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22 Mar 2018
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I consumi culturali allungano la vita

Sembra proprio che l’Arte sia un bisogno dell’uomo e non solo un piacere. Lo dimostrerebbero i dati riportati alla conferenza “Cultura Salute Benessere” organizzata dall’Associazione per l’Economia della Cultura e svoltasi a Roma martedì 13 febbraio 2018: “le malattie aumentano nelle popolazioni con minore tendenza o esposizione alla cultura.

di Giuditta Giardini

20 FEB [IlSole24ore] L’arte fa bene alla salute. Secondo i dati riportati da Stefano Canitano, medico radiologo dell’Ordine dei Medici di Roma e relatore alla conferenza “Cultura Salute Benessere” organizzata dall’Associazione per l’Economia della Cultura e svoltasi a Roma martedì 13 febbraio 2018, “le malattie aumentano nelle popolazioni con minore tendenza o esposizione alla cultura”. La visita al museo spinge il soggetto, malato e non, a sviluppare un rapporto simpatico con l’opera e a riallacciare legami con l’altro che sono fondamentali per la ricerca del benessere. Alla luce di queste verità gli Stati, specie quelli con una percentuale significativa di opere d’arte dislocate sul territorio, come l’Italia, dovrebbero adottare tecnologie sanitarie comprensive di percorsi terapeutico-culturali.
Il numero 2/2017 della rivista Economia della Cultura edita dal Mulino, Bologna è un numero sperimentale dedicato al tema della salute, cultura e benessere. Medicina, psicologia e cultura sono materie alla cui applicazione diretta occorre uno sforzo congiunto finalizzato al raggiungimento del benessere. Il secondo numero di Economia della Cultura considera la realtà internazionale, regionale e nazionale di quei paesi in cui gli investimenti pubblici e privati nell’ambito sanitario sono rilevanti ed eterogenei fino a comprendere investimenti in attività incentrate su emozioni e riflessioni connesse alle più diverse esperienze artistiche e culturali. Il tema è caldo e sembra attrarre investimenti per la ricerca, il segnale è quello di un “cauto ottimismo” riferisce Pier Luigi Sacco, professore ordinario di Economia della Cultura all’Università IULM di Milano. A livello statale, gli interventi in materia, diversamente dagli altri ambiti legati all’economia culturale non si misurano in termini di pareggio di bilancio, ma in termini di benessere e salute nazionale, che si raggiunge soltanto quando la cultura riesce a permeare i luoghi in cui c’è sofferenza.
Le ricerche della rivista Economia della Cultura sono partite, riferisce la dottoressa Carla Bodo dell’Associazione per l’Economia della Cultura, osservando le attività in programma presso il National Endowment for the Arts, ma si sono arrestate quando Trump paventò l’abolizione di quest’agenzia federale, tentativo sventato dal diniego del Congresso. In realtà, non occorre spostarsi oltreoceano per avere esempi di best practice, l’Unione Europea stessa sembra essere molto interessata alla cultura del benessere nelle sue varie declinazioni. In sede di Commissione EU cominciano a crearsi le premesse per stimolare riforme sussidiarie anche nel contesto della programmazione Horizon 2020e del nascente Anno Europeo della Cultura.
I maggiori studi e le iniziative più interessanti nel settore, in Italia come all’estero, cominciano dal basso, ossia da associazioni pubbliche e private che operano a livello locale. Lodevoli iniziative nazionali come il progetto “la Memoria del Bello” organizzato dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, su modello del MOMA di New York, per i malati di Alzheimer, le iniziative di musicoterapia promosse dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il MediCinema, una sala cinematografica all’interno dell’ospedale Gemelli di Roma, voluta dal docente dell’Università Cattolica, Celestino Pio Lombardistrutturo del Policlinico Agostino Gemelli, risentono della mancanza di una politica pubblica coesiva e azioni coordinate.
Esempi di best practice stranieri nel campo della cultura del benessere sono rappresentati da Regno Unito e Francia. Nel Regno Unito si comincia a parlare di art therapy dagli anni ’80 del Novecento, ma è solo sotto il governo laburista, a partire dal 2001, che i Ministeri della salute e della cultura si sono impegnati in una politica organica di impegno concreto e rapporti di monitoraggio. Sotto la grande insegna del “welfare State”, si è dato nuovo impulso alla ricerca, si cita, a titolo di esempio, il recente report del gruppo parlamentare misto suArts, Health and Wellbeing edito nel luglio 2017 e disponibile online. Tra i vari traguardi prospettati si parla della realizzazione di un centro di salute e benessere e della mise en place di strategie che sfruttino il potenziale terapeutico dell’arte.
Al secondo posto si trova la Francia, con una procedura istituzionale molto sofisticata: da dieci anni il ministère de la culture et de la communication e il ministère de la santé et des sports condividono una politica comune di accesso alla cultura per tutto il pubblico degli ospedali convenzionati. Il sistema originale prevede gemellaggi tra associazioni culturali di tutti i tipi e strutture ospedaliere in una cornice decentrata, infatti le convenzioni sono gestite da agenzie regionali, sanitarie e culturali, che lasciano ai ministeri le sole funzioni di monitoraggio e, all’occasione, intervento. Sono 19 su 22 le regioni francesi che partecipano con i loro ospedali al gemellaggio, ha cominciato Parigi con il Louvre, il Centre Pompidou, il Museo di Montmartre, il museo Picasso e tutti gli altri a ruota. Nel 2010 gli effetti della convenzione sono stati rafforzati mediante l’ampliamento delle infrastrutture, il potenziamento della formazione del personale terapeutico e culturale ed anche il miglioramento della qualità architettonica delle strutture ospedaliere in cui sono stati creati apposite aree culturali. I costi della gestione sono sopportati dalle agenzie regionali decentrare e dalle strutture partner della convenzione.
La dottoressa Carla Bodo dell’Associazione per l’Economia della Cultura auspica che l’Italia, dove esistono tante realtà indipendenti incapaci di fare massa per far sentire il loro peso, riesca ad appropriarsi di alcuni spunti interessanti desunti dagli esempi stranieri appena citati. Importante, secondo la Bodo, è l’approccio intergovernativo orizzontale fra i ministeri della cultura e della salute per la messa in opera di politiche adeguate ai tempi con monitoraggio dei risultati. Ugualmente interessante, per un paese in marcia verso il decentramento amministrativo, è lo stimolo di azioni sussidiarie a livello locale. La palla passa quindi al governo che verrà.

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