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26 Giu 2019
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Violenza minori, il Parlamento apre a un’indagine nazionale

Siamo tra i Paesi che ancora non registrano, e quindi non possono combattere efficacemente, la violenza sui minori, in crescita nelle sue forme online. Ma adesso la Commissione parlamentare apre a un’indagine conoscitiva.

ROMA, 26/06/2019 – I pediatri italiani sono stati convocati dalla Commissione Parlamentare Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza per affrontare il problema della violenza sui minori: un primo passo verso l’istituzione di un registro nazionale e una più ampia conoscenza del fenomeno. La violenza sui bambini non è un problema esclusivamente sociale e penale, ma è un problema con forte impatto sulla salute pubblica, con conseguenze di lungo termine sulla salute mentale, fisica e riproduttiva dei bambini e sullo sviluppo dell’intera società, anche in termini di costi economici, ha detto Carla Berardi, pediatra e rappresentante di ACP, l’Associazione culturale Pediatri, lo scorso 20 giugno durante l’audizione in Parlamento. L’evento fa parte dell’indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti portata avanti da Montecitorio e Palazzo Madama. Presenti anche la Società italiana di Pediatria (SIP) e Federazione Italia Medici Pediatri (FIMP). Nel 1997, la violenza sui minori è stata dichiarata dalla OMS problema prioritario di salute pubblica, ma l’Italia non ha ancora istituito un registro nazionale, “che mi preme sollecitare a questa Commissione, perché senza dati è estremamente difficile intervenire in modo efficace”, continua Berardi, che da anni si occupa di violenza sui minori in Italia.

Basti dire che i dati disponibili derivano unicamente da studi di popolazione ad hoc, il più recente dei quali risale al 2013 (ricerca Terre des Hommes/Cismai, su 251 comuni, per un bacino di 2,4 milioni di residenti minori in Italia, pari al 25% dei minori residenti) e che stima che circa lo 0,9% dei minori residenti siano vittime di abuso, il 4% dei quali di abuso sessuale. Dati fortemente sottostimati, come dimostrano studi di popolazione condotti in Italia con il metodo del self report (Pellai 2004, SOS Infanzia Onlus 2004), che trovano conferma nella letteratura internazionale, che sottolinea una sotto rilevazione di addirittura 75 volte per il maltrattamento fisico e di 30 volte per l’abuso sessuale. “Ma anche considerando il dato dello 0,9, parliamo di una prevalenza comunque più alta di molte patologie pediatriche – tumori, diabete, cardiopatie congenite o sindrome di Down – alle quali invece, e giustamente, si riserva una grande attenzione, con congressi, studi, pubblicazioni, esami dedicati nei corsi di laurea e specializzazioni universitarie, come pure tutto un movimento di associazioni di genitori che invece manca del tutto quando parliamo di violenza sui minori”, aggiunge Berardi.

Circa la metà dei Paesi europei trascura il fenomeno e non ha un registro governativo. Al contrario ad esempio degli Stati Uniti, che vantano registri governativi diffusi quasi in ogni Stato dagli anni ’70.

Questa mancanza impedisce di arginare un fenomeno che ha gravi conseguenze sulla salute: lesioni fisiche, che possono arrivano fino alla morte; malattie mentali; assunzione di comportamenti a rischio (abuso di alcol e droghe, fumo) e il conseguente sviluppo di malattie croniche (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ictus, cancro) ad alto costo sociale; assunzione di comportamenti sessuali a rischio (gravidanze precoci, HIV). Fermo restando che dall’abuso non si guarisce: l’intervento terapeutico riduce il danno, ma non l’annulla, ed esiste un elevato rischio di ricorrenza, perché bambini abusati possono diventare genitori abusanti: l’abuso è in altre parole un problema frequente, cronico e a elevato pericolo di ricorrenza. Quindi rispecchia ampiamente tutti i criteri presi in considerazione per stabilire le priorità di intervento in sanità.

Negli anni recenti, anche la rete ha contribuito all’emergere di una nuova forma di abuso: l’abuso online. Il web rappresenta un terreno fertile in cui il fenomeno dell’abuso sessuale a danno di bambini e ragazzi trova nuove forme di espressione: sexting (invio di foto sessualmente esplicite tramite messaggistica), sextortion (estorsione tramite minaccia di pubblicazione di foto sessualmente esplicite), grooming (adescamento di un minore via Internet, tramite tecniche di manipolazione psicologica) e live distant child abuse (la condivisione in live-streaming di video pedopornografici). L’abuso sessuale online ha un’aggravante: le immagini delle violenze, cristallizzate nel web, hanno un effetto dirompente sui vissuti post traumatici. “Gli studi epidemiologici disponibili confermano che il fenomeno è in crescita, così come il numero di arresti ad esso correlati. Le vittime spesso agiscono consenzienti, consapevoli di comunicare con adulti estranei”, aggiunge Berardi.

Secondo un recente resoconto della polizia postale, l’aumento del numero di adolescenti presenti sul web ha determinato una crescita esponenziale del numero di minorenni vittime di reati contro la persona: dai 104 casi registrati nel 2016 si è passati a 177 nel 2017, e 202 casi trattati nel 2018, e le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Il rischio cresce con l’età e per le femmine. Dati del Commissariato di pubblica sicurezza sottolineano che dal gennaio 2018 al mese di aprile 2019, sono state eseguite 570 perquisizioni su tutto il territorio nazionale, che hanno consentito di indagare 768 persone (52 arrestati e 716 denunciati) per reati attinenti alla pedo pornografia online.

Solo pochi giorni fa, una vasta operazione della Procura della Repubblica condotta tra Catania, Ragusa, Bari, Brindisi, Foggia, Taranto, Roma, Torino, Alessandra, Asti, Novara, Milano, Brescia, Pavia, Firenze, Livorno, Prato, Venezia, Treviso, Verona, Reggio Calabria, Catanzaro, Oristano, Napoli, Gorizia, Terni, Genova, Matera, Forli e L’Aquila ha portato a 51 persone indagate per detenzione divulgazione di pornografia minorile. Tra loro, 30 sono minorenni.

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