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07 Mar 2017
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Adolescenti e Millennials: la sessualità e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e dell’Hpv

Malgrado le nuove generazioni abbiano maggiore accesso alle fonti di informazione e malgrado parlare di sesso e sessualità non sia più un tabù, il quadro che emerge dall’indagine effettuata dal CENSIS è sconfortante. Sebbene l’informazione percepita appaia diffusa, le effettive conoscenze su sessualità e malattie sessualmente trasmissibili non vengono particolarmente approfondite a nessuna fascia di età.

 

di Ketty Vaccaro (Responsabile Salute e welfare Fondazione Censis)

[PDF] Le competenze dei giovani

8 feb. [Il Sole24ore Sanità] Qual è il rapporto che la nuova generazione dei giovanissimi (dai 12 ai 17 anni) e dei Millennials più giovani (dai 18 ai 24 anni) ha con la sessualità e la prevenzione da infezioni e malattie sessualmente trasmesse?
L’indagine Censis, realizzata grazie alla sponsorizzazione non condizionante di Sanofi Pasteur MSD ed oggi distribuita da MSD Italia, ha preso in considerazione un campione rappresentativo di 1.000 giovani da 12 a 24 anni residenti nel territorio italiano, per valutarne il punto di vista, i comportamenti e l’informazione sulla sessualità e le malattie sessualmente trasmissibili, con particolare riferimento al Papilloma virus.
Il mondo in cui vivono questi giovani è inondato da immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili, in cui internet, e soprattutto l’interconnessione continua garantita dallo smartphone, hanno potenziato enormemente le possibilità di informazione ed interazione sulla sessualità, che rappresenta il tema di gran lunga più ricercato sulla rete.

Eppure i dati tratteggiano una situazione in cui la stessa informazione percepita appare diffusa ma non particolarmente approfondita. Anche nella fascia di età più elevata (dai 22 ai 24 anni) chi si ritiene molto informato supera di poco il 25%, a fronte del 5,8% dei più piccoli. La grande parte del campione si giudica abbastanza informato (66,3%), il 18,4% poco e per nulla e non è un caso che poco meno del 50% ammette di avere dubbi e incertezze informative sulla sessualità. Forse anche perché l’educazione e l’informazione sulla sessualità sono appannaggio principalmente del gruppo dei pari (61,6%), cioè di amici, fratelli, coetanei, protagonisti di una comunicazione orizzontale in cui la dimensione informativa non è sempre esplicita. Poi vengono i media, soprattutto internet, attori principali dell’informazione anche sulle malattie sessualmente trasmissibili (62,3%) insieme alla scuola (53,8%). Il ruolo della famiglia assume rilevanza, su entrambi gli aspetti, solo per i più giovani, che in oltre la metà dei casi citano i genitori come fonte informativa principale.

Quello della sessualità molto precoce si rivela un falso mito: fino a 17 anni sono prevalenti le percentuali di chi non ha ancora avuto rapporti sessuali, mentre l’età media del primo rapporto si attesta sui 17,1 anni sia per i maschi che per le femmine. Rispetto ad una indagine Censis del 2000 l’età media è solo di poco diminuita: il campione in questo caso si riferiva a giovani dai 18 ai 30 anni e l’età media era 17,6 per i maschi e 18,4 per le femmine, mentre, nella nuova indagine, l’età media del gruppo paragonabile (18-24 anni) risulta pari a 17,5 per i maschi e 17,3 per le femmine. Il vero cambio culturale, dunque, non è tanto la maggiore precocità quanto il superamento del gap tra maschi e femmine ancora evidente nell’indagine del 2000.

L’informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili è comunque diffusa (solo il 6,2% non ne ha mai sentito parlare, anche se la quota sale al 18,7% tra i giovanissimi dai 12 ai 14 anni) ma è presente una sorta di sovrapposizione tra queste e l’Aids, citato spontaneamente dall’89,6% degli intervistati, a fronte di percentuali molto più ridotte che richiamano altre malattie.
Un ragazzo su tre dice di non temerle, ma sono comunque molto elevate le percentuali di chi afferma di proteggersi contro il rischio di infezione (74,5%), solo un po’ più ridotte rispetto all’attenzione ad evitare le gravidanze (92,3%). Oscillano sempre intorno al 70% le percentuali di chi dice di utilizzare il profilattico con questo duplice scopo, ma qualche confusione traspare, se si considera il 17,6% ed il 13,2% che è convinto di proteggersi dalle Ist utilizzando la pillola anticoncezionale e/o il coito interrotto. La conoscenza del Papilloma virus in particolare risulta più diffusa tra le ragazze (83,5% che ne ha sentito parlare a fronte del 44,9% dei ragazzi) e, se è molto alta la consapevolezza del rapporto tra il virus ed il tumore al collo dell’utero, meno frequente risulta il collegamento tra Papilloma e altri tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali (37,1%) e gli stessi condilomi (citati dal 26,4% degli intervistati), pure piuttosto diffusi proprio tra la popolazione più giovane.

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