014. Circa 17 milioni di italiani hanno bevuto aperitivi alcolici (sale il numero di donne), quasi 14 milioni hanno gustato un amaro e oltre 12 milioni hanno consumato liquori e superalcolici. La quota complessiva dei consumatori nel 2014 si presenta in lieve calo rispetto a quella dell’anno precedente e anche i litri di alcol puro medio pro capite consumati nella popolazione ultra 15enne tra il 1980 e il 2010 sono diminuiti (sia in Europa che in Italia). L’Italia, inizialmente collocata tra i Paesi con il consumo medio pro capite più elevato, nel 2010 (e per il terzo anno consecutivo) è quello con il valore più basso tra tutti i 28 Paesi considerati dell’Unione Europea.

A rischio 8 milioni di italiani, soprattutto under 25 e over 65
Un intero capitolo del Rapporto 2016 è dedicato ai consumatori a rischio, quelli che eccedono su base quotidiana le linee guida o dichiarano episodi dibinge drinking (intossicazione episodica ricorrente), che sono circa 8 milioni. «Tra questi – spiega Scafato -, 1,5 milioni sono giovani tra gli 11 e i 25 anni (quasi 800mila minori al di sotto dell’età minima legale) e oltre 2,7 milioni sono ultra 65enni. Il che pone un serio richiamo all’esigenza di interventi che, se promossi tra i giovani nelle scuole, devono poter riguardare anche coerentemente gli anziani che generano costi molto maggiori per il Ssn». A conti fatti, negli ultimi anni , il 15 per cento circa degli uomini e il 6 delle donne hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto quotidianamente nel consumare bevande alcoliche (nel 2014 per un totale di circa 5 milioni e 800mila persone): sono soprattutto, per entrambi i sessi, adolescenti di 16-17 anni e anziani ultra 65enni.

Oltre 3 milioni di «binge drinker», tra i quali molti minorenni
Infine, preoccupante è anche il numero di connazionali che cedono al binge drinking, una modalità di consumo di bevande alcoliche caratteristica delle fasce di popolazione giovanile (sebbene non esclusiva) e sviluppata inizialmente nei Paesi del nord Europa. Il binge drinker beve alcolici di diversi tipi (oltre sei bicchieri) in un arco ristretto di tempo, in modo consecutivo. I dati mostrano che mediamente non meno di 3 milioni 300mila persone di età superiore a 11 anni nel corso degli ultimi anni hanno dichiarato di bere sino all’intossicazione, con una frequenza che cambia a seconda del genere e della classe di età della popolazione. Le percentuali dibinge drinker, più maschi che femmine, aumentano nell’adolescenza (mettendo in luce un mancato rispetto del divieto di vendita di alcolici ai minorenni: sono ben 790mila i binge drinker under 25) e raggiungono i valori massimi tra i 18-24enni, per poi diminuire e raggiungere valori minimi nell’età anziana. «L’assunzione di alcol in quantità eccessive e concentrate – conclude Scafato – espone a seri danni per la salute a causa di intossicazioni che causano, nel migliore dei casi vuoti di memoria, cefalee, forti nausee fino, nel peggiore dei casi, al coma etilico. Ci sono rischi sia nell’immediato (per esempio incidenti stradali) sia sul lungo periodo, con danni cronici per la salute».

14 aprile 2016 (modifica il 19 aprile 2016 | 09:23)
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