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13 Mag 2016
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CS. Pediatri ACP: Unioni civili, vicini a tutte le famiglie nell’interesse del bambino

Approvata a larghissima maggioranza la legge Cirinnà sulle unioni civili. Le famiglie di fatto, anche dello stesso sesso, acquisiscono nuovi diritti e doveri.  Quotidianamente nei nostri ambulatori e nelle corsie degli ospedali noi medici siamo testimoni del cambiamento della società. Sempre più bambini sono figli di famiglie arcobaleno, omogenitoriali, di single parents, di nuclei allargati, di stranieri più o meno integrati. Tutte situazioni a cui noi come medici abbiamo il diritto/dovere di fare riferimento per assicurare a tutti, senza pregiudizi, la salute e il benessere dei nostri piccoli pazienti.

Per questo vogliamo ribadire a chiare lettere che i pediatri dell’ACP sono vicini a tutte le tipologie di famiglia nel superiore interesse del bambino

L’ACP ritiene che ogni adulto responsabile abbia il dovere di fare ciò che è in suo potere per garantire il rispetto del “superiore interesse” di ogni bambino che si trovi a vivere in situazioni atipiche, garantendone il diritto a essere ascoltato e rappresentato. Come pediatri possiamo e dobbiamo sorvegliare e promuovere il suo processo evolutivo e supportare ugualmente tutte le diverse figure genitoriali che incontreremo nella mutevole società di oggi.

Roma 12 maggio 2016 – ACP non ha finora espresso una posizione ufficiale sulle famiglie arcobaleno e dunque sull’omogenitorialità perché la complessità e la delicatezza del tema richiedono rispetto, conoscenza, prudenza e riflessione.

Al di là delle  personali considerazioni morali e religiose, considerate le premesse sopra espresse, il giudizio sulle eventuali conseguenze che tale specifica situazione ambientale può avere sulla salute del bambino deve, a nostro avviso, obbligatoriamente derivare da un approccio eticamente e scientificamente corretto, che tenga conto di tutte le molteplici variabili e implicazioni che la caratterizzano: fattori biologici, ambientali, culturali, economici, sociali, legali, religiosi e persino assicurativi condizionano le dinamiche del processo evolutivo, agendo singolarmente e interagendo tra loro. È difficile distinguere l’influenza degli uni dagli altri ed è possibile che a una certezza assoluta, fatta di numeri, non sia possibile pervenire.

Quello che possiamo oggi affermare, sulla base dei risultati di un buon numero di studi scientifici attendibili, pubblicati negli ultimi 30 anni, è che il benessere dei bambini e adolescenti cresciuti  da persone omosessuali non è condizionato da genere e orientamento sessuale delle figure genitoriali, ma dalla qualità della relazione affettiva che si instaura con chi si prende cura di loro, dalla competenza e dal senso di sicurezza genitoriali e dalla presenza di un supporto sociale ed economico per la famiglia.

Alle competenze genitoriali è oggi con certezza attribuita la funzione fondamentale di supporto e promozione di un buon percorso di crescita e sviluppo del bambino all’interno di ogni tipologia familiare, sia essa eteroparentale , omoparentale, monoparentale, separata o ricombinata o altro ancora.

I fattori di rischio per un bambino che cresca in un contesto omogenitoriale sembrano, dunque, risiedere all’esterno di essa.

Il rischio di essere discriminati ed esposti a bullismo, di non essere accolti e sostenuti, ma piuttosto additati come diversi, anche in ambiti in cui dovrebbero godere della massima protezione, come gli ambienti scolastici e sanitari. Non ultimo per gravità è il rischio di sfruttamento, per produrre ascolti, da parte dei mass media, ai quali la stessa CRC, all’ Art 17-e, rivolge una specifica raccomandazione “…a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere…”

Sullo stato di salute, in senso globale, di adulti cresciuti da lesbiche o gay sappiamo ancora troppo poco. Abbiamo evidenze solo iniziali.

Abbiamo invece la certezza che le persone omosessuali, nella maggior parte dei paesi e anche in Italia, sono ancora discriminate nell’accesso al lavoro, a una casa e a condizioni di vita stabili: vivere in un contesto omogenitoriale può diventare una condizione discriminante per il bambino se chi si occupa di lui ha difficoltà a far fronte ai bisogni primari.

Il tema della genitorialità delle coppie omosessuali ha forti implicazioni morali, ideologiche e personali, ed è condizionata da impostazioni giuridiche differenti nei vari paesi del mondo che ne acuiscono le difficoltà di approccio.

La soddisfazione dei diritti di un adulto deve essere però subordinata al rispetto del superiore interesse del minore, ponendo l’interesse del bambino al centro e al vertice di ogni questione.

In conclusione, al di là del legittimo dissenso di ciascuno nei confronti di comportamenti non condivisi, l’ACP ritiene che ogni adulto responsabile abbia il dovere di fare ciò che è in suo potere per garantire il rispetto del “superiore interesse” di ogni bambino che si trovi a vivere in situazioni atipiche, garantendone il diritto a essere ascoltato e rappresentato.

Come pediatri possiamo e dobbiamo sorvegliare e promuovere il suo processo evolutivo e supportare ugualmente tutte le diverse figure genitoriali che incontreremo nella mutevole società di oggi.

Stiamo trattando i temi più delicati e più profondi dell’esistenza umana. Tutti noi, adulti responsabili, dobbiamo affrontarli con estrema delicatezza e la massima attenzione e disponibilità, perché dobbiamo salvaguardare quello che c’è di più fragile e di più prezioso al mondo, che si affida a noi in modo incondizionato e senza rivendicare alcun diritto.

La tutela dei bambini nel diritto internazionale

La salute di bambini e adolescenti, “condizione di completo benessere fisico, mentale, spirituale, morale, sociale” (OMS 1948 , Convenzione ONU 1989-CRC), si costruisce durante ogni fase della vita ed è condizionata da tutto ciò che accade intorno a loro. È dovere di ogni adulto garantire che ogni bambino e adolescente “possa godere del miglior stato di salute possibile” (CRC Art. 24) che “sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione… motivata dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari” (CRC Art. 2)  

Nascere e crescere in un contesto omogenitoriale è di per sé una condizione particolare – diversa dai contesti eterogenitoriali o monoparentali, di gran lunga prevalenti in tutto il mondo – e come tale necessita di un’attenzione particolare. Quel bambino, come e più degli altri, “ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione” (CRC, Preambolo).

È dovere di ogni adulto ricordare che “In tutte le decisioni … l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”(CRC Art.3).

L’Associazione Culturale Pediatri  ha tra le sue priorità il rispetto e la promozione dei diritti di bambini e adolescenti, la riduzione delle disuguaglianze di salute e la promozione e valorizzazione delle competenze di bambini e genitori fin dalle prime epoche delle vita.

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Ci sono 3 commenti:

  1. Dott Arturo Alberti pediatra ACP - 13 Mag 2016 3:57 PM

    Cari amici, il comunicato stampa mette assieme affermazioni condivisibili con giudizi di valore che non sono condivisibili da molti associati. E’ giusto affermare che il pediatra, nello svolgere la sua professione, non opererà alcuna discriminazione in base al tipo di famiglia cui il bambino appartiene:il diritto alla salute sarà garantito a tutti sempre. Non si può invece affermare che “il giudizio sulle eventuali conseguenze che tale specifica situazione ambientale può avere sulla salute del bambino deve obbligatoriamente derivare da un approccio eticamente e scientificamente corretto” e poi immediatamente dopo affermare, senza prove scientifiche valide e senza studi non viziati da pregiudizi, “che il benessere dei bambini e adolescenti cresciuti da persone omosessuali non è condizionato da genere e orientamento sessuale delle figure genitoriali”. Questa affermazione è solo ideologica e impedisce un dialogo sereno tra le diverse appartenenze culturali. Come si fa a dire oggi che “le persone omosessuali sono ancora discriminate nell’accesso al lavoro, alla casa a condizioni di vita stabili” quando vediamo che la lobby LGBT riesce a sconfiggere la Barilla e altre aziende e che ormai l’outing garantisce la tutela del lavoratore più che l’appartenenza sindacale? Come ACP dovremmo solo garantire la nostra qualificata assistenza ad ogni bambino che ne ha bisogno: scendere in valutazioni etiche e in giudizi ideologici farà decidere molte persone a lasciare una casa culturale che sentono ostile.

  2. Federica Zanetto – presidente ACP - 17 Mag 2016 10:05 AM

    Il testo del comunicato ACP è esito di un percorso di riflessione, auspicato e condiviso in ACP sin dall’ inizio del clamore mediatico intorno a un tema delicato e complesso. Il confronto, come tale, ha considerato le diverse e tutte legittime posizioni in ambito associativo, anzitutto all’ interno del direttivo nazionale e anche con i referenti regionali ACP. Sono inoltre state molte anche le voci pervenute e ascoltate dai singoli soci durante le varie occasioni di incontro in queste settimane e diversi gli scambi occorsi in questo periodo con figure significative di altre discipline della salute e della cura del bambino e della sua famiglia.
    “Saper tenere insieme il rispetto delle diversità e la gioia di ritrovare sintonie è il segreto della convivenza”. Anche in ACP

  3. Omogenitorialità: seconda parte a cura di Andrea Pinato – Silvana De Mari Community - 04 Feb 2017 9:18 PM

    […] [14]  https://www.acp.it/2016/05/pediatri-acp-unioni-civili-vicini-a-tutte-le-famiglie-nellinteresse-del… […]