ACP > InformACP > Il Blog ACP > Estate, come evitare il pericolo annegamento: i consigli del medico pediatra
26 Giu 2019
stampa

Estate, come evitare il pericolo annegamento: i consigli del medico pediatra

Ravenna, bimbo di quattro anni morto a Mirabilandia

 

Come riconoscere l’annegamento e cosa fare. I consigli del medico pediatra Alberto Ferrando

Purtroppo gli annegamenti, e i semi-annegamenti, sono eventi molto gravi che spesso riguardano la fascia di popolazione più giovane, con la più lunga attesa di vita, ed è ai primi posti tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali, le cadute e prima del soffocamento da corpo estraneo.

Nel mondo, i tassi più alti di annegamento riguardano i bambini di età compresa fra 1 e 4 anni, seguiti dai bambini di 5-9 anni di età. La mancanza di sorveglianza da parte degli adulti è il principale fattore favorente gli incidenti di annegamento dei bambini. Bisogna prima di tutto ricordare il pericolo annegamenti nei bambini avviene anche in piccole quantità di acqua (pozze, piscinette dei giardini, torrenti di acqua).

I fattori principali associati all’annegamento sono:
1. La presenza di una piscina privata in una casa dove ci sono bambini fra 1 a 4 anni.
2. Non aver imparato a nuotare dopo i 4-5 anni.
3. La mancanza di barriere che impediscano ai bambini di accedere alla piscina.
4. La mancanza di supervisione costante sui bambini.
5. Per i ragazzi al di sopra dei 15 anni, invece, l’annegamento è più probabile in acque di fiume, mare o lago, a causa di comportamenti incauti (fare il bagno in condizioni climatiche avverse (coll’acqua agitata ecc.), andare troppo al largo e stancarsi eccessivamente nuotando ecc.).
6. Il mancato uso di giubbotti di salvataggio sulle imbarcazioni.
7. L’uso di alcol. A questo proposito, è utile ricordare che i ragazzi italiani sono sempre più spesso consumatori problematici di questa sostanza!
8. La presenza di epilessia o disturbi neurologici analoghi. L’evento deve essere trattato come un qualsiasi caso di arresto cardiaco. Si deve chiamare il prima possibile il 118/112 e procedere secondo le indicazioni BLS (Basic Life Support), ovvero:
– se la vittima respira va messa nella posizione laterale di sicurezza
– se la vittima non respira eseguire il massaggio cardiaco preceduto da 5 ventilazioni. La posizione laterale di sicurezza non si adotta in caso di trauma cranico/cervicale, per esempio la vittima ha eseguito un tuffo; in questo caso è meglio tenere sempre la colonna cervicale in asse rispetto al busto.
– sarebbe meglio far uscire la vittima dall’acqua in posizione orizzontale (sollevarlo in verticale può causare, se non è ancora in arresto cardiaco, una grave ipotensione se non l’arresto cardiaco stesso).
– chi non è impegnato nella rianimazione può pensare a togliere i vestiti bagnati e coprire con molte coperte per prevenire le gravi ipotermie conseguenti alla immobilità in acqua. Tentare di far uscire l’acqua dai polmoni con i metodi usati in passato è inutile in quanto sempre gli annegati non hanno molta acqua nei polmoni (vi è un riflesso di laringospasmo che blocca l’aspirazione di acqua) perché la cosa può far perdere secondi preziosi di rianimazione e può scatenare il vomito.

Inoltre è necessario riconoscere quando una persona sta annegando: chi sta annegando non grida per chiamare aiuto o agita le braccia. Le ragioni sono ovvie: il sistema respiratorio ha come funzione basilare quella di respirare, la parola è una funzione secondaria. Prima di poter gridare, bisogna riuscire a respirare. In secondo luogo, è impossibile per un individuo che stia annegando agitare le braccia per richiamare l’attenzione. Le braccia infatti reagiscono involontariamente e si pongono allargate sotto la superficie dell’acqua. Questo permette alla persona di rispuntare fuori dal filo dell’acqua per qualche secondo per cercare ossigeno prima di scomparire. Il bambino più piccolo, sotto ai 6 anni, quando immerso nell’acqua non riesce a sollevare bene la testa in quanto è più pesante rispetto al corpo È per questo assume un galleggiamento in posizione prona con il volto immerso. Il bambino di età superiore ai 6 anni tende invece ad avere un galleggiamento verticale e con le braccia allargate batte sull’acqua (potrebbe dare l’idea di giocare).

Riconoscere l’annegamento è quindi cruciale: la metà dei bambini che annega ogni anno sono in prossimità dei genitori e circa nel 10% dei casi l’adulto li sta effettivamente guardando, spesso senza avere la minima idea di ciò che sta accadendo.

stampa

Nessun commento, vuoi essere il primo?