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16 Lug 2019
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Defibrillatori obbligatori nella PA e utilizzabili da persone non formate. Imparare, tuttavia, potrebbe cambiarti la vita

Defibrillatori. Una giusta iniziativa [rif. Quotidiano Sanità]

Saper fare qualcosa in attesa dell’arrivo del 118 può fare la differenza tra la vita e la morte o la disabilità grave di un adulto o di un bambino. In caso di arresto cardiaco o respiratorio (come nel bambino il soffocamento da corpo estraneo) si hanno pochi minuti per intervenire in modo efficace. Ristabilire una circolazione efficace entro i primi 4-5 minuti dall’arresto si associa a una prognosi favorevole: le cellule nervose subiscono dei danni detti “reversibili” se si ripristina la circolazione del sangue e di conseguenza l’ossigenazione del sistema nervoso precocemente. Dopo 6 minuti si determinano danni irreversibili.
Apprezzabile l’iniziativa della legge (art 9 ) che prevede, negli istituti di istruzione primaria e secondaria, una campagna di sensibilizzazione rivolta al personale docente e non docente, agli educatori, ai genitori e agli studenti, finalizzata a informare e sensibilizzare sulle manovre di rianimazione cardiopolmonare e sull’uso dei defibrillatori.
La diffusione del defibrillatore semiautomatico (rileva automaticamente se esiste una aritmia che necessita di una scarica elettrica) prevede, per tutti i “laici”, un corso da “operatore” di BLSD (Basic Life support and defibrillation) che autorizza all’uso del defibrillatore e ove vengono spiegate, e fatte fare, le manovre di rianimazione cardiopolmonare (apertura delle vie aeree, massaggio cardiaco e respirazione bocca a bocca o, nel bambino bocca e naso/bocca).
L’art. 3 della legge ammette tuttavia anche che “in assenza di personale sanitario o non sanitario formato, nei casi di sospetto arresto cardiaco, è comunque consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico o automatico anche a chi non sia in possesso dei requisiti di cui al primo periodo. In ogni caso, non sono punibili le azioni connesse all’uso del defibrillatore nonché alla rianimazione cardiopolmonare intraprese dai soggetti non in possesso dei predetti requisiti che agiscano per stato di necessità ai sensi dell’articolo 54 del codice penale, nel tentativo di prestare soccorso a una vittima di sospetto arresto cardiaco”.
In tutte le linee guida l’uso del defibrillatore è previsto “appena disponibile” e il suo uso deve essere pronto e immediato e va associato al massaggio cardiaco e alla ventilazione.
A volte non basta una scarica del defibrillatore che, dopo aver erogato la prima scarica, se il cuore non riparte, eroga una seconda scarica dopo 2 minuti di massaggio cardiaco (30 compressioni toraciche seguite da 2 insufflazioni).
Un intervento immediato sul territorio ha un ruolo importante nell’arresto cardiaco extraospedaliero.
Il tempo è l’arma più preziosa per cui è importane, anzi vitale, avere la disponibilità di defibrillatori e di persone istruite sulla esecuzione della rianimazione cardiopolmonare: una defibrillazione cardiaca precoce associata a massaggio cardiaco eseguito da un qualunque cittadino che si trovi nelle vicinanze può salvare una vita.
In Italia abbiamo esempi di città “cardioprotette” come Piacenza. In alcuni paesi, come la Svezia, i casi di rianimazione cardio-polmonare effettuati da una persona che era presente all’evento sono saliti dal 40% del 2000-2005 al 68, 2% nel 2011-2017.
La defibrillazione precoce e la rianimazione cardio-polmonare fuori dall’ospedale aumenta di due o tre volte le possibilità di sopravvivenza del paziente dopo un arresto cardiaco. Mantenere attiva la circolazione sanguigna favorisce il successo degli interventi effettuati dal personale esperto una volta giunto sul posto.

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