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03 Nov 2017
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Quei soldi delle industrie ai direttori delle riviste scientifiche

La disclosure sui conflitti di interesse degli autori è in genere chiara e palese; quella degli editor delle riviste molto meno.​ ​Eppure questi influenzano non poco il dibattito scientifico, accettando o rifiutando i manoscritti, ma anche decidendo se e a quali referees inviarli per una revisione esterna. E’ tempo di disclosure anche per loro.

Si parla tanto di trasparenza e ormai qualunque articolo o comunicazione ai congressi scientifici inizia con una pagina di disclosure dell’autore rispetto ai suoi rapporti con le industrie. Ma nel processo di pubblicazione degli articoli scientifici determinante è anche l’atteggiamento degli editor delle riviste. Uno studio pubblicato su British Medical Journal è andato ad indagare questo aspetto.

29 OTT [Quotidiano Sanità] – Già da tempo, per evitare possibili bias di pubblicazione, intenzionali o meno, correlati al funding delle industrie, agli autori viene richiesto di riferire ai responsabili delle riviste scientifiche circa le loro relazioni finanziarie con l’industria molto precocemente nel processo di pubblicazione. La disclosure sui conflitti di interesse degli autori è dunque chiara e palese; quella degli editor delle riviste in genere molto meno.

Quando sono gli editor, medici e ricercatori anche loro, a ricevere finanziamenti dalle industrie, questo può configurare una forma di sottile ‘interferenza’ rispetto alle loro preferenze di pubblicazione? La questione è stata analizzata da uno studio retrospettivo e osservazionale pubblicato su British Medical Journal.

Lo studio ha coinvolto 713 dirigenti (dal livello di direttore associato in su, come desunto dal colophon)  di 52 importanti riviste scientifiche americane, con alto impact factor e relative a 26 diverse specialità; sono state quindi acquisite informazioni dal database US Open Payments (2014).

Sono stati esaminati tutti i pagamenti (es. reddito personale) e i fondi di ricerca provenienti dalle industrie del farmaco e device e ricevuti agli editor delle riviste sicentifiche nel 2014. La percentuale dei direttori che avevano ricevuto pagamenti e l’entità di questi pagamenti sono stati confrontati tra i diversi giornali e per singole specialità. Sono stati esaminati anche i siti internet delle riviste per valutare se fossero facilmente accessibili le policy sul conflitto di interessi.

I risultati dello studio indicano su 713 ‘editor’ valutati, il 50,6% non aveva ricevuto pagamenti personali dalle industrie nel 2014, mentre 139 (il 19,5%) avevano ricevuto dei fondi per la ricerca (in media 37.963 dollari). I pagamenti generali mediani più elevati sono stati ricevuti dagli editor di riviste endocrinologiche (range 0 – 85.816 dollari), seguiti da quelle cardiologiche (range 0 – 12.912 dollari), di gastroenterologia (range 0 – 20.002 dollari), reumatologia (range 0 – 14.280 dollari) e urologia (range 90 – 669 dollari).

L’esame dei siti internet delle riviste ha rivelato che solo in un caso su 3 le policy sul conflitto di interesse degli autori erano facilmente accessibili (cioè in meno di 5 minuti di ricerca).
Gli autori concludono dunque che il sostegno finanziario delle industrie a chi occupa posizioni dirigenziali all’interno delle riviste scientifiche è diffuso e spesso consistente, soprattutto per alcune specialità: le riviste dovrebbero dunque considerare l’impatto potenziale di questi finanziamenti sulla fiducia del pubblico rispetto alle ricerche pubblicate.

Gli editor delle riviste scientifiche, ricordano gli autori dello studio, influenzano non poco la conversazione scientifica, accettando o rifiutando i manoscritti ma anche decidendo se e a quali referees inviarli per una revisione esterna. E’ tempo di disclosure anche per loro.

Maria Rita Montebelli

29 ottobre 2017
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