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03 Gen 2018
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Caro Babbo Natale, il Ssn ti scrive… ancora una volta

22 dic. [IlSole24ore Sanità] Il Presidente del Gimbe scrive ancora una volta a Babbo Natale, le richieste sono precise e importanti, chissà se Babbo Natale ce la farà a realizzarle.

di Nino Cartabellotta (presidente Fondazione Gimbe)

Caro Babbo Natale,
quest’anno faccio molta fatica a tenere la penna in mano: nonostante non abbia ancora 40 anni sono molto meno agile di te che salti dalla slitta ai comignoli con l’energia di un ragazzino. Mi sento stanco, acciaccato e sempre più in difficoltà nel «promuovere, mantenere e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione» nel rispetto dell’uguaglianza di tutte le persone.
Con l’odore di urne e matite copiative che già copre quello di torroni e panettoni, devi sapere che la legislatura si chiude con un annus horribilis dove il segno meno precede tutti i numeri sul mio sostentamento: dal mio salvadanaio sono già stati scippati 423 milioni di euro per il 2017 e 604 dal 2018 in poi, senza nemmeno accantonare un simbolico riconoscimento per i miei professionisti che in questi anni difficili mi hanno sostenuto con abnegazione e spirito di sacrificio. Per non parlare poi dell’estenuante altalena tra entusiastiche previsioni e cocenti delusioni: pensa che nel Def 2014 portavo in dote per il 2018 ben 121,3 miliardi di euro, mentre se va bene saranno poco più di 113; e in fondo al tunnel vedo solo buio pesto, visto che sino al 2020 mi spetterà una percentuale del Pil sempre più bassa. Perfino le esigue speranze che riponevo nella Legge di Bilancio sono svanite: mi toccheranno pochissime briciole, distribuite più per mantenere gli equilibri che per soddisfare le mie priorità.
Nel frattempo la gerla dei nuovi Lea è stata riempita all’inverosimile e non so proprio come far quadrare i conti, visto che la coperta è cortissima e non viene mai tolto nulla dalle (troppe) prestazioni promesse ai cittadini. Il mio idraulico mi ha spiegato che quando si apre il rubinetto e la capienza della vasca rimane la stessa, bisogna lasciare lo scarico un po’ aperto, altrimenti l’acqua tracima: ascoltando le sue parole pensavo a liste d’attesa sempre più lunghe, all’aumento della spesa privata e tremavo all’idea della rinuncia alle cure da parte dei più deboli.
Infine, non riesco più a gestire le differenze geografiche di residenza perché 21 autonomie regionali sbiadiscono, come la varechina, il mio tanto invidiato universalismo e mi costringono a fare collezione di iniquità e diseguaglianze.
Caro Babbo Natale sappi però che, nonostante queste immani difficoltà, io non mollo perché ritengo di essere unico e insostituibile! E anche quest’anno la mia combattiva resilienza mi dà la forza per stilare la lista dei desideri, perché vorrei festeggiare i miei 40 anni con la certezza di poter svolgere il mio compito nel migliore dei modi per le future generazioni.
• Vorrei che tutte le forze politiche mettessero nero su bianco le loro intenzioni sul mio destino perché la salute dei cittadini viene prima di tutto ed è una leva fondamentale per la ripresa economica del Paese.
• Vorrei che il prossimo Governo, qualunque sia il suo colore, riapra adeguatamente la valvola dell’ossigeno destinato alla mia sopravvivenza evitando estenuanti tira e molla che equivalgono ad overdose di ossido di carbonio.
• Vorrei che fosse sempre la salute delle persone a guidare tutte le decisioni politiche, non solo quelle sanitarie, ma anche quelle industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali.
• Vorrei un impegno concreto della politica per disciplinare la “concorrenza”, perché la progressiva espansione senza regole del pilastro assicurativo rischia di portarmi a morte silenziosa, finché un bel giorno tutti si accorgeranno del mio trapasso quando al pronto soccorso sarà richiesta la carta di credito.
• Vorrei che Stato e Regioni collaborassero lealmente per tutelare la salute delle persone come detta la nostra Costituzione, visto che mi chiamo ancora Servizio Sanitario “Nazionale”; sarebbe bello anche che il ministero tenesse meglio d’occhio le autonomie regionali e avviasse un piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi.
• Vorrei che tra pubblico e privato ci fosse più integrazione e meno competizione, oltre che un armistizio sulla corsa all’armamento tecnologico sempre più costosa e rischiosa.
• Vorrei un’adeguata valorizzazione di tutti i professionisti che lavorano per me, oltre che il ricambio generazionale indispensabile per darmi energie e motivazioni; a tutti loro chiedo in cambio una nuova etica professionale per riconquistare i tanti valori perduti negli anni.
• Vorrei che i cittadini ridimensionassero le aspettative irrealistiche nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile, accettando che io sono stato creato per tutelare la loro salute e non per soddisfare capricci che rischiano di danneggiarla.
• Vorrei più finanziamenti per la ricerca, ma soprattutto che quelli disponibili fossero usati per sapere cosa è utile e cosa non lo è per la salute delle persone, invece che alimentare solo prestigiose, ma irrilevanti pubblicazioni.
• Vorrei una nuova stagione per la formazione continua di tutti i miei lavoratori, integrata nell’attività clinica e finalizzata a migliorare i comportamenti professionali, superando definitivamente il modello del “creditificio” e mettendo al bando tutti gli eventi promozionali che di ECM hanno solo l’etichetta.
Sì lo so, caro Babbo Natale, sto chiedendo troppo e tu non sai come far passare tutti questi regali dal camino. Tranquillo, lasciali pure dove vuoi perché io da 39 anni sono sempre sveglio H24 e 7 giorni su 7 per tutelare la salute di 60 milioni di persone.

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