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Quaderni acp - 2017; 24(6): 243

Adolescenti e smartphone, dobbiamo tutti fare di più

UO di Pediatria e Terapia Intensiva Neonatale-Pediatrica, Ospedale M. Bufalini, Cesena

Editoriale
Quaderni ACP
Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici dell'Associazione Culturale Pediatri

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Quaderni acp
ISSN: 2039-1382

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Ci sono 2 commenti:

  1. Maria Luisa Zuccolo - 26 Gen 2018 9:14 AM

    Dalla lettura dell’ultimo editoriale, emerge una situazione catastrofica ed inquietante ma che, vogliamo sperare, probabilmente riguarda solo una piccola parte dei ragazzi, o almeno questo è quanto emerge dal Rapporto UNICEF Children in a Digital World pubblicato a dicembre 2017. La tesi riportata dall’articolo recensito rispecchia la posizione di taluni studiosi secondo cui l’interazione online stia sostituendo quella faccia a faccia con tutte le conseguenze che ne seguono, posizione che secondo il rapporto risulterebbe essere semplicistica o quantomeno inaccurata.
    A fronte della preoccupazione che tormenta l’opinione pubblica sull’uso fuori controllo delle tecnologie digitali da parte degli adolescenti, esiste una altrettanto legittima preoccupazione per la gran parte di giovani generazione che invece dalla tecnologia sono tagliate fuori. E’ quindi importante riuscire a trovare il giusto equilibrio per permettere a bambini e adolescenti di ottenere il massimo beneficio dalle loro esperienze online limitando al massimo i rischi.
    Dal rapporto emerge chiaramente quanto, soprattutto per quella che viene definita iGen, le disuguaglianze tendano ad accentuarsi sempre di più proprio a causa del mancato accesso alle tecnologie digitali da parte dei ragazzi che vivono in ambienti svantaggiati, in regioni remote o parlano lingue minoritarie, tecnologie che rappresentano una opportunità di crescita mai vista prima in tutti i versanti: sugli apprendimenti, sulle relazioni, sulle abilità cognitive; tecnologie che se ben utilizzate possono aiutare a rompere i cicli intergenerazionali di povertà e aiutare a proteggere la loro salute, sicurezza e diritti.
    In effetti non vi sono sufficienti prove che dimostrino che un numero significativo di bambini e adolescenti sia così dipendente dai propri dispositivi da subire alterazioni patologiche nei principali ambiti della vita; parlare a sproposito di “dipendenza” non fa altro che alimentare la preoccupazione di genitori ed educatori per un comportamento ritenuto problematico e alimentare la convinzione che debba essere corretto. Dai dati in nostro possesso fortunatamente emerge che malgrado la fascia di età compresa tra i 15 e 24 anni sia quella più connessa al mondo, sono pochissimi gli adolescenti che fanno un uso eccessivo di internet o giocano per un tempo totale superiore ai limiti salutari. Sembra dimostrato al contrario che gli adolescenti che utilizzano siti di social networking dimostrano maggiori sentimenti di empatia nei confronti dei coetanei, amicizie esistenti più solide e minore solitudine. E’ più agevole per i ragazzi parlare online di argomenti personali e sensibili e soprattutto i ragazzi più ansiosi ed isolati trarrebbero maggior vantaggio dalla comunicazione online dove riuscirebbero a creare amicizie più facilmente.
    Lo Smartphone come tale non va demonizzato, il problema non è infatti lo strumento ma l’uso strumentale che ne viene fatto e, soprattutto le condizioni di partenza del bambino. Dal Rapporto sembrerebbe emergere che i bambini che non praticano attività fisica ma sono connessi, in realtà vivono in contesti sociali che rendono difficile impegnarsi in attività fisiche, quindi piuttosto che chiedersi in che modo lo schermo influisca sull’attività fisica, sarebbe più corretto domandarsi se i bambini conducano una vita in cui possono praticare un’attività sana ed equilibrata per una crescita e un benessere ottimali.
    Se una riflessione costruttiva si deve fare leggendo articoli di questo tipo, incluso il rapporto UNICEF, è che mai come ora è richiesto un ulteriore sforzo di sostegno alla genitorialità non solo nei primi mille giorni ma proprio nella fascia pre- ed adolescenziale.
    Mai come oggi i genitori sono chiamati a rispondere ad una nuova sfida genitoriale, in balia di messaggi contrastanti tra chi consiglia loro di “limitare il tempo di esposizione allo schermo” da una parte e la spinta ad assicurare ai propri figli i dispositivi di ultima generazione dall’altra, per permettere loro di restare al passo con l’evoluzione dei tempi.
    I genitori degli iGen sono molto cambiati rispetto quelli di solo pochi anni fa, troviamo tra essi i primi “nativi digitali” che utilizzano la tecnologia forse poco consapevolmente. Dovremmo iniziare a riflettere su episodi, per ora sporadici ma sicuramente destinati ad aumentare, di ragazzi che denunciano i propri genitori per l’uso inappropriato che essi fanno della loro immagine all’interno dei social, in violazione della privacy, segnale che da solo ci indica già la strada da imboccare: ripartiamo dalla famiglia.

  2. claudia grossi - 02 Feb 2018 12:03 PM

    Nella nostra societa’”evoluta” digitale penso che lo smartphone sia ormai diventato un problema che riguarda non solo la fase adolescenziale ; e ‘vero che in questo periodo della vita si avrebbe bisogno di rapporti tra pari reali e non virtuali, infatti vivere in una realta’ virtuale puo’ destabilizzare i ragazzi piu’ fragili e sopratutto far perdere di vista altre cose che aiutano a crescere in modo armonico, in modo piu’naturale e sano . Inoltre penso che questa continua connessione potrebbe non lasciare il tempo per elaborare da soli le proprie idee e le proprie emozioni .