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11 Dic 2018
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Incontro Grillo-sindacati: spazio in Legge di bilancio per le richieste dei camici bianchi

«Se nel testo definitivo della manovra non vedremo accolte le nostre istanze (…) proclameremo nuove giornate di sciopero e ulteriori forme di lotta più articolate, con giornate di sciopero regionali. Non intendiamo mollare, non intendiamo perdere il Ssn, la più grande infrastruttura sociale, che è la nostra casa, e che garantisce il diritto costituzionale della salute dei cittadini. Saremo rigidissimi e andremo avanti nella lotta». Lo sciopero del 23 novembre ha avuto una adesione vicina al 90 per cento. La ministra ha twittato con un certo ottimismo: «Incontro con i sindacati medici nel giorno dello #sciopero. Il governo lavora per risolvere problemi antichi. Siamo tutti dalla stessa parte!». Molte le richieste di emergenze da risolvere: assunzioni di personale medico, garanzie sull’erogazione dei vecchi e nuovi livelli essenziali di assistenza e un numero congruo di contratti di specializzazione, almeno 3mila in più, per il post lauream dei giovani medici». Lo stato di agitazione della categoria continua. «Se nel testo definitivo della manovra non vedremoa ccolte le nostre istanze», conclude il sindacalista, «proclameremo nuove giornate di sciopero».

 

23 nov. [IlSole24ore Sanità] Potrebbero già entrare nella legge di bilancio le modifiche normative richieste dai medici Ssn sul rinnovo del contratto nazionale, fermo da dieci anni. Istanze per le quali oggi i camici bianchi hanno scioperato in tutta Italia. Lo ha riferito a Sanità24 Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Asssomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri, a conclusione dell’incontro che si è svolto questa mattina tra la ministra della Salute Giulia Grillo e le sigle dell’intersindacale medica e sanitaria, che oggi hanno scioperato in tutta Italia con un’adesione vicina al 90 per cento. Nello specifico, le misure che potrebbero entrare nella legge di bilancio riguardano: «l’inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale – spiega Palermo – e l’abrogazione del comma 2 dell’articolo 23 della Delega Madia, che congela al 2016 il trattamento accessorio. Uno step necessario per consentire che istituti come la Ria (retribuzione individuale di anzianità) tornino ad alimentare il fondo accessorio, destinato a compensare il disagio e a incentivare il merito».

Subito dopo l’incontro la ministra ha twittato con un certo ottimismo: «Incontro con i sindacati medici nel giorno dello #sciopero. Il governo lavora per risolvere problemi antichi. Siamo tutti dalla stessa parte!».

Risorse, stop al rimpallo Mef-Regioni
Riguardo le altre richieste alla base della protesta, Palermo ribadisce che «Sul nodo più generale delle risorse per il rinnovo contrattuale, i sindacati non vogliono restare incastrati nella partita tra Mef e regioni». Infine, continua Palermo, «Auspichiamo che si trovi un accordo all’interno del Governo per risolvere anche le altre emergenze: assunzioni di personale medico, garanzie sull’erogazione dei vecchi e nuovi livelli essenziali di assistenza e un numero congruo di contratti di specializzazione, almeno 3mila in più, per il post lauream dei giovani medici». Lo stato di agitazione della categoria continua. «Se nel testo definitivo della manovra non vedremoa ccolte le nostre istanze», conclude il sindacalista, «proclameremo nuove giornate di sciopero».

Ciò che chiedono i medici, sottolinea Andrea Piccinini della Cimo, come anticipato ieri da Sanità24 , è che «venga dato quanto già previsto e già finanziato dal Governo alle regioni». Risorse che ad oggi non sono state messe da parte se non in minima parte. Motivo per il quale Cimo ha inviato una diffida alla Regione affinché rendano noto che fine hanno fatto gli accantonamenti per il rinnovo del contratto. «Per chi non ci ha risposto – conclude Piccinini – abbiamo provveduto a inviare una segnalazione alla Corte dei Conti per valutare di aprire una indagine e valutare se si possa prefigurare un danno erariale».

L’agitazione continua
Lo stato di agitazione della categoria continua. «Se nel testo definitivo della manovra non vedremo accolte le nostre istanze – conclude il sindacalista – proclameremo nuove giornate di sciopero e ulteriori forme di lotta più articolate, con giornate di sciopero regionali. Non intendiamo mollare, non intendiamo perdere il Ssn, la più grande infrastruttura sociale, che è la nostra casa, e che garantisce il diritto costituzionale della salute dei cittadini. Saremo rigidissimi e andremo avanti nella lotta».

Anestesisti: priorità contratto e assunzioni
Sono dodicimila gli anestesisti che in tutta Italia hanno aderito allo sciopero, e di questi 6000 sono a lavoro per garantire i servizi minimi essenziali e le urgenze, ma gli interventi programmati sono stati sospesi. Lo ha riferito Marco Chiarello, coordinatore della Commissione Contratto del sindacato Aaroi-Emac, che afferma: “siamo stanchi di esser presi in giro”. “Mancano 37 giorni alla scadenza teorica del contratto 2016-18, mai siglato. E rimaniamo ancora nelle condizioni economiche per le quali un medico che è stato 12 ore a casa in pronta disponibilità prende 23 euro lordi per 12 ore, pari a 11 euro netti, per stare fermo ad aspettare la chiamata in urgenza. Sono cose vergognose. Le risorse devono essere messe nella legge di bilancio di quest’anno”. E Chiarello punta il dito anche sulle carenze di personale: “Tamponiamo i medici che mancano facendo turni in più, rispetto al debito contrattuale. È ora di chiarire che il sistema sanitario ha bisogno di risorse. Prima di tutto le risorse umane”, precisa il rappresentate di anestesisti e rianimatori. Ma servono anche risorse per il rinnovo del contratto. “Abbiamo fatto 18 incontri con l’Aran da marzo a ottobre – precisa Chiarello – e non abbiamo concluso niente”.

Il sovraccarico di lavoro aumenta il rischio clinico per i pazienti
Lo sciopero di 24 ore, iniziato alla mezzanotte di oggi, coinvolge medici dipendenti degli ospedali del servizio sanitario nazionale di tutta Italia e arriva dopo diverse settimane di mobilitazione, assemblee, sit-in, per rivendicare “il diritto a curare e il diritto a essere curati”. “Lavoriamo male, siamo pochi, abbiamo turni massacranti, non possiamo godere delle ferie e questo si ripercuote inevitabilmente sulle cure che forniamo al cittadino e aumenta il rischio clinico”, spiega Alessandra Di Tullio, segretaria del Fassid. A questo si aggiunge il problema della mancanza di medici specialistici e il numero troppo esiguo di borse di specializzazione messe a disposizione per formarli e il nodo del mancato rinnovo del contratto. “Siamo gli unici dipendenti del settore pubblico – spiega Di Tullio – a non aver avuto rinnovo del contratto, abbiamo retribuzioni ferme a 10 anni fa”.

di Rosanna Magnano © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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