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29 Ago 2016
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Società Italiana di Igiene e gestione dei rifiuti: troppe false sicurezze

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Giacomo Toffol, Laura Reali, Giuseppe Primavera
Pediatri per un Mondo Possibile. Associazione Culturale Pediatri

Le discariche “inquinano l’ambiente più degli inceneritori” e questi ultimi “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”.

E’ questa l’affermazione perentoria che la SItI, società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica ha diramato pochi giorni fa attraverso un comunicato stampa, non rintracciabile peraltro sul sito ufficiale della società, diffuso da AdnKronos. Nel comunicato si descrivono in sette punti le motivazioni che secondo la società degli igienisti italiani giustificano l’utilizzo degli inceneritori per risolvere il problema dei rifiuti senza, a loro dire, creare rischi per la popolazione. A supporto di queste affermazioni vengono riportati, in modo non veritiero, i risultati di un solo studio epidemiologico, lo studio Moniter condotto in Emilia Romagna, mentre non vengono citati i numerosi altri studi europei sugli effetti sulla salute dei diversi trattamenti dei rifiuti, discariche ed inceneritori.

Ma anche lo studio Moniter, come affermano ISDE e Medicina Democratica in due comunicati di protesta conseguenti alle affermazioni della SItI, viene completamente travisato nelle sue conclusioni. Gli unici risultati dello studio Moniter pubblicati su riviste internazionali (Candela S et al, Epidemiology 2013;24:863) e (Candela S et al, Environ Int, 2015. 78:51) mostrano infatti una associazione positiva e statisticamente significativa del rischio di nascite pretermine e abortività spontanea con l’esposizione alle emissioni degli impianti. Anche la review di Porta (Porta D et al, Environ Health. 2009 Dec 23;8:60) aveva trovato alti livelli di evidenza per basso peso alla nascita e limitati livelli di evidenza per alcune determinate malformazioni e per alcuni tipi di cancro .

E non è forse questo un importante rischio sanitario? E’ vero che questi studi riguardavano per lo più impianti di vecchia generazione, ma dove sono gli studi sugli effetti dei nuovi impianti, costruiti con le migliori tecnologie disponibili?

Review più recenti (Ashworth DC et al, Environ Int. 2014 Aug;69:120-32) hanno trovato una debole associazione con DTN e malformazioni cardiache; altri (Mattiello A et al, Int J Public Health. 2013 Oct;58(5):725-35) sostengono che le nuove tecnologie stanno producendo risultati più rassicuranti ma auspicano nuovi studi; una recentissima revisione sistematica (Ncube F et al, Perspect Public Health. 2016 Mar 24) conclude che l’evidenza epidemiologica è inadeguata, per le limitazioni metodologiche degli studi più recenti presi in considerazione: assenza di misure di esposizione, fattori confondenti, follow up di breve durata. Le stesse critiche rilevate dall’Associazione Italiana di epidemiologia in un documento del 2009: “A causa del poco tempo trascorso dall’ introduzione delle nuove tecnologie d’incenerimento e a causa delle difficoltà di condurre studi di dimensioni sufficientemente grandi da rilevare eventuali effetti delle nuove concentrazioni dei tossici emessi, non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione.”

Riguardo alla nocività delle discariche, questa riguarda per lo più le discariche per rifiuti speciali, tra i quali vanno annoverate anche le ceneri prodotte dagli inceneritori (circa tre quintali per ogni tonnellata di rifiuti bruciati), e le discariche illegali, come quelle disseminate in Campania. Da uno studio dell’Istituto Mario Negri (Davoli E et al, Waste management 2009) risulta che una discarica moderna, gestita con controlli ottimali, costituisce un rischio minimo per la salute.

Ma, come stabilito dalla direttiva quadro UE 2008/98/CE, nella gerarchia della gestione dei rifiuti abbiamo al primo posto la riduzione della produzione dei rifiuti stessi, seguita dal riutilizzo e dal riciclaggio dei rifiuti; l’incenerimento e lo smaltimento in discarica devono costituire l’ultima alternativa del processo. Questa strategia produce un minor consumo di materie prime, produzione di molti posti di lavoro e una minore quantità di emissioni. Ricordiamoci che la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento, di solito di grandi dimensioni, ipoteca il futuro obbligandoci a rendere disponibili per un lungo numero di anni elevate quantità di rifiuti da bruciare, impedendo l’attuarsi di quella virtuosa gestione dei materiali indicata come obiettivo prioritario dalla Comunità Europea e dalla normativa vigente. Già adesso tre regioni (Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli) hanno raggiunto percentuali di raccolta differenziata superiori al 60%, altre (Calabria e Sicilia) sono sotto la soglia del 10%. La migliore soluzione è quella di bruciare tutto o di mettere in moto una corretta gestione dei rifiuti?

Alla luce delle attuali evidenze scientifiche, affermare con tanta sicurezza che l’utilizzo degli inceneritori sia l’unica e più sicura possibilità per risolvere il problema dei rifiuti non aiuta certamente tutte quelle associazioni mediche che da anni si occupano con professionalità di questo problema, né aiuterà a risolverlo in modo adeguato.

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Ci sono 4 commenti:

  1. Guido - 01 Set 2016 1:47 PM

    Chiamarli inceneritori è riduttivo e fuorviante in quanto la cenere non è l’unico residuo del processo chimico ma emettono sopratutto gas ed un po’ di polveri sottili (quelle che sin troppo piccole x essere trattenute dai filtri). Propongo di chiamarli con l’acronimo PIG ovvero Polverizzatori Inceneritori Gassificatori di rifiuti. Orbene, trattare i rifiuti con un PIG è semplicemente medioevo tecnologico in quanto aumenta l’inquinamento ambientale e l’effetto serra.

  2. Giovanni Gnani - 01 Set 2016 3:21 PM

    Nulla si crea nulla si distrugge, questo è un dato universale, gli inceneritori non sfuggono a questa legge, per ogni tonnellata bruciata il 30% esce sotto forma di polvere e cenere, il rimanente 70% esce dal camino, dopo essere passato dal forno di post combustione, a oltre 1000 gradi, a quelle temperature le polveri si trasformano in gas invisibile ha occhio nudo, il contenuto di questo gas sono polveri chiamate picogrammi (un miliardesimo più piccolo di un milligrammo).

  3. Roberto - 01 Set 2016 10:33 PM

    Credo che la definizione più corretta sia TERMODISTRUTTORI.
    Definizione usata dal presidente della Provincia di Brescia.
    Ed io voglio partire da qui. Lasciando ai medici e agli studiosi il compito di approfondire gli effetti sulla salute di questo folle modo di trattare quelli che sono scarti (basta considerarli rifiuti) del vivere giornaliero.Del resto il falegname produce scarti (segatura e trucioli che vengono riutilizzati) come pure si fa per gli scarti dell’industria meccanica.
    E’ necessario partire da un dato che pare essere ignorato dagli estensori di quel documento firmato Siti.
    L’uomo sta consumando molte più risorse ecologiche di quanto la terra riproduce ogni anno. L’overshoot day sta scalando ogni anni almeno 6 giorni del calendario. Nel 2013 è avvenuto il 25/8. Nel 2014 19/8. Nel 2015 13/8 e 2016 il 7/8
    Di questo passo, continuando a considerare rifiuto da distruggere quello che è riutilizzabile/riciclabile, stiamo creando le condizioni perché la Terra non sia più in grado di riprodurre le risorse ecologiche. Sopratutto quei beni comuni essenziali (Aria, Acqua e Suolo) senza dei quali la vita non sarà più possibile. Anche solo partendo da queste considerazioni non ritengono i signori della SITI (Società italiana di Igiene, Medicina preventiva e Sanità pubblica)che questo modo di trattare e di pensare i rifiuti possa costituire un rischio troppo grande per la vita dell’Uomo ?? E non sto parlando della qualità della vita.

  4. Borgianca - 02 Gen 2018 7:26 PM

    In Italia e nel mondo ci sono decine di studi circa l’inquinamento prodotto dallo smaltimento dei rifiuti. E’ da ritenersi che detti studi siano esperiti da gente che conosce a fondo la materia. Quello che è sconcertante è che nelle conclusioni escono valutazioni opposte. Io non sono un esperto però mi interesso della materia perchè sono interessato alla mia salute e quella dei miei famigliari. Allora vorrei dire che una valutazione collaterale univoca è quella che dimostra che i maggiori inquinamenti urbani sono dovuti ai riscaldamenti singoli. In Svezia dove hanno raggiunto il massimo livello di raccolta differenziata possono incenerire i rifiuti in termovalorizzatori posti dentro alle città che col energia termica generata forniscono il riscaldamento a 950 mila abitazioni ed energia elettrica a 269 mila utenze. Tutto ciò di fronte ad un inquinamento modestissimo, sostenuto massimamente dal traffico. Anche per quest’ultimo sono allo studio misure per prima limitare l’uso di motori endotermici poi nel giro di alcuni anni eliminarli completamente.