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10 Mag 2016
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Al rush finale il Programma nazionale per la ricerca 2015-20

Sulla salute si prevede «una particolare densità degli interventi di sostegno alla ricerca industriale e alle imprese innovative, attraverso l’identificazione di programmi strategici specifici vincolati a roadmap tecnologiche ben definite”. Il primo target è quello dell’aggancio ai Fondi Ue attraverso una maggiore integrazione delle iniziative nazionali con quelle europee e globali. Il secondo obiettivo è dare centralità all’investimento nel capitale umano, formando, potenziando e aumentando il numero di ricercatori.

 

di Ro. M.

29 apr. [Il Sole24ore Sanità] Dovrebbe finalmente vedere la luce al tavolo straordinario Cipe del primo maggio il Programma nazionale ricerca 2015-2020, atteso da oltre due anni e costruito come documento «immediatamente eseguibile» che dovrebbe mettere a bando subito 2,5 miliardi, un quarto dei quali destinati alla ricerca sanitaria e biomedica.

I fondi sono contabilizzati da qui al 2017 tra stanziamenti Miur (1,9 miliardi) e i 500 milioni della quota nazionale del Fondo sviluppo coesione. In realtà il Programma vale molto di più perché tra risorse nazionali e comunitarie si superano i 13,5 miliardi. Ma sui fondi Ue il condizionale è d’obbligo perché la reale disponibilità di risorse dipende dalla capacità dell’Italia di aggiudicarsele. Tra programmi operativi regionali e Horizon 2020 ci sono sul banco 9,4 miliardi da qui al 2020. Ma enti e imprese dovranno rimboccarsi seriamente le maniche.

Priorità del Programma: la coerenza, per evitare «l’inefficienza delle azioni causata da una progettazione non concertata»; prevedibilità, «dando un orizzonte temporale, finanziario e progettuale condiviso in partenza da tutti gli attori pubblici»; selettività, «evitando la dispersione di risorse in troppe direzioni, ma concentrandole invece nelle aree più promettenti, pur garantendo il necessario e imprescindibile sostegno alle attività di ricerca di base, libera e fondamentale».

Salute al centro
La salute insieme ad aerospazio, agrifood e fabbrica intelligente è tra le aree prioritarie (12 in tutto) in cui il Pnr organizza una tassonomia della ricerca applicata e traslazionale. Questo gruppo di settori rappresenta «aree tecnologiche che corrispondono direttamente alla priorità industriali individuate nella specializzazione nazionale intelligente, sulle quali è ipotizzabile una concentrazione di risorse ed un sostegno generalizzato alla costruzione di competenze, in forte sinergia con il settore privato».

Anche sulla salute quindi si prevede «una particolare densità degli interventi di sostegno alla ricerca industriale e alle imprese innovative, attraverso l’identificazione di programmi strategici specifici vincolati a roadmap tecnologiche ben definite. Il baricentro delle politiche è sulle fasi applicative e di sviluppo, con particolare attenzione alla intersezione tra opportunità legate alle key enabling technologies (Ket) e settori di particolare densità di competenze a livello nazionale, quale ad esempio la robotica avanzata». In prima linea le Biotecnologie, citate come un settore di punta, in cui si registra una particolare integrazione tra gli atenei e le reti regionali di piccole e medie imprese.

E tra i vari settori, la salute (con energia, trasporti e ict), registra un’elevata presenza di coordinatori italiani nei progetti Ue e un rateo di successo nella media dei bandi europei. «Non trascurabile» anche l’attività di ricerca e sviluppo di origine industriale del capitolo Health: nel 2010-13 l’incidenza dei depositi brevettuali italiani rispetto ad altri Paesi benchmark è del 9,07% rispetto alla Ue28, del 20,61% rispetto alla Germania e del 51,80% rispetto alla Francia.

Gli obiettivi generali
Sei gli obiettivi generali. Il primo target è quello dell’aggancio ai Fondi Ue attraverso una maggiore integrazione delle iniziative nazionali con quelle europee e globali. «Il peso crescente delle risorse europee rispetto a quelle nazionali – si legge nel Pnr – e in ultima analisi di quelle ad accesso competitivo rispetto a quelle ordinarie, impongono un ribaltamento di paradigma nelle attività di programmazione nazionale». Per questo il Pnr «integra organicamente la programmazione e le risorse dello Stato con le risorse Europee», in particolare le politiche di coesione e quelle del Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione 2014-2020 denominato Horizon 2020.

Il secondo obiettivo è dare centralità all’investimento nel capitale umano, formando, potenziando e aumentando il numero di ricercatori. Il terzo obiettivo è quello di dare un sostegno selettivo alle infrastrutture di ricerca. Il quarto obiettivo è la collaborazione pubblico-privato, come leva strutturale per la ricerca e l’innovazione. Il quinto obiettivo è il Mezzogiorno. Il sesto obiettivo, in realtà propedeutico a tutti gli altri, è quello dell’efficienza e qualità della spesa, «attraverso la definizione e il rafforzamento di processi di valutazione, monitoraggio, trasparenza, semplificazione e rafforzamento amministrativo. Un tema apparentemente secondario, ma divenuto di sostanziale rilevanza per garantire credibilità, efficacia e tempismo agli investimenti pubblici a sostegno della ricerca e dell’innovazione».
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