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09 Dic 2016
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Congresso Sifo, piccoli pazienti tra farmaci pediatrici troppo rari e terapie off-label

Le prescrizioni “off-label” sono pressoché ‘inevitabili’ in ambito pediatrico, varia​no​ dall’11 all’80%, a seconda dei contesti clinici.
Le leggi che regolano l’utilizzo di farmaci off label sono molto stringenti in Italia. Creare un database aggiornato delle prescrizioni off-label con il coinvolgimento di tutti i centri pediatrici italiani, secondo IFO, potrebbe consentire di raccogliere documentazione e aggiornamento in tempo reale sulla sicurezza di impiego ed efficacia dei medicinali in ogni fascia d’età.

 

di Ro. M.

2 dic. [Sole24ore Sanità] I farmaci per i bimbi sono una rarità. E ci sono tanti, troppi i bambini “orfani di terapia”, ovvero piccoli pazienti che rischiano di rimanere senza cure per il problema legato alla scarsità di farmaci studiati e immessi in commercio per la fascia pediatrica. Le baby-pillole sono poche perché i farmaci progettati specificamente per curare i bambini sono limitati, ma anche perché sono poche le aziende farmaceutiche che investono in studi di ricerca per approfondire gli effetti dei farmaci sui più piccoli. Ecco perché secondo la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie (Sifo) «è quanto mai opportuno parlare della questione delle prescrizioni “off-label”, pressoché ‘inevitabili’ in ambito pediatrico: si tratta di tutti quei casi in cui, nella cura di una patologia, vengono impiegati farmaci con modalità diverse da quelle autorizzate o non studiati specificatamente nella popolazione pediatrica».

Possono essere farmaci nati in realtà per un altro disturbo, ma che le evidenze cliniche dimostrano essere di consolidata efficacia anche in altri casi. Oppure medicinali indicati solamente per l’età adulta e che vengono ‘adattati’, nella posologia, per essere somministrati ai minori di 18 anni: una casistica, questa, che rispecchia il 70% delle prescrizioni fatte dai medici pediatri.

A questo argomento Sifo dedica un focus nell’ambito del XXXVII congresso nazionale in corso in questi giorni a Milano, con una sessione dal titolo «Ebm e legislazione in pediatria: due ordini di grandezza per un solo problema – La terapia farmacologica nel paziente pediatrico».

Terapie off -label in pediatria
L’incidenza dell’utilizzo off-label in età pediatrica è molto più alta di quello che si crede: varia dall’11 all’80%, a seconda dei contesti clinici: è tra l’11 e il 37% in ambito ambulatoriale, va dal 16 al 62% nei reparti di pediatria generale e supera l’80% nelle terapie intensive pediatriche e neonatologiche. Percentuali elevate perché quella pediatrica è una fascia di popolazione ristretta (come anche le donne in gravidanza, o i neonati prematuri), per cui sono pochi i farmaci creati ad hoc solo per essa.

Ma ci sono anche ostacoli etici, statistici e commerciali che frenano gli studi clinici dedicati all’impiego di farmaci in questa età. Si fo sottolinea, comunque, che «utilizzare una terapia in modalità off-label, quindi al di fuori dalle indicazioni terapeutiche ufficiali, non è sinonimo di comportamento ‘azzardato’. Quasi sempre, i farmaci vengono impiegati a fronte di una consolidata evidenza clinica, riconosciuta negli anni da fonti scientifiche accreditate. Nonostante questo, però, si continua a parlare di ‘off-label’ per ragioni formali, ad esempio perché non si è ancora provveduto ad aggiornare la scheda tecnica del farmaco e le indicazioni non sono state allargate anche alla popolazione pediatrica».

Unire le esperienze di tutti i centri pediatrici
«Le leggi che regolano l’utilizzo di farmaci off label sono ancora molto stringenti in Italia e spesso medici e farmacisti si trovano di fronte a dei veri e propri vicoli ciechi, anche avendo dalla propria una letteratura scientifica consolidata (Evidence Based Medicine). E molto spesso questo si intreccia anche ad un aspetto di spesa e sostenibilità, per le strutture ospedaliere coinvolte nella gestione di questi casi», sottolinea Sifo, che lancia una proposta: unire le esperienze di tutti i centri pediatrici in Italia.

Uno degli aspetti prioritari legati all’utilizzo off-label di medicinali in ambito pediatrico è infatti la catalogazione delle reazioni avverse, che sono potenzialmente più frequenti di quanto non avvenga quando i farmaci vengono impiegati secondo le indicazioni autorizzate. Questo è dovuto al fatto che il processo di raccolta delle informazioni, nell’off-label, non è ancora ben definito e ad oggi si basa quasi esclusivamente sulle segnalazioni spontanee. Dal congresso Sifo la proposta di implementare il sistema di controllo e valutazione delle prescrizioni off-label in pediatria, potenziandolo, creando una banca dati approfondita.

«Creare un database aggiornato delle prescrizioni off-label con il coinvolgimento di tutti i centri pediatrici italiani permetterebbe di raccogliere una notevole documentazione e un aggiornamento in tempo reale sulla sicurezza di impiego ed efficacia dei medicinali in ogni fascia d’età», afferma Davide Zanon, coordinatore Galenica clinica Sifo e moderatore della sessione dedicata alla pediatria.

«L’utilizzo di farmaci off label – spiega Maria Grazia Cattaneo, presidente del Congresso – prevede un’assunzione di responsabilità specifica da parte del medico prescrittore, attraverso la compilazione di una richiesta motivata. La sessione intende portare l’attenzione delle istituzioni e delle aziende farmaceutiche una problematica che rischia altrimenti di rimanere un problema a carico del medico che prescrive, del farmacista che allestisce la terapia e, in ultima analisi, dei piccoli pazienti che necessitano di cure».


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