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04 Feb 2019
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La governance in sanità vuol dire costruire ponti e non muri

di Antonio Addis*

15 GEN. [Ilsole24ore Sanità] «Il nostro servizio sanitario ha bisogno di una visione non conflittuale tra i diversi livelli ma anzi più collaborativa». Con queste parole Angelo Tanese, direttore generale della Asl Roma1, in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Forward, sottolinea l’esigenza di una dimensione collaborativa tra Regione e Aziende Sanitarie e anche tra Regione e Stato, per il bene del Servizio Sanitario Nazionale all’indomani dei suoi 40 anni. È una visione auspicabile, forse l’unica che potrebbe portare a risultati concreti per i cittadini; andrebbe però, forse, allargata in modo da prevedere e mettere in pratica la collaborazione tra tutti gli attori in gioco, incluse le industrie, i medici e i pazienti.
Per tradurre questa visione in realtà servono priorità condivise, la partecipazione di tutti e il confronto libero. La medicina del futuro richiede infatti un impegno collettivo nella programmazione e definizione delle priorità e ancora di più, al momento delle scelte attuative di queste priorità, con investimenti e azioni specifiche nell’ambito della governance, della pratica clinica. Tutto ciò sembra ovvio e scontato, ma la strada oggi è tutta in salita se non si costruiscono alleanze nel rispetto delle diverse identità e indipendenze.
Lo scenario politico nazionale – e mondiale – che ci si pone davanti sembra puntare infatti nella direzione opposta. Si operano scelte, in ambito sanitario ma non solo, dettate dall’imperativo di un cambiamento rispetto al passato, senza che – almeno apparentemente – ci si preoccupi di coltivare dialoghi e incuranti di innalzare muri. Quando invece, proprio ora, la priorità dovrebbe essere quella di lavorare insieme, anche nelle differenze, verso l’obiettivo comune del benessere fisico, sanitario, ma anche sociale ed economico, dei cittadini.
Non è certo il cambiamento a fare paura a chi si occupa di sanità. Nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle, abbiamo celebrato i 40 anni di un grande cambiamento sinonimo di assoluto miglioramento, se non di rivoluzione, la Legge Basaglia. Quello che fa nascere perplessità e preoccupazioni è altro. Sono il clima di scontro e di poca disponibilità all’ascolto di idee diverse dalla propria. È una assertività dettata più dalla volontà di affermare la propria autorità e il proprio potere a scapito degli altri, che dalla netta convinzione che una determinata scelta, una nomina, legge, allontanamento, siano effettivamente la decisione migliore da prendere. È qualcosa che si vede chiaramente quando le scelte vengono prese ancor prima di rendere chiaro il percorso alternativo che dovrebbe portare al cambiamento. Il dominio della comunicazione sui contenuti peggiora ulteriormente il clima riducendo qualsiasi attività critica alla semplice distinzione tra chi è a favore o contro.
In questo clima, che sembra contaminare sempre più ambiti, acquistano un valore ancora maggiore quei momenti di approfondimento e confronto in cui diverse realtà, con prospettive e obiettivi differenti, possono mettersi in gioco senza dover difendere le proprie posizioni o la propria identità. Spazi in cui si possono ammettere, anzi sono benvenute, incertezze e non si ha paura di farsi influenzare dalle idee degli altri.
Uno di questi “spazi operativi sicuri” è rappresentato dal progetto Forward, che da tre anni noi del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, portiamo avanti insieme al Pensiero Scientifico Editore, uniti dalla convinzione che la strada dell’innovazione – per lo meno in sanità – nasce dal confronto tra pubblico e privato, tra ricerca e clinica, senza il bisogno di raggiungere a tutti i costi una posizione finale condivisa.
Da tre anni a questa parte, infatti, attraverso workshop chiusi in cui clinici, comunicatori, esperti e rappresentanti di (ormai ben) dodici diverse case farmaceutiche hanno la possibilità di ragionare insieme su temi chiave e problematiche e attraverso la pubblicazione di una rivista online e cartacea (integrazione trimestrale di Recenti Progressi in Medicina).
Questo però sarebbe un confronto sterile e fine a se stesso se non venisse aperto per muoversi al di fuori di un piccolo circolo chiuso di persone; proprio come una legge messa a punto da un piccolo gruppo di rappresentanti di un Governo, ma non discussa dal Parlamento.
Per questo motivo, il 31 gennaio, torna “4words, le parole dell’innovazione in sanità”, una giornata in cui quattro parole chiave, ognuna protagonista di un numero della rivista Forward del 2018, vengono presentate da esperti italiani e internazionali e discusse con il pubblico, il beneficiario ultimo di questa contaminazione. Ecco il passaggio fondamentale. L’esatto momento in cui una riflessione in cui già si sono confrontate dimensioni diverse prosegue al di là della giornata – nelle case, nei luoghi di lavoro, negli ambulatori medici -viene amplificata e arricchita di nuove incertezze e perplessità, alimenta nuovi incontri e nuovi confronti. Senza il timore che il dialogo costruisca ponti su cui possano circolare liberamente idee, opinioni o anche alleanze utili alla medicina del futuro.

*Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, Asl Roma 1, Roma

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