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09 Dic 2016
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Vaccini e promozione della salute: scelte più responsabili e consapevoli o obbligo vaccinale?

Vaccinare per obbligo o vaccinare per scelta, questo è il problema. Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia vanno in una direzione, il Veneto in un’altra. Intanto la meningite miete le sue vittime. Quando si tornerà ad una politica vaccinale nazionale? 
Una riflessione sull’obbligo vaccinale di D. Greco, offre qualche spunto.

 

Donato Greco (consulente Ecdc per le malattie infettive) e Reparto di Epidemiologia delle malattie infettive (Cnesps-Iss)

7 dicembre 2016 –  [Epicentro.iss.it] L’obbligo vaccinale è una misura nata circa cinquant’anni fa (l’ultima vaccinazione obbligatoria a essere stata introdotta è l’epatite B nel 1991) a fronte di malattie che avevano causato migliaia di morti infantili e tantissime sofferenze: credo che non sia onestamente discutibile il grande successo che l’obbligo vaccinale ha avuto, insieme ad altri fattori, nella totale riduzione di queste malattie nel nostro Paese.

Si tratta di una misura “obbligatoria” verso i genitori dei nati, quindi coercitiva, automatica: una misura di prevenzione resa obbligatoria dall’emergenza epidemica del tempo per garantire un intervento omogeneo, costante e tempestivo in tutto il Paese che potesse costruire coorti di bimbi protetti contro quelle malattie, riducendo quindi il rischio di ammalarsi.

 

Obbligatorie e raccomandate

Con il passare del tempo sono stati sviluppati nuovi vaccini ma la lista delle vaccinazioni obbligatorie è rimasta inalterata, causando, di fatto, la suddivisione in due gruppi, vaccinazioni obbligatorie e raccomandate; tuttavia anche queste ultime sono offerte gratuitamente e attivamente dal Servizio sanitario nazionale.

Oggi, in Italia, l’obbligo vaccinale riguarda solo 4 (poliomielite, difterite, tetano ed epatite B) delle numerose vaccinazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale, tuttavia, anche i vaccini raccomandati sono efficaci e sicuri e fanno parte integrante della strategia nazionale e regionale messa in atto per contrastare le malattie infettive prevenibili con la vaccinazione. Persino la vaccinazione contro il morbillo, strumento principe della strategia di eliminazione dell’Organizzazione mondiale della sanità di questa malattia dalla Regione europea, è tra le cosiddette raccomandate. Quindi si tratta di una classificazione obsoleta legata solamente alla mancanza di un aggiornamento della parte legislativa in questa materia.

Con la decentralizzazione del sistema sanitario le Regioni, e le Asl, hanno la responsabilità di garantire il diritto alla prevenzione vaccinale e concordano con il Ministero una strategia nazionale, ma restano responsabili delle modalità organizzative dell’offerta vaccinale. Questa situazione ha creato delle differenze nell’offerta tra le diverse aree del Paese ma verranno presto ridotte grazie all’inclusione nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) di tutti i vaccini, obbligatori e raccomandati, previsti dal prossimo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019.

Oggi il concetto di “obbligatorietà” confligge con il concetto di “promozione” della salute che è alla base di qualsiasi efficace azione preventiva: la promozione, evidentemente, coniuga la responsabilità dell’individuo con quella della comunità che, con le sue istituzioni, garantisce l’esigibilità del diritto universale alla salute, e quindi il sacrosanto diritto al bambino di non ammalare di una malattia per la quale esiste un vaccino efficace e sicuro.

La differenza tra vaccinazioni raccomandate e obbligatorie, non prevedibile dagli allora legislatori dell’obbligo vaccinale, ha portato problemi crescenti man mano che la lista delle vaccinazioni si è allungata. Ne cito solo alcuni:

  • la percezione della popolazione e degli operatori sanitari che le vaccinazioni obbligatorie fossero quelle buone, mentre le raccomandate fossero di serie B
  • la scarsa attenzione e la diffidenza, anche di alcuni gli operatori sanitari verso le vaccinazioni raccomandate
  • la strumentalizzazione della divisione tra vaccini obbligatori e raccomandati, da parte dei movimenti antivaccinali che su questa differenza hanno impostato molte delle loro argomentazioni e che fanno proseliti utilizzando l’argomentazione che i vaccini combinati includono anche vaccini raccomandati
  • la deresponsabilizzazione dell’individuo verso la prevenzione, vista non come un necessario impegno personale, ma delegata all’autorità, in stile populisticamente comodo ma non efficace.

Inoltre, non va sottovalutato il fenomeno legato alla crescente disinformazione anti-vaccinale, che alimenta le preoccupazioni dei genitori e i pregiudizi. Questo provoca un aumento della paura per le vaccinazioni e induce un numero crescente di genitori a rifiutare o ritardare la vaccinazione per i loro figli, a evitare alcune vaccinazioni, o comunque a esitare, prima di decidersi. La presenza di strategie vaccinali diverse tra le Regioni e la distinzione, tuttora vigente, tra vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, non favorisce il contrasto alla disinformazione in ambito vaccinale.

Nel 2008 la Regione Veneto ha sospeso l’obbligo vaccinale sul suo territorio a fronte di un’offerta attiva di vaccinazioni, che è tra le migliori in Italia e le prime in Europa, erogata attraverso una rete di servizi pubblici e una costante intesa con i pediatri di libera scelta.

Tuttavia, recentemente, a fronte di un calo generalizzato dell’adesione alle vaccinazioni in età pediatrica in tutta la Regione e in Italia, in Veneto sono state messe a punto una serie di azioni aggiuntive (tra cui la revisione delle “procedure operative per la gestione delle vaccinazioni” e “indicazioni per il recupero delle coperture vaccinali”) per assicurare il recupero delle coperture vaccinali e per garantire la salute della collettività con un forte coinvolgimento dei Sindaci nella loro qualità di Autorità sanitaria locale.

Diversamente dalla regione Veneto, nel novembre 2016, il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna ha inserito nella riforma dei servizi educativi per la prima infanzia, come requisito d’accesso ai servizi, pubblici e privati, “l’avere assolto gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”, e quindi aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B a partire dal 2017.

Il Comune di Trieste ha preso la stessa decisione, estendendo l’obbligo anche per l’iscrizione alle scuole materne. Questa strategia è una novità nel panorama italiano perché, a livello nazionale, si è osservato nel tempo l’eliminazione o la non applicazione delle sanzioni o inizialmente previste dalla legge per chi non rispettava l’obbligo vaccinale.

Tuttavia, è una soluzione già prevista nella bozza del Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 attualmente in corso di approvazione, e in linea con le raccomandazioni del Comitato nazionale di bioetica che rimarca come occorra «porre in essere, in caso di situazioni di allarme, azioni ripetute e adottare provvedimenti di urgenza ed eventuali interventi legislativi necessari a ripristinare o raggiungere un livello accettabile di sicurezza sanitaria ottenibile mediante il mantenimento di elevate coperture vaccinali».

Si tratta di una norma pensata per proteggere la comunità e in particolare:

  • chi ha le difese immunitarie compromesse
  • i bambini piccoli, non ancora vaccinati
  • i bambini che pur essendo stati sottoposti a tutte le vaccinazioni raccomandate, non hanno sviluppato una risposta immunitaria sufficiente a proteggerli adeguatamente.

La decisione, considerata coraggiosa da molti, pone però il problema relativo al mantenimento di coperture vaccinali per le vaccinazioni raccomandate, sulle quali la norma regionale e comunale non influisce.

È necessario quindi che lo Stato modifichi la legislazione per superare questo problema di nomenclature che è causa di confusione, perplessità e problematiche con ripercussioni legali.

È necessario quindi, insieme a queste importanti iniziative, continuare a mettere in atto strategie comunicative in grado di fugare i dubbi dei genitori, ascoltarli con attenzione, manifestando comprensione per le loro perplessità e per le loro paure, e illustrare con chiarezza e, possibilmente, dati alla mano, i danni causati dalle malattie e i rischi derivanti dai vaccini. Se necessario, andranno prese in considerazione anche misure sanzionatorie da parte degli Ordini professionali per quegli operatori sanitari, in particolare quelli in convenzione con il Ssn, che sconsigliano la vaccinazione ai loro assistiti, come tra l’altro previsto dalla bozza del nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale.

 

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C' é 1 commento:

  1. rosario cavallo - 10 Dic 2016 4:05 PM

    Veneto, Toscana, E.R. e Trieste si stanno adoperando per qualcosa che non so come possa essere definito ma che certamente non ha nulla a che vedere con la protezione pensata per proteggere la comunità e sopratutto la sua parte più debole.
    Un irrigidimento sulla osservazione effettiva degli obblighi vaccinali non modificherebbe per niente la protezione indiretta (di gregge) per le malattie “coperte” dai vaccini obbligatori; le attuali coperture vicine al 95% non prospettano infatti problemi per tetano, difterite, epatite B e polio.
    I problemi si chiamano invece pertosse, morbillo (eventualmente varicella).
    Tutte malattie per le quali i vaccini sono NON obbligatori; tutte malattie contro le quali probabilmente i “vaccino-scettici” radicalizzeranno la loro opposizione facendo calare ulteriormente coperture già attualmente “a rischio”.
    Il problema della “esitazione vaccinale” è reale, dovrebbe essere affrontato con studio attento e possibilmente in modo organizzato su scala nazionale.
    Purtroppo mi sembra che questi primi tentativi di risposta somiglino piuttosto a degli slogan abbastanza velleitari.